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Eels: è di nuovo la fine!

E’  uscito oggi il nuovo End Times, a soli 7 mesi di distanza da Hombre Lobo. Mi piace da matti e posso dirlo senza dubbio alcuno dal momento che l’ho ascoltato quasi ogni giorno per un mese. Credo fosse destinato ad uscire prima di Hombre Lobo e che quando Eels si è accorto di avere una barba troppo bella per essere tagliata, l’abbia accantonato per qualche tempo. Me l’ha detto lui: “Le canzoni che stavo scrivendo stonavano con la barba e dal momento che non volevo tagliarla ho scritto un album diverso!” La risposta alla vostra domanda è ancora “no”: Eels non ha osato nulla di nuovo dalle rivelazioni di Bliking Lights.

Da lupo mannaro innamorato, solo e arrapato, si trasforma in un uomo che ha appena perso la sua donna. Cambia molto? Direi di no, solo che End Times è ancora più intriso di splendida tristezza e di suoni downbeat. La fine è vicina e Mark Everett appare sul disegno in copertina come sarà – o crede di diventare – tra una ventina d’anni: barba e capelli lunghi e bianchi, cappellino da baseball e look trasandato.

Taciturno e riservato, chiuso dentro la casa di Los Feliz – a cui stavolta dedica anche una canzone – Mr E parla solo ed esclusivamente attraverso la sua musica. “Lei si è chiusa di nuovo in bagno/ dunque sono andato a pisciare in giardino” canta in Line in The Dirt, splendida ballata al piano. Nei 29 secondi di Apple Tree, Eels più che parlare in un microfono sembra confessarsi dall’analista. Racconta di una distesa sterminata di alberi – probabilmente meli – e il suo sguardo che si poggia su uno in particolare, tondo e piccolo: “And that’s how I felt” sussura nel finale. Gone Man è un pezzo upbeat rockabilly ma non fatevi illusioni perché anche lì continua a ripetere che “lei lo amava ma adesso è tutto finito“. In I Need a Mother, canta con un tono così disperato e sincero che non posso fare a meno di pensare a Mother di John Lennon, forse perché insieme avevamo parlato di come l’ex Beatle l’abbia ispirato ad aprirsi completamente nella sua musica. E’ un pezzo da brivido e mi ha fatto pensare che forse MrE non ha nemmeno perso l’amore, inteso come un amore in particolare, ma la speranza: non ci crede più, ha bisogno della mamma.

Nowadays ha una progressione di accordi molto simile a  Ordinary Man di Hombre Lobo ma in più c’è l’armonica e una frase illuminante, detta all’amico  in studio, prima che inizi la traccia: “C’è qualcosa che non va, non capisco“. Mr E non ha scritto solo un gran bel album ma anche la perfetta colonna sonora per i miliardi di broken hearted sparsi per il mondo, migliaia di migliaia, come quegli alberi di melo. Chiuso nella Mansions Of Los Feliz, uscirebbe pure ma non vede quale sarebbe il motivo. E così rimane in compagnia di quel Little Bird che vola nella veranda di casa ricordandogli di quanto – dear God –  gli manchi quella ragazza.

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Mr E’s beautiful beard

eBlogCi siamo, mancano solo una decina di giorni all’uscita di “Hombre Lobo”, mentre sono almeno due mesi buoni che non smetto di ascoltarlo. L’intervista a Mr E è appena uscita su Rolling Stone Italia, numero di giugno e ne ho fatta un’altra, completamentemente diversa, anche per il Busca dello stesso mese. Che posso farci se quando si parla di Eels mi prudono le mani?! Troppe le cose interessanti che lo riguardano, oltre la musica, c’è la sua incredibile vita. E’ stato dunque importante per me incontrarlo, passarci un po’ di tempo insieme e fotografare la sua bellissima barba: dentro c’era nascosto un universo parallelo ancora inesplorato. La peluria l’ha trasformato in un lupo mannaro e lui si è completamente abbandonato al personaggio tanto da non capire più dove inizia l’uomo e finisce la bestia. Mr E è una di quelle persone che quando non canta sta in silenzio, le poche volte che parla centellina le parole e quando sta zitto è così concentrato ed assorto da far risuonare i propri pensieri nell’aria. “Hombre lobo” sono 12 canzoni raccontate dal punto di vista di un lupo mannaro che ulula, desidera e si dispera per la troppa solitudine. A volte raggiunge momenti di una delicatezza commovente, come in The Longing, che oggi mi sta letteralmente  attorcigliando lo stomaco. Poi c’è la rabbia adrenalinica  di Tremendous Dynamite, le chitarre distorte alla Muddy Waters di Prizefighter, il groove stripped down di Flesh Blood e diverse ballate di sublime pop alla Eels. Tutto registrato in toni rigorosamente lo-fi con la sua band nello studio di casa. Nulla di nuovo, nessuna sonorità che non avesse già scoperto in passato, dopotutto questo è un cd concepito e realizzato in meno di 4 settimane. In poche parole, quest’album gli è scappato come uno starnuto, uno fatto bene però, di quelli che ti liberano i polmoni dalle 14 sigarette fumate la notte prima, quando eri troppo intento a ululare sul tetto per renderti conto che forse, in fondo in fondo, non si è soli più di quanto non si voglia esserlo. 

Well it’s another one day in the city of cold hearts

they all just play the part of who they are

and I’m here on my own I’d rather be alone

then try to be someone that I am not

and you seem like someone who could appreciate the fact

that I’m no ordinary man

(Ordinary Man from “Hombre Lobo”

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