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Behind the wall, in back of the room…

Travolta da una moltitudine di nuovi e succosi album settembrini. Spero di parlarne presto. Il mondo ha ripreso a girare ad una velocità ingestibile. Ma è così che mi piace: di giorno fotografa, di notte giornalista e alle prime ore del mattino licantropa. Spero di trovare il tempo anche per aggiornare il mio sito, rimasto vergognosamente alla preistoria dei tempi. Non è un segno di intelligenza eppure mi sto pure sforzando per fumare: odio il tabacco, amo il tempo di riflessione e la gestualità di una sigaretta.

E’ tutto il giorno che ho in testa questa canzone di Daniel Johnston; ne approfitto per consigliare un album che ciascuna casa dovrebbe avere secondo legge. The Late Great Daniel Johnston: Discovered Covered, un doppio cd, in un disco i brani cantati e suonati da Daniel e nel secondo le stesse canzoni interpretate da altri artisti, tra cui Tom Waits, Sparklehorse con Flaming Lips, Eels, Tv on the RadioVic ChesnuttTeenage Fanclub con Jad Fair. Con loro i brani decollano, prendono altra forma e vita finché emergono in tutta la loro bellezza, prima nascosta da tonnellate di stonature e chitarre seviziate da Johnston. Ma quando l’originale raggiunge il cuore, si piazza in un posto dove nemmeno Tom Waits può entrare. Un posto dove non esistono i limiti della performance perché nessuno li ha imposti e quello che arriva alle orecchie sono solo melodie fottutamente vere, che ti si spalmano addosso come colla adesiva. Come The Sun Shines Down on Me, oggi.

I’m walking down that empty road

It ain’t empty now because I’m on it

And I’m getting closer to a home

That I can carry and take home with me…

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Eels: è di nuovo la fine!

E’  uscito oggi il nuovo End Times, a soli 7 mesi di distanza da Hombre Lobo. Mi piace da matti e posso dirlo senza dubbio alcuno dal momento che l’ho ascoltato quasi ogni giorno per un mese. Credo fosse destinato ad uscire prima di Hombre Lobo e che quando Eels si è accorto di avere una barba troppo bella per essere tagliata, l’abbia accantonato per qualche tempo. Me l’ha detto lui: “Le canzoni che stavo scrivendo stonavano con la barba e dal momento che non volevo tagliarla ho scritto un album diverso!” La risposta alla vostra domanda è ancora “no”: Eels non ha osato nulla di nuovo dalle rivelazioni di Bliking Lights.

Da lupo mannaro innamorato, solo e arrapato, si trasforma in un uomo che ha appena perso la sua donna. Cambia molto? Direi di no, solo che End Times è ancora più intriso di splendida tristezza e di suoni downbeat. La fine è vicina e Mark Everett appare sul disegno in copertina come sarà – o crede di diventare – tra una ventina d’anni: barba e capelli lunghi e bianchi, cappellino da baseball e look trasandato.

Taciturno e riservato, chiuso dentro la casa di Los Feliz – a cui stavolta dedica anche una canzone – Mr E parla solo ed esclusivamente attraverso la sua musica. “Lei si è chiusa di nuovo in bagno/ dunque sono andato a pisciare in giardino” canta in Line in The Dirt, splendida ballata al piano. Nei 29 secondi di Apple Tree, Eels più che parlare in un microfono sembra confessarsi dall’analista. Racconta di una distesa sterminata di alberi – probabilmente meli – e il suo sguardo che si poggia su uno in particolare, tondo e piccolo: “And that’s how I felt” sussura nel finale. Gone Man è un pezzo upbeat rockabilly ma non fatevi illusioni perché anche lì continua a ripetere che “lei lo amava ma adesso è tutto finito“. In I Need a Mother, canta con un tono così disperato e sincero che non posso fare a meno di pensare a Mother di John Lennon, forse perché insieme avevamo parlato di come l’ex Beatle l’abbia ispirato ad aprirsi completamente nella sua musica. E’ un pezzo da brivido e mi ha fatto pensare che forse MrE non ha nemmeno perso l’amore, inteso come un amore in particolare, ma la speranza: non ci crede più, ha bisogno della mamma.

Nowadays ha una progressione di accordi molto simile a  Ordinary Man di Hombre Lobo ma in più c’è l’armonica e una frase illuminante, detta all’amico  in studio, prima che inizi la traccia: “C’è qualcosa che non va, non capisco“. Mr E non ha scritto solo un gran bel album ma anche la perfetta colonna sonora per i miliardi di broken hearted sparsi per il mondo, migliaia di migliaia, come quegli alberi di melo. Chiuso nella Mansions Of Los Feliz, uscirebbe pure ma non vede quale sarebbe il motivo. E così rimane in compagnia di quel Little Bird che vola nella veranda di casa ricordandogli di quanto – dear God –  gli manchi quella ragazza.

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My top 10 of 2009

A differenza degli inglesi, che amano le classifiche in maniera spasmodica, detesto compilare  top 10 di qualsiasi genere. Ma come di consueto, anche per quest’anno, ho consegnato la mia lista della spesa 2009 al Busca. Ho dovuto inserire dei numeri ma in realtà sono 10 titoli in ordine sparso; 10 album che ho ascoltato più di tutti e che hanno coperto ogni possibile stato d’animo. Quanto alla barba più bella che ho conosciuto, non vi è alcun dubbio. 

