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Campagna contro X-Factor… e ABBA

Sembra che la battaglia per sabotare il vincitore di X-Factor, Joe McElderry, stia riscuotendo successo. Per chi non ne sappia ancora nulla, il succo è il seguente. Da un gruppo di Facebook è partita una campagna che invita ad acquistare il singolo dei Rage Against the Machine, Killing in the Name, onde evitare che per il quinto anno di fila, il Christmas bestselling single sia l’ennesima cover gorgheggiata dal vincitore di X-Factor (stavolta poi si tratta di un brano particolarmente inutile all’umanità: The Climb di Myley Cyrus). Stando a oggi, Killing in the Name è stata scaricata 175,163 volte contro le 109,726 di The Climb (anche se la versione fisica del singolo “x-fattorino” uscirà solo domani e la situazione potrebbe presto ribaltarsi). 

Alcuni hanno fatto notare come il brano dei Rage Against the Machine sia, in realtà, una scelta poco azzeccata in quanto, essendo prodotto dalla Sony, ad arricchirsi saranno comunque le tasche di Simon Cowell (ideatore del programma e fondatore della Syco Records, proprietà della Sony). Altri insistono sul valore simbolico della battaglia: è un chiaro segnale che i fan della vera musica sono stanchi di questo pop prefabbricato, cantato da artisti plastica. Cowell ha dichiarato la campagna “stupida” ma avendo indetto una conferenza stampa per parlarne forse il problema lo tange più di quanto voglia far credere… Ad ogni modo, quando il gruppo di Facebook ha raggiunto 750.000 adesioni è stato colpito da un bug ed è stato chiuso. E così, nel frattempo, ne hanno aperto un altro, che stavolta incitava a ascaricare la canzone di Sufjan Stevens Get Behind Me Santa! Dal cofanetto di Sufjan – di cui vado ghiotta – una raccolta  di tutte le canzoni che questo proli e fico artista ha scritto per gli amici a natale (noi regaliamo cd, lui canzoni). Che ne pensate e da quale parte state, di X-Factor o della musica?  

Mentre stringo forte tra le braccia il mio unico addobbo di natale – il Santa Claus che Sufjan Stevens ha tirato dal palco del Barbican 3 anni fa – spero che la British Aiways cancelli lo sciopero e non mi lasci sola a Londra a Natale. Sola non sarei: ho già molti tacchini farciti che mi attendono a braccia aperte ma ai miei dispiacere molto non avermi con loro. La campagna “ABBA” starebbe dunque per Anything But British Airways, ovvero volare con qualsiasi compagnia eccetto BA. Proprio mentre sto scrivendo, una riunione sta decidendo sul mio tacchino, tentando di trovare un accordo con gli impiegati BA. E mi viene da pensare alla differenza tra gli scioperi italiani e quelli inglesi. Qui non scioperano mai ma quando lo fanno sono davvero bastardi. E ottengono quel che vogliono, nella fattispecie una riduzione del mostruoso taglio alle pensioni. Anche perché se non lo otterrano la compagnia rischia la bancarotta con 12 giorni di interruzione del servizio…

Non so manco che ho scritto, ho un hangover di proporzioni ingestibili. Nevica. Mentre vedo Londra imbiancare dalla finestra, la BBC 6 radio suona So Long Marianne di Leonard Cohen: non so cosa sia il natale ma tutto questo si avvicina tanto alla sua più perfetta definizione. Manca solo la famiglia ma con questo mal di testa colossale, chi la reggerebbe?

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Bobby Jr. strikes back

Quando ho letto che Padma Lakshmi sarebbe comparsa sul nuovo video di Eels, confesso di aver pensato al peggio. Temevo in una sorta di apparizione strappamutande alla Kate Moss sul video dei White Stripes. Invece, questo qui, è davvero spassoso e del tutto in linea con Mr E (del quale continuo a parlare ma la risposta è no: non prendo nessuna percentuale dalle sue vendite!). Bobby Jr è gran protagonista. Mr E rispetta ed ama molto il suo cane, il quale, a differenza sua, vanta di amicizie importanti come quella con Leonard Cohen, testimone questa foto. Non per nulla lo bacia in maniera molto più appassionata di quanto non faccia con Padma. Bello anche pensare che durante la cena lei dia a lui un libro di cucina esotica e lui in cambio gli porga la più disgraziata delle autobiografie. 

Mr E al 1000%, enjoy.

PS. Per due giorni che sono stata in Italia, è piovuto incessantemente, era freddino. Ci sono pure state due scosse di terremoto. Oggi, mentre salivo sull’aereo di ritorno, sentivo, alle mie spalle, una gioranta di sole estivo farmi marameo. E’ un segno, come mi insegnano i rastafarians: nulla accade per caso. Il succo della morale è: l’autunno non è nient’altro che uno stato d’animo. E se invece fosse: non tornerò mai a vivere in Italia. Sì, forse era questo ma dopo 4 giorni di totale assenza di sonno, i succhi diventano fintroppo gastrici per capirci qualcosa. 

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Ain’t no cure for babelvista

Questo è semplicemente un doppio cd da brivido, gli stessi brividi che avevo provato al concerto di Cohen dello scorso novembre. Live in London è stato invece registrato il 17 luglio alla O2 Arena, qui a Londra; io avevo un biglietto per la primissima fila centrale (vicino a David Gilmour!) Due sere dopo sarei andata a Milano a vedere Tom Waits, sempre in prima fila: sarebbe stata la migliore estate della mia vita dopo quella del ’69, quando ancora non ero nata. Ma non avevo fatto i conti con l’oste, ovvero con l’organizzazione del concerto di Waits che rilasciava pass fotografici solo per la serata d’apertura (come spesso, ma non sempre, accade) ovvero il 17 luglio. Dovevo scegliere tra i miei due mostri sacri e senza sapere che Cohen sarebbe tornato a Londra entro pochi mesi. Dopo mille ripensamenti e diversi frullati al valium ho deciso di andare a Milano per fotografare Waits, lasciando il biglietto in prima fila per Cohen a un fortunato amico (che per ringraziarmi ha eretto sotto il Millenium Dome di Greenwhich una statua in mio onore). E così, due mesi fa, quando usciva questo doppio album insieme al dvd, sono stata immensamente felice. Oggi, googolando in rete, mi accorgo che un sito ha raccolto le varie recensioni sul dvd, tra cui il mio articolo uscito sul “Secolo XIX” ad aprile. Sotto l’articolo, ovviamente in italiano, hanno inserito anche una versione inglese: un po’fa piacere e un po’ dà fastidio vedere firmato col proprio nome un testo sbilenco e sgrammaticato, tradotto con babelvista o simili. La parte che preferisco è quando hanno tradotto la citazione ad un verso di Anthem: “There is flaw a crack in everything, so that light can enter”. Se lo vedesse Leonard cosa penserebbe di me? Che voglio riscrivere le sue poesie in chiave post-moderna?! (So that light can enter invece di that’s where the light gets in). Che questo post funzioni da disclaimer: non l’ho scritto io!

Va bene che è un po’ presto per stilare la classifica dei migliori album del 2009 ma, quando sarà il momento, non vedo proprio come riusciremo ad escludere questo doppio album meraviglia. Ormai quando si sente parlare di reunion, di artisti mummificati che escono dall’oltretomba per minacciare i palchi del pianeta terra, non ci resta che tremare. Con Cohen, invece, si sogna sempre, pure se sobri e ad occhi aperti.

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