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Ei fu siccome BRMC

Era una fredda notte d’aprile a Camden Town. Davanti all’Electric Ballroom una folla di gente si accalcava in fila, aspettava aprissero le porte. Robert Levon Been usciva con la chitarra acustica: teneva compagnia ai fans, strimpellando. La vostra se lo perdeva perché nel frattempo era andata ad accattarsi una birra in mezzo a loschi e putribondi figuri. Poi il concerto e una domanda che le attanagliava le budella mentre le orecchie in feedback scandivano storditaggine: Watever happened to My Rock’n’roll? Risposta, recensione e galleria fotografica sul Rolling Blog.

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Principio di indeterminazione di Auerbach

 Dopo avere ascoltato in repeat una canzone per circa 50 minuti (tempo di percorrenza dallo studio fotografico a casa, nonché unità di misura fondamentale per scoprire nuovi album) posso dichiarare di avere una nuova ossessione. Fresca fresca, perché è uscito solo due settimane fa. “Keep it Hid” di Auerbach è musica fuori dal tempo e rinchiusa dentro i pensieri più nostalgici ma non tristi. Anzi, ha molta energia, spesso fatta di riff blues-rock simili a quelli dei suoi Black Keys, come in “I Want Some More” anche se è evidente che lui ha voglia anche di dire altro. Eppure la musica dei Black Keys è impermeata di Auerbach e della sua chitarra, che diventa quasi un’essenza a parte, il suo coro e orchestra personale (Se non sapete chi siano i BK, ne avevo già parlato qui). Senza Patrick Carney, la dolce e rullante metà, Auerbach dà sfogo al suo lato più melodico, fino ad arrivare alla splendida “When the Night Comes”che il Washington Post ha detto sembrare: “la canzone più bella che Van Morrison abbia scritto in anni”. Fantastica anche “Heartbroken in Disrepair” con una chitarra simile a quella di Johnny Marr degli Smiths. 

Il repeat l’avevo invece messo su “Whispered Words”, perché ha qualcosa di semplice, bello, ipnotico. Forse il testo, il crescendo della chitarra, la batteria che entra senza grazia dentro una melodia delicata… Poi mi mi rendo conto cos’è davvero che mi intriga di questa canzone e di tutto l’album: Il suono! Ha un sound che mi fa letteralmente impazzire. Mi prende e mi porta con la forza in uno spazio temporale indeterminato. Forse a Akron, Ohio, le lancette dell’orologio si sono fermate, forse è per questo che lui non se ne è mai voluto andare da quella minuscola città. Forse vuole respirare l’aria che respirava anche suo cugino, the late and great Robert Quine, uno dei migliori chitarristi mai esistiti, famoso per avere trovato un suono che includesse jazz, rock, blues e visioni allo stato puro. Tra le varie collaborazioni Quine aveva suonato con Tom Waits e Marc Ribot. Ribot ha invece suonato nell’ultimo Attack & Release dei Black Keys. E il cerchio si chiude. Oppure si apre, si allunga, si espande, assume forme e suoni con momenti angolari orbitali, velocità e posizioni non individuabili… 

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