Italia: muore il giornalismo musicale

Quando in seguito ad un battibecco, del tutto amichevole, con un top giornalista sanremese avevo fatto la scommessa di scrivere da zero un pezzo degno del Festival in 60 minuti esatti, sapevo di esagerare. Era tutto in tono scherzoso, nessuna arroganza o presunzioni che avessero senso fuori da una grassa risata. Ne era uscito il personaggio di Gigia Tatalessio: una canzone banale e un video poco sobrio. Chi mi conosce personalmente sa che in nome di una risata posso inventarmi grandi cazzate. Ma quando ho divulgato il video di Gigia, non tutti hanno capito, c’è stato chi mi ha chiesto: cosa significa? Non capivo. Credevo lo scherzo fosse talmente evidente, che le parole della canzone fossero di una banalità esilarante e non ci fosse modo di equivocare. Poi è arrivato quel commento nel blog con il video di Filiberto-Pupato-Pseudobocellato e ho capito che la canzone di Gigia, in confronto, è un’aria di Verdi con testo di Francesco Maria Piave.

Questo non è solo un post di sdegno o imbarazzo ma una lettera a cuore aperto che ora sento di scrivere. Ho paura. Paura di quello che mi succederà e succederà in Italia tra qualche anno, tra poco. Mi interrogo sul futuro, la carriera che faticosamente e con tanti sacrifici sto cercando di costruire da sola, lottando tutti i giorni con un’industria discografica che non conosce la musica e a cui la musica non interessa e persino mandare una mail di risposta diventa una richiesta impossibile. E bada, con questo non voglio buttare merda sulle major, con fare qualunquista: capisco che fenomeni di spettacolo come Lady Gaga sono importanti combustibili per il mercato e ce ne è bisogno. Quello che non capisco è perché in Italia non si debba più parlare di musica ma solo ed esclusivamente di spettacolo, specialmente televisivo. Hanno voluto rappresentare la musica italiana con Nilla Pizzi defunta sul palco che canta “Colomba Bianca Vola”. Non è accettabile, sotto nessun punto di vista. Hanno criticato con frasi sensate e anche solo parlato di canzoni come quella di Pupo & Co.: non è accettabile. Una folla di giornalisti musicali, ripeto musicali che disquisiscono alle 1 di pomeriggio su RAI1 sul reggiseno di una presentatrice televisiva, pagine di quotidiani monopolizzate, tutto cade in secondo piano davanti a Sanremo. La musica sparisce, è morta, il giornalismo musicale in Italia è morto. Cosa succederà di me? Se vorrò continuare a fare questo lavoro, finirò anche io tra qualche anno a parlare solo ed esclusivamente di Lady Gaghe e Jennifer Lopez varie? Se scriverò ancora, ripenserò a questi giorni liberi, poveri e felici con la disillusione, la corruzione, i rodimenti di culo, le gelosie, le invidie e altri sentimenti che oggi non conosco nemmeno? E la musica? Lo chiedo con il cuore in mano e tanto dolore che da giorni mi porto dentro dopo avere visto e sentito certe cose a cui pensavo non si potesse arrivare.

Io voglio scrivere di musica in Italia, non voglio mollare. Ma è dura sentirsi dire dalla direzione di un quotidiano nazionale: “Patti Smith ha fatto solo Because the night e non conta un cazzo” e dunque non se ne parla o scrive. E’ dura combattere per strappare interviste e altro quando si scrive per l’Italia, seppiatelo, perché è “l’ultima ruota del carro” questo mi dicono, con rassegnazione. Temo non sia neppure “sul carro” ma una vecchia cariola ammaccata, un mercato semichiuso che esporta solo ai paesi latini e importa quasi nulla. Ma siamo sicuri che questo sia un processo inarrestabile, che non si possa fare nulla? Se Filiberto arriva addirittura secondo, beh, forse sì, non c’è più nulla da fare. Per ora scendo a compromessi, scrivo pezzi di spettacolo volentieri finché, allo stesso tempo, posso parlare anche di musica dove mi danno spazio, finché ci sarà chi mi darà spazio. Finché ne avrò la forza, la voglia. E voi direte: sticazzi ma chi sei, chissenefrega. Ma dal momento che ricevo diverse mail di ragazzi che mi chiedono consigli, come fare per intraprendere la strada che sto seguendo io, mi auguro che queste parole aiutino a capire meglio la situazione. Fino al caso Filiberto (che mi ha spinto ad interessarmi di Sanremo) dicevo di crederci, di non mollare: volere è potere in tutto nella vita. Ora non lo so più. Per come sto oggi, sento che presto me ne andrò, lascio tutto e vado in America, in una piccola città dove i cani si portano a spasso in due e non da soli. Dove forse, io grafomane e stupida maniaca d’internet, non controllerò nemmeno la posta elettronica per giorni interi. Dove invece di articoli inutili, scriverò i libri che ho in testa. Questo sento dentro, forte, non so perché lo scrivo qui ma è il mio post più sincero.

