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I wanna go to Marz: video premiere!

Magari la fine sarà proprio questa: un party tra bambini di liquirizia, uomini-caramella e noi ingoigliati da un dilagante blob di marshmallow… Non lo so, ma so che da quando ho smesso di cercare un senso alla vita tutto ha cominciato ad avere più senso. Che non mi angoscio più per le stronzate, che ho solo voglia di ridere e  vivere finché vita ce ne è, ancora per poco. E che non vedo l’ora di conoscere quest’uomo fantastico, John Grant, che con l’aiuto dei miei adorati Midlake ha realizzato uno degli album più belli di quest’anno, Queen of Denmark. Un video perfetto per una canzone altrettanto perfetta. (Regia di Casey Raymond e Ewan Jones Morris)

Bittersweet Strawberry Marshmallow Butterscotch, Polar Bear Cashew, Dixieland, Phosphate, Chocolate, Lime Tutti Frutti Special, Raspberry, Leave it to Me, Three Grace, Scotch Lassie, Cherry Smash, Lemon Freeze

I wanna go to Marz, where Green Rivers flow, and your sweet sixteen is waitin for you after the show, I wanna go to Marz, you’ll meet the Goldust Twins tonight, you’ll get your heart’s desire, I will meet you under the lights

Golden Champagne, Juicy Grapefruit, Lucky Monday, High School Football, Hot Fudge Buffalo, Tulip Sundae, Almond Caramel Frappe, Pineapple, Root Beer, Black and White, Big Apple, Henry Ford, Sweetheart, Maple Tear

I wanna go to Marz, where Green Rivers flow, and your sweet sixteen is waitin for you after the show, I wanna go to Marz, you’ll meet the Goldust Twins tonight, you’ll get your heart’s desire, I will meet you under the lights.

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Grant, Queen of Denmark

Sembra giusto che la seconda megafissa ufficiale di quest’anno sia John Grant e il suo splendido debutto solista Queen of Denmark. E’ giusto perchè a consigliarmelo sono stati coloro i quali mi hanno letteralmente rintronata con la prima megafissa-2010, i Midlake. Innanzitutto, definizione di megafissa ufficiale= bisogno impellente e irrefrenabile di ascoltare un album almeno una volta al giorno per almeno un mese di seguito.

La storia è la seguente. Quando i Czars si sciolgono, John Grant si trova solo con la sua tastiera e un mucchio di canzoni tra le mani ad aprire per Flaming Lips e Midlake. Quest’ultimi s’innamorano perdutamente della sua musica e lo invitano a Denton, Texas, nel loro studio a registrare durante i momenti di pausa dal Courage of Others. John Grant, ringrazia, lascia Denver alle spalle e li segue. Della produzione se ne occupano Paul Alexander (basso) e Eric Pulido (chitarra) che, da quel che mi hanno detto, ci hanno messo un bel pezzo di anima. A suonare sono tutti i Midlake, con i loro flauti e chitarre. Dunque immaginatevi: una voce baritonale spaziale, suoni vintage da viaggio nel tempo, melodie che si insinuano dolcemente in testa, strambi suoni di tastiera che si fondono con le più classiche ballate al piano. Poi ci sono i testi: il punto d’incontro della più fervida immaginazione con il comico, il cinico e l’introspettivo. Ricordo che la prima volta che ho ascoltato Sigourney Weaver ero in vespa, al semaforo di London bridge: sono scoppiata a ridere come una deficiente. Intorno a quei versi c’è un’ipnotica ballata con una tastiera alla David Bowie di Life on Mars?

Non che sia facile essere omosessuali in un paese omofobico come il Colorado (fatevelo dire da una che c’ha vissuto per 6 mesi in mezzo a quelle montagne, al termine dei quali si sentiva come Jack Nicholson su The Shining). Ma il modo tagliente quanto divertente  con cui John Grant esprime il suo disagio lo trovo illuminante, “Cause Jesus, he hates Faggots son” (Gesù odia i finocchi) e chissà che darei per  sentirgliela cantare per intero davanti ai bigottoni di Focus on the Family del Colorado. Dal confronto con il resto del mondo a volte Grant ne esce sconfitto: “I wanted to change the world, but I could not even change my underwear” altre se ne fotte “Cause I can’t be bothered with the likes of you” altre invece, ci balla sopra semplicemente, come nel ragtime di Silver Platter Club.

Queen of Denmark è uno di quegli album a cui un musicista arriva solo dopo essersi smontato e rimontato pezzo per pezzo, senza paura di liberare ogni pensiero e farlo esplodere nel modo più genuino possibile. E sarà proprio una sensazione di autenticità a rimbombare nelle vostre orecchie insieme al graffiante crescendo finale di Queen of Denmark, la titletrack. Scommettiamo che vi basterà ascoltare le prime tre tracce per innamorarvene per sempre? Intanto vi passo la numero 2, I Wanna Go To Marz, questo il link per scaricarla. Poi fatemi sapere se scatta anche a voi… una clamorosa megafissa ufficiale.

PS  L’etichetta è Bella Union: ormai è chiaro che i gusti di Simon Raymonde sono una garanzia.

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