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Welcome back, Midlake

Tutto è successo nel giro di un anno esatto: vedere l’autore e vocalist Tim Smith lasciare la band, perdere due anni di lavoro per un disco, riscriverne uno nuovo da zero, registrarlo e pubblicarlo. Oggi esce Antiphon, il quarto album dei Midlake. Sono diversi e sono uguali a prima. Sono ancora in grado di creare meraviglia.

More soon, su carta stampata. Nel frattempo ecco la galleria fotografica del concerto sold out alla Islington Assembly Hall dello scorso 23 ottobre.

All images are © Chiara Meattelli

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Grant, Queen of Denmark

Sembra giusto che la seconda megafissa ufficiale di quest’anno sia John Grant e il suo splendido debutto solista Queen of Denmark. E’ giusto perchè a consigliarmelo sono stati coloro i quali mi hanno letteralmente rintronata con la prima megafissa-2010, i Midlake. Innanzitutto, definizione di megafissa ufficiale= bisogno impellente e irrefrenabile di ascoltare un album almeno una volta al giorno per almeno un mese di seguito.

La storia è la seguente. Quando i Czars si sciolgono, John Grant si trova solo con la sua tastiera e un mucchio di canzoni tra le mani ad aprire per Flaming Lips e Midlake. Quest’ultimi s’innamorano perdutamente della sua musica e lo invitano a Denton, Texas, nel loro studio a registrare durante i momenti di pausa dal Courage of Others. John Grant, ringrazia, lascia Denver alle spalle e li segue. Della produzione se ne occupano Paul Alexander (basso) e Eric Pulido (chitarra) che, da quel che mi hanno detto, ci hanno messo un bel pezzo di anima. A suonare sono tutti i Midlake, con i loro flauti e chitarre. Dunque immaginatevi: una voce baritonale spaziale, suoni vintage da viaggio nel tempo, melodie che si insinuano dolcemente in testa, strambi suoni di tastiera che si fondono con le più classiche ballate al piano. Poi ci sono i testi: il punto d’incontro della più fervida immaginazione con il comico, il cinico e l’introspettivo. Ricordo che la prima volta che ho ascoltato Sigourney Weaver ero in vespa, al semaforo di London bridge: sono scoppiata a ridere come una deficiente. Intorno a quei versi c’è un’ipnotica ballata con una tastiera alla David Bowie di Life on Mars?

Non che sia facile essere omosessuali in un paese omofobico come il Colorado (fatevelo dire da una che c’ha vissuto per 6 mesi in mezzo a quelle montagne, al termine dei quali si sentiva come Jack Nicholson su The Shining). Ma il modo tagliente quanto divertente  con cui John Grant esprime il suo disagio lo trovo illuminante, “Cause Jesus, he hates Faggots son” (Gesù odia i finocchi) e chissà che darei per  sentirgliela cantare per intero davanti ai bigottoni di Focus on the Family del Colorado. Dal confronto con il resto del mondo a volte Grant ne esce sconfitto: “I wanted to change the world, but I could not even change my underwear” altre se ne fotte “Cause I can’t be bothered with the likes of you” altre invece, ci balla sopra semplicemente, come nel ragtime di Silver Platter Club.

Queen of Denmark è uno di quegli album a cui un musicista arriva solo dopo essersi smontato e rimontato pezzo per pezzo, senza paura di liberare ogni pensiero e farlo esplodere nel modo più genuino possibile. E sarà proprio una sensazione di autenticità a rimbombare nelle vostre orecchie insieme al graffiante crescendo finale di Queen of Denmark, la titletrack. Scommettiamo che vi basterà ascoltare le prime tre tracce per innamorarvene per sempre? Intanto vi passo la numero 2, I Wanna Go To Marz, questo il link per scaricarla. Poi fatemi sapere se scatta anche a voi… una clamorosa megafissa ufficiale.

PS  L’etichetta è Bella Union: ormai è chiaro che i gusti di Simon Raymonde sono una garanzia.

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Midlake: it’s a drug!

Ho sviluppato una preoccupante dipendenza al nuovo album dei Midlake, The Courage of OThers. E’ una droga: avvicinatevi con cautela. E come succede per la musica che adoro, la sostengo con tutte le forze. Ieri mi è scppato un articolone sul Secolo XIX (questo il link) e la mattina su Radio19, l’emittente del quotidiano, ne ho parlato in diretta. Erano le 7,45am, avevo dormito 3 ore e con ogni probabilità ho detto una moltitudine di cazzate. Ma sentire Acts of Man risuonare in una radio italiana grazie al mio articolo mi ha dato la forza di andare avanti, tanto per riallacciarci ad una recente discussione.

Sul Buscadero di aprile troverete la mia lunga intervista a Tim Smith, cantante ed autore di ciascun brano. Mentre questo è il link al Rolling blog con recensione e foto dello show di Londra. Ed ora vi prometto che almeno fino a novembre non ve li nomino più. Credo.

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