84 commenti

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84 risposte a “Italia: muore il giornalismo musicale

  1. Ti capisco tantissimo e ti ammiro! Veramente.
    Per poter parlare un po’ di musica la rete mi ha dato opportunità impensabili con i blog, ma da lì a camparci, scrivendo di musica penso sia veramente difficile. Siamo circondati da un’ignoranza mostruosa (illuminante il commento su Patti Smith) e da una cultura musicale che per la quasi totalità della gente si esaurisce agli spot commerciali e alle compilation.
    I wish you the best.

  2. In Italia il giornalismo musicale non esiste perché non esiste la musica. Quando esiste viene trattata come accessorio (pubblicità), prodotto da allevamento rigorosamente ogm (X-Factor, Amici), delirio mediatico (Sanremo).

    In una situazione simile, è dura riuscire a dare dignità culturare alla musica. Normale che la cosiddetta critica si esalti per programmi come X-Factor mentre l’unico show musicale che piace(va) ai giovani era Trl (ho detto tutto).

    Io non guardo Sanremo. Purtroppo però non posso fare a meno di vedere come persino gente che stimo si accapigli per stronzate simili. L’anno scorso scrissi un post sugli Afterhours al festival e a muovermi fu un sentimento molto simile al tuo

  3. Sto ascoltando in repeat Amen dei Baustelle, mi capita spesso ultimamente le domeniche ed è come martellarsi (scusa la volgarità) i coglioni con insistenza. Non so spiegano esattamente come mi sento, e mi permettono di sentirmi in piena empatia con te, anche se tratti tematiche proprie della tua professione. Ma c’è aria di smobilitazione un po’ ovunque. Stavo pensando oggi, nel mio piccolo, di chiudere baracca e burattini tanto mi leggono solo quelli che già la pensano come me. Ma parliamo di te, per una qualche misteriosa ragione, pur non conoscendoti di persona ti assicuro che ho “sentito” quello che hai scritto. Ci hai messo in quelle parole dolore e carne, forse è per quello che la si capisce così bene. Tieni duro, pensa che forse la musica del futuro dipende anche dal parlarne sui giornali e pure sui blog. Filiberto non dovrebbe vincere facciamo il possibile.
    ciao, silvano.

  4. Grazie… ma il punto non è che Filiberto non dovrebbe vincere o non dovrebbe arrivare secondo o wherever. Il punto è che non è accettabile che se ne parli. E’ stato varcato il limite con il consenso di TUTTA la stampa. E’ questo che mi spinge a interrogarmi se resisterò e se sì, a quali condizioni?

    Ok c’è ignoranza musicale totale in Italia, dunque, che vogliamo fare? Guardare la tv? Parlarne in ogni pagina? Lasciarci corrompere perché tanto è una battaglia persa? Internet sì ha portato l’informazione libera ma anche tanta spazzatura, non so se la risposta ce la darà un blog. Che fare?
    Ovvio che in UK è un mondo a parte qui le sezioni della musica del Guardian, Times etc, sono nelle mani di ragazzi appena trentenni. Ma altrove almeno leggono si informano, l’Italia è l’unico paese in via di sviluppo in cui sempre meno case dispongono di DSL. Dite che una via di mezzo non si troverà mai in Italia? che ne so, un 45enne direttore di quotidiano nazionale che faccia uscire 6 colonne di Lady Gaga ma sotto anche 3 colonne di Eels? non si può? E’ un sogno impossibile?

  5. Filiberto arriva secondo e scanu primo per la diretta conseguenza di quanto tu hai detto. Sono l’evidenza dell’ignoranza. Cmq in Italia non c’è più speranza e la musica è solo uno degli aspetti.