 

1) Veckatimest   Grizzly Bear  

 2) Wilco (The Album) Wilco

3) Truelove’s Gutter  Richard Hawley

4) Horebound  The Dead Weather

5)  Two Dancers  Wild Beasts

6) Lovetune for Vacuum Soap & Skin

7) Embryonic Flaming Lips

8 ) Sometimes I Wish We were an Eagle Bill Callahan

9) Primary Colours The Horrors

10) Hombre Lobo  Eels

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Bobby Jr. strikes back

Quando ho letto che Padma Lakshmi sarebbe comparsa sul nuovo video di Eels, confesso di aver pensato al peggio. Temevo in una sorta di apparizione strappamutande alla Kate Moss sul video dei White Stripes. Invece, questo qui, è davvero spassoso e del tutto in linea con Mr E (del quale continuo a parlare ma la risposta è no: non prendo nessuna percentuale dalle sue vendite!). Bobby Jr è gran protagonista. Mr E rispetta ed ama molto il suo cane, il quale, a differenza sua, vanta di amicizie importanti come quella con Leonard Cohen, testimone questa foto. Non per nulla lo bacia in maniera molto più appassionata di quanto non faccia con Padma. Bello anche pensare che durante la cena lei dia a lui un libro di cucina esotica e lui in cambio gli porga la più disgraziata delle autobiografie. 

Mr E al 1000%, enjoy.

PS. Per due giorni che sono stata in Italia, è piovuto incessantemente, era freddino. Ci sono pure state due scosse di terremoto. Oggi, mentre salivo sull’aereo di ritorno, sentivo, alle mie spalle, una gioranta di sole estivo farmi marameo. E’ un segno, come mi insegnano i rastafarians: nulla accade per caso. Il succo della morale è: l’autunno non è nient’altro che uno stato d’animo. E se invece fosse: non tornerò mai a vivere in Italia. Sì, forse era questo ma dopo 4 giorni di totale assenza di sonno, i succhi diventano fintroppo gastrici per capirci qualcosa. 

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In E’s Dreams

Nei miei sogni. Dove non esiste tempo e spazio, dove puoi raccogliere tutte le prove per capire quelli che sono i desideri profondi, quelli che non intuiresti mai di giorno quando stai seduto a pensare aspettando che un grosso meteorite cada dal cielo e ti squarci la testa riempiendola di verità assolute. L’unica verità che esiste è la certezza di esistere almeno in due mondi, uno fatto di conscio e uno d’inconscio, di tutti gli altri universi paralleli teorizzati del padre di Eels, non c’è traccia nel vissuto. 

Questo è il nuovo singolo: in poco più di tre minuti il video di Mark Oliver Everett dice tutto con un orecchiabile arpeggio di chitarra in loop. Lui davanti allo specchio che si lava i denti e ricorda il “Dog Faced Boy” del “Souljacker”… che cammina per le strade di quella che potrebbe essere una qualsiasi città della Virginia. Che legge il libro delle sue memorie prima di andare a letto, ancora bambino, figlio e padre allo stesso tempo. E l’idea di una donna per sentirsi meno soli anche se si imbroccano strade diverse prima di darsi la mano per  poi risvegliarsi di nuovo, soli.

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Mr E’s beautiful beard

eBlogCi siamo, mancano solo una decina di giorni all’uscita di “Hombre Lobo”, mentre sono almeno due mesi buoni che non smetto di ascoltarlo. L’intervista a Mr E è appena uscita su Rolling Stone Italia, numero di giugno e ne ho fatta un’altra, completamentemente diversa, anche per il Busca dello stesso mese. Che posso farci se quando si parla di Eels mi prudono le mani?! Troppe le cose interessanti che lo riguardano, oltre la musica, c’è la sua incredibile vita. E’ stato dunque importante per me incontrarlo, passarci un po’ di tempo insieme e fotografare la sua bellissima barba: dentro c’era nascosto un universo parallelo ancora inesplorato. La peluria l’ha trasformato in un lupo mannaro e lui si è completamente abbandonato al personaggio tanto da non capire più dove inizia l’uomo e finisce la bestia. Mr E è una di quelle persone che quando non canta sta in silenzio, le poche volte che parla centellina le parole e quando sta zitto è così concentrato ed assorto da far risuonare i propri pensieri nell’aria. “Hombre lobo” sono 12 canzoni raccontate dal punto di vista di un lupo mannaro che ulula, desidera e si dispera per la troppa solitudine. A volte raggiunge momenti di una delicatezza commovente, come in The Longing, che oggi mi sta letteralmente  attorcigliando lo stomaco. Poi c’è la rabbia adrenalinica  di Tremendous Dynamite, le chitarre distorte alla Muddy Waters di Prizefighter, il groove stripped down di Flesh Blood e diverse ballate di sublime pop alla Eels. Tutto registrato in toni rigorosamente lo-fi con la sua band nello studio di casa. Nulla di nuovo, nessuna sonorità che non avesse già scoperto in passato, dopotutto questo è un cd concepito e realizzato in meno di 4 settimane. In poche parole, quest’album gli è scappato come uno starnuto, uno fatto bene però, di quelli che ti liberano i polmoni dalle 14 sigarette fumate la notte prima, quando eri troppo intento a ululare sul tetto per renderti conto che forse, in fondo in fondo, non si è soli più di quanto non si voglia esserlo. 

Well it’s another one day in the city of cold hearts

they all just play the part of who they are

and I’m here on my own I’d rather be alone

then try to be someone that I am not

and you seem like someone who could appreciate the fact

that I’m no ordinary man

(Ordinary Man from “Hombre Lobo”

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