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When Pearl Jam(s) with Ronnie…

pearl j&ronnie

(The image, despite its weakness, it’s still ©chiarameattelli !)

Ma se le scarpe sono lo specchio dell’anima, il fatto che Ronnie Wood si sia presentato  con le Ugg boots per suonare “All Along the Watchtower” insieme ai Pearl Jam, mi spiegate cosa significa?  Quelle sono le scarpe rese celebri da Kate Moss (e che a me fanno schifo perché sembrano una sorta di pantofole da città e: “No, in strada con le pantofole, no!”). Kate Moss e Ronnie Wood possono avere un’anima affine? Non lo so, sono confusa, ci sto pensando da tre giorni e forse è un chiaro segnale che ho bisogno di una vacanza (che non avrò) o almeno di un po’ di sole (di quello non se ne parla proprio). Oppure non c’è nessuna affinità e Ronnie voleva solo prenderci in giro, dopotutto sembra proprio il tipo… Una sera di due anni fa l’ho conosciuto, in un pub di Putney, era venuto a vedere la gig del figlio (bello come il sole by the way). L’ho abbracciato come si abbraccia un vecchio amico gridando: Ronnie! E lui mi stringe fortissimo e comincia a dondolare dicendo: “we could cuddle like this all night through”. Ma il momento più bello è stato quando ha fissato a lungo, con lo sguardo tra il divertito e lo spaesato, un poster dei “Rolling Stoned“, una cover band degli Stones. Chissà cosa avrà pensato vedendo quei cinque geezers impanzaniti che gli rifacevano il verso. Rimpiangerò sempre di non aver avuto una macchina fotografica per fermare quel momento, quel suo sguardo e il poster a fianco. 

Ma torniamo ai Pearl Jam, che adoravo ai tempi del liceo e che poi ho “superato” in qualche senso; ora non ci torno quasi più, mi sanno di rock datato. Ciononostante, il concerto dell’altra sera, nell’intima venue dello Shepherd’s Bush Empire, è stato semplicemente fotonico. Il vecchio Ronnie non era l’unica sorpresa, per l’encore è comparso anche Simon Townshend, fratello di Pete, insieme hanno suonato “The Real Me”: ero impazzita, quel pezzo ha un tiro pauroso. Non solo, nella scaletta  hanno pure infilato un riff di “Interstellar Overdrive” dei Pink Floyd e la cover di “Soldier of Love”: praticamente tutte le mie canzoni preferite, splendido! 

Il nuovo album dei Pearl Jam? E che ne so, da Backspacer ne hanno fatte solo 2 – “The Fixer” e “The End” – a primo ascolto, live, sembravano buone… potevano farne di più, ma presentare i nuovi brani per certe bands affermate è divenuto un atto di coraggio sempre più raro. Per la recensione  rimando al Busca di ottobre.

REFUSO (GRAZIE A CECILIA!): Del nuovo album hanno suonato anche “Got Some”. 

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Rockarchive: Fotografie in tour

Quando una fotografa come Jill Furmanovsky si mette a frugare tra le vecchie scatole, non trova le immagini della comunione del cugino di Gubbio ma quelle di Miles Davis in concerto o Bob Marley stonato nella camera d’albergo o James Brown o The Who, ecc. Se poi Jill decide di creare, coinvolgendo altri celebri fotografi, un archivio di immagini che catturano i momenti più importanti della storia della musica contemporanea, allora significa che ha avuto una vita troppo rock per sapere anche cosa sia una comunione. Beata. Son passati 10 anni dalla nascita di Rockarchive e per celebrare l’anniversario, la Furmanovsky ha deciso di mandare una mostra fotografica in tour. Iniziata a Dubai lo scorso settembre, Rockarchive si trova adesso a Londra, al ’65-’67 di Broadwick street, a ridosso di Carnaby street. Le foto di Jill sono tutte appese sotto il soffito, le uniche a non essere incorniciate; per guardarle viene il torcicollo ma vale la pena. Fantastica quella dei Madness a New York, uno appoggiato all’altro sembrano riproporre un disordinato skyline della città. Quella di Dave Gilmour ha uno strano taglio, di lui si vede appena la silhouette che emana un raggio di luce, si sente quasi il suono di quell’ombra di chitarra… Ho sempre pensato che un fotografo di musica di successo debba essere anche un fan, deve sapere cosa succede sul palco, sentire la musica pulsare sotto la pelle mentre compone le immagini. E fan erano tutti i grandi fotografi di quella generazione e quelli che fanno parte del Rockarchive. Shelia Rock, per esempio, amava il punk e così si è occupata di Blondie, i Clash, Siouxsie Sioux. Altri ci si sono trovati un po’ per caso ma sempre perché amanti di musica. Come Mick Rock, amico di università di Sid Barrett. Mick non aveva ancora deciso di diventare un fotografo professionista quando si trovava a scattare nell’appartamento di Sid a Cambridge quella che sarebbe stata la copertina del suo primo album solista The Madcup Laughs. Alla mostra non c’è quell’immagine, ce ne è un’altra, inedita, tratta dallo stesso photoshoot: Sid si copre il volto, sorridente, con ai piedi due giradischi (che bello usare questo termine vintage!). Anche il suo ritratto di Iggy Pop di qualche anno dopo è inedito e intenso. Ha fermato l’innocenza nel volto di quel diavolo, è entrato nel suo occhio blu (l’altro lo teneva chiuso) e ne è uscito con una sua espressione addirittura dolce. Iggy dolce? Sì, dolce. A questo punto evitiamo di fare commenti banali, tipo Sheila Rock, Mick Rock = fotografi rock, anche se è una bella coincidenza. 

Poi ci sono foto di Keith Moon con Oliver Reed sul set del film Tommy. E ancora, i Pink Floyd seduti su una panchina di un parco londinese, Gilmour ha in mano una cup of tea, gli altri un sandwhich e tutti guardano l’obiettivo sorridendo, felicemente rintronati. Mi costa dirlo perché i soggetti sono poco simpatici ma è molto bella anche la foto che ritrae Liam Gallagher insieme con Bono, uno sfocato con la bocca spalancata e l’altro dietro, a fuoco, con la faccia strafottente e incappucciata. Poi ci sono due bellissimi ritratti di Tom Waits, uno di lui con le mani prensili mentre si contorce in un concerto del 1983, l’altra risale ai tempi di The Heart of Saturday Night… Non posso nascondere il fastidio nel vedere l’immagine di Pete Doherty stargli sotto. A proposito di “sfiniti” contemporanei, c’è anche un bel ritratto di Amy Winehouse, un profilo perfetto che la immortala in tutta la lucidità del post-crack. Poi ancora Nina Simone, Frank Sinatra, Queen, Rolling Stones e infiniti altri. Ufficialmente la mostra a Londra chiude l’8 novembre ma hanno già detto di prorogarla (data TBC). Poi avrete altre opportunità di vederla nella prossime date del tour: Brighton, Sydney, Tokyo, Ginevra, Praga e New York, dove conta di arrivare in tempo per l’autunno prossimo… Io invece quando vedo queste cose capisco che sono fuori tempo, devono aver fatto un errore lassù, sono nata con almeno una ventina di anni di ritardo.

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