  6. blaluca

    Non amo le ipotesi cospirazioniste, ma qui sul piatto ci sono degli elementi concreti. Dal ’94 la P2 è scesa ufficialmente in politica e ormai governa incontrastata. Maurizio Costanzo, che in questo festival ha avuto un suo ruolo, era iscritto alla P2. Lui ha introdotto un programma simbolo della deriva televisiva e culturale italiana (a cui ha contribuito): Buona Domenica. Sua moglie (?) invece ha proposto in tv modelli di persone (giovani, meno giovani e anziani) inesistenti nella realtà: riproponendoli quotidiniamente ha finito per “educare” il popolo e imporre i suoi archetipi nella realtà. Come dice Silvano nel commento precedente quindi la musica è solo uno degli aspetti. Certo è che se da due anni i prodotti della tv piduista (ma sorridente e “civile”) vincono un festival musicale, già di per sé sputtanato (prima c’era solo la mafia delle major), abbiamo toccato il fondo. Travaglio, che non amo sempre e comunque, proprio ieri su Il Fatto (nella lettera a Santoro, qui: http://is.gd/8SBXc) ha scritto: “Da una parte ci sono giornalisti normali […] e dall’altra i trombettieri. Che non sono di destra: sono di Berlusconi. E non fanno i giornalisti: recitano un copione”. Stasera in un dibattito su Rai1 col vincitore di Sanremo (poveretto, lui è un prodotto innocente) il critico de Il Giornale ha detto una delle solite frasi “Quando si è esibito lui c’era il 73% di share: possibile che tutti quelli che lo hanno votato fossero stupidi?! Per favore!”. Infatti, stupidi è tutto da vedere, ma in vari casi vittime di un lavaggio del cervello che viene da lontano, sì. Se si aggiunge che i giornalisti musicali italiani più ricchi (e vecchi) sono quelli che si sono fatti un nome soprattutto con Sanremo (vedi lo speciale – ben fatto – su di loro su Rolling Stone di questo mese) e che un po’ prendono le distanze dal sistema e un po’ ci sguazzano dentro (atteggiamento Finiano, che ha molta presa ultimamente), il quadro è troppo complesso per trovare uno sbocco a breve. Il giornalismo è finito in pieno nella deriva culturale italiana, quello musicale più di altri, anche perché esiste Sanremo (almeno il cinema ha Venezia, che un po’ più di dignità, anche grazie all’aria estera che tira da quelle parti, la ha).

  7. Però se ora ci mischiamo anche la politica la P2 e i complotti è davvero la fine. (by the way: L’episodio di Travaglio l’ho visto, imbarazzante ma mai come gli editoriali che ha scaturito il giorno dopo sul giornale di Feltri).

    Vorrei parlare di musica… Del futuro dei giornalisti musicali. (esistono ancora in italia?) Di musica, non di spettacolo televisivo perché le due cose dovrebbero coesistere… should.

  8. Era una vita che non vedevo Sanremo,cosi ho visto qualche pezzo qua e la’ e mi e’ bastato,per capire da semplice ascoltatore che dopo i cinepanettoni,c’e’ anche il Sanremo-panettone.Nulla e’ cambiato,anzi peggiorato sempre di piu’,come dice bene e condivido ogni parola di Chiarina.
    In cuor mio,devo essere sincero,ogni tanto mi illudo che da qualche palco,o Sanremo,o Castrocaro o Festivalbar vari,esca un tizio non dico con armonica e chitarra alla Dylan,ma un tizio che al primo ascolto mi faccia rimanere sbalordito.Un tizio che come fu’ con Bob,che non avevo mai sentito nominare e nemmeno sapevo chi era,la prima cosa che poi pensai subito dopo il primo ascolto,devo avere tutto e presto!
    Un Dylan italiano,ma nel vero senso della parola.Un artista mai sentito,capace di spiazzare tutti e tutto,un tipo rivoluzionario.
    Ho visto questo pomeriggio i vari giornalisti musicali, attorno al Pippo nazionale parlare di musica?
    E mi e’ venuta in mente Chiarina (giuro eh!) e mi son chiesto, chissa’ se c’era li’, cosa avrebbe detto o non detto?
    Vengo qui sul suo sito e lo vedo scritto!
    Great!

