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Viva l’Autonomia!

Ci siamo, Autonomia – di Mark Stewart & Primal Scream – è finalmente online! Il che segna il mio debutto come co-regista di video musicali. Oltre al fidato socio di avventure fotografiche Dominic Lee, ho avuto il piacere e l’onore di lavorare insieme a Douglas Hart, fondatore e bassista dei Jesus & Mary Chain e regista di una marea di video fantastici (Paul Weller, Stone Roses, Primal Scream, Horrors, Libertines, Vaccines…). Un team composto da tre cervelli un po’ schizzati che in qualche modo si sono sincronizzati a meraviglia. Oggi vedo con gioia che il video è anche tra i “recommended” sulla home page del Mercury Prize.

In attesa che esca The Politics of Evil, il nuovo album di Mark Stewart (leader della cult band Pop Group) che vanta di collaborazioni stellari come Massive Attack, Lee Scratch Perry, Kenneth Anger, Keith Levene e lo stesso Doug Hart, lasciatevi prendere dall’energia di questo appetiser… (Che con Bobby ci saremmo incontrati di nuovo, invece, non era un mistero).

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Close encounters of the Primal kind

weird!!!Devo smorzare la tensione politica creatasi qui dentro nel giro di due giorni. Veramente avrei un bel concerto di cui parlare ma prima vorrei lavorare sulle foto, dunque per ora mi limiterò a scrivere un post del tutto inutile. Si tratta di un fatto piuttosto curioso che comincia davvero a insospettirmi. Da quando ho intervistato Bobby Gillespie dei Primal Scream e concluso l’articolo scrivendo un “see you later Bobby” io non faccio altro che incontrarlo in giro per Londra! Già il giorno dopo l’intervista lo incontro del tutto per caso a una mostra nella West End, episodio che ho doverosamente raccontato nell’intervista e va bene. Il fatto è che poi l’ho incontrato di nuovo in un pub, perfetto, altra coincidenza. Poi lo ri-incontro all’uscita del concerto degli AC/DC, 20.000 persone che escono dalla O2 arena, mi giro, lui è accanto: “hi!” “hi!”. Altra coincidenza… Ieri sera a un concertuolo alla Electric Ballroom di Camden, mi giro e chi era di nuovo accanto a me a vedere la gig? BoBBY!!! Strafatto come una pigna arzilla, saluto veloce e timido come sempre e io che a quel punto me la facevo sotto dalle risate. Ora mi chiedo, è un segno del destino? In Jamaica ho imparato che quando  capitano cose del genere non è mai per caso, sono dei segni inequivocabili, questo dicono i rastafarians. Forse Jah vuole che mi unisca come chitarrista e corista ai Primal Scream? Mi ci vedete accanto a Mani (semberebbe mio nonno) sul palco??? E con questa stronzata mondiale posso dichiarare i toni di questo blog nuovamente distesi. Buona domenica a tutti, vi saluta Bobby!

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4 Gillespie in 4 Giorni

Lo ammetto, nonostante i Primal Scream facciano musica da più di un quarto di secolo, non mi ci ero mai addentrata con attenzione. Avevo gli immancabili Screamadelica e Vanishing Point nell’i-ipod ma non conoscevo che una piccola parte del loro sound e non sapevo cosa aspettarmi dal nuovo Beautiful Future (uscirà il 18 luglio). Poi quando mi sono messa ad ascoltare la loro discografia completa ho capito che poco sarebbe cambiato: anche conoscendo tutti gli album non sai mai cosa succederà col prossimo. Non sapevo nemmeno cosa aspettarmi da un’intervista con Bobby Gillespie. Allo showcase della scorsa settimana l’avevo visto cantare e muoversi sul palco con fare un po’ scazzato, ho pensato fosse uno di poche e scortesi parole. Ma il mio fallibilissimo intuito non mi ha tradita nemmeno stavolta, nel senso che ha fallito di nuovo e Bobby Gillespie è stato un gentilissimo chiacchierone con due fantastiche basette.  Si è parlato un po’ di tutto: l’etichetta di drogati sfinitoni che il suo gruppo non riesce a scrollarsi di dosso, la mancanza di cultura che, a detta sua, sta rovinando la nuova generazione britannica; si è parlato di politica e pure della malattia dell’amore, che più ci fa male e più ne vogliamo. Il giorno dopo li ho rivisti suonare per la serata conclusiva del Meltdown Festival insieme agli MC5 (o ciò che rimane di loro); non penso sia stato uno show memorabile ma senzaltro divertente. Non sazia, il giorno successivo incontro per puro caso Gillespie a una mostra d’arte nella West End mentre come una deficente mi trovavo a canticchiare l’arpeggio di chitarra di Beautiful Summer (una delle preferite del nuovo album). Non so nemmeno perché fossi andata alla Whitecube Gallery, probabilmente per il titolo allettante della mostra: If Hitler Would Have Been a Hippy, How Happy Would We Be (fantastica, by the way). Dopo sbattere uno contro l’altro e qualche interminabile istante imbarazzo, Bobby sorride e mi porta sparato verso un pezzo esposto alla mostra e tutto entusiasta mi spiega cosa l’avesse colpito tanto. Ok, messaggio ricevuto, non oserò mai più ignorare la loro musica altrimenti sarò perseguitata! Il nuovo Beautiful Future è un bel pop-rock, poi dentro ci sono anche mille altre influenze ma non si tratta di un disco esclusivamente per stoner. Non sarà rock blues come il precedente Riot City Blues, che diciamolo, era un bel copiaticcio degli Stones e non avrà nemmeno i suoni elettronici o house di quello ancora precedente. Non posso dire altro perché ho firmato l’embargo e non vorrei mi venissero a prendere con l’elicottero non appena posto questo blog. Però che mi è piaciuto lo posso dire? Ciao Bobby, ci vediamo domani. (anzi domenica prossima visto che suoneranno ancora per il Festival di Hop Farm nel Kent e io sarò in prima fila in trepitante attesa dello zio Nello Giovane). 

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