  9. Ahahah very nice Stefano grazie mille🙂

    allora tu dici che alla TV stessero parlando di musica? allora smonti la mia teoria…!

    PS non c’entra nulla, ma conosci Fionn Regan? Se non lo conosci prenditi entrambi gli album credo ti piaceranno molto. ciaooo

  10. blaluca

    Il senso del mio intervento voleva essere che hanno messo le mani dappertutto e anche la sottocategoria del giornalismo musicale gli è andata dietro, volente (anche perché coinvolta) o nolente (anche perché non chiamata in causa/ignorata). Il giornalismo musicale italiano ben rappresenta l’Italia e la musica italiana. Quando Moltheni ha detto di essere un incompreso e di voler mollare tutto e tutti ha detto anche una cosa vera: “I giornalisti – molti dei quali tendono più ad apparire che a scrivere – vanno a braccetto con gli artisti/compagni di merende e ne parlano sempre bene a prescindere”. Se non è cultura profondamente italiana questa… In Italia si tende più a proteggere, assecondare o sparlare di nascosto, non a criticare pubblicamente. Questo atteggiamento fa stare fermi.

  11. blaluca

    Ah, segnalo questo post http://www.dellagherardesca.com/2010/02/19/firmiamo-per-la-chiusura-del-festival-di-sanremo/ di Costantino Della Gherardesca collegato a una petizione…

  12. Luca io prima ho firmato mossa da vomito. Ma mi chiedo: per parlare di musica, c’è bisogno di chiudere uno spettacolo televisivo?

  13. Chiarina, siamo con te.
    E finchè non sei sola, c’è sempre una speranza.
    Continua così, non mollare.
    Io non scrivo in modo professionale, ma solo da amatore.
    Ho qualche modello nel giornalismo musicale.
    Che mi fa pensare che ci sia speranza. Gente che scrive (o almeno pare) senza fini indiretti, con genuinità e/o in modo un pò ruspante.
    Gente che poteva ambire a carrieroni televisisvi (tipo Massarini) e invece ha sempre mantenuto un profilo di qualità interessante.
    Oppure gente che potrebbe ambire a qualcosa in più, ma che invece oscilla da blog a riviste pseudo musicali riucendo sempre a metterci un pò di pepe e di acume (sto parlando di Madeddu).
    Poi ho scoperto te e la tua passione.
    Insomma, non è un deserto. Ci vuole molta pazienza ma qualcosa qualcuno resterà.
    Io almeno ci credo.

  14. Grazie di cuore Diamond… allora spero di non deluderti. Se non ricevessi ogni tanto mail come le tue non so se troverei la forza.

  15. Gelsomina

    Chi,
    come sempre hai ragione e tutto il mio appoggio. Cmq, se ti può consolare, secondo me Sanremo non dà affatto il polso della situazione musicale in Italia.
    Se dovessimo ragionare secondo i contenuti dei quotidiani italiani, allora sì che il giornalismo musicale sarebbe morto…e sepolto.
    Ormai per leggere di musica la strada è solo quella dei magazine settoriali e internet. Insomma, non è facile per niente, ma finché ci sarà gente come te e (modestia a parte) come me, possiamo lottare… sei troppo gonza per arrenderti ora!;-)

  16. Edward

    Chiara, siamo in tanti a pensarla come te…e siamo in tanti a resistere e a nuotare contro corrente.
    Quel festival è stato assegnato dai call centre. Non c’entra nè la gente nè la musica…è un circo autoreferenziale nel quale stanno tutti…da giornalisti RIDICOLI a pseudomusicisti raccomandati e/o ricchi.
    Quello non è il tuo mondo…e quando i paggi di corte avranno mollato non resterà nulla del loro lavoro.
    Tu stai seminando per te e per tutti quelli che ti leggono.
    Ha ragione chi ha scritto sopra che questo è solo un aspetto del problema.
    Ma non mollare…non molliamo.
    Ognuno faccia la sua parte con dignità e passione.
    Non posso credere che sia tutto inutile…non lo è.
    Ignora i paggi, il circo…be yourself.
    E credi che quello che stai facendo non è sprecato, ignorato, inutile…non lo è.

    E se fosse solo una goccia? fuck it! I’ll take that!
    Keep going…keep moving on
    Edward

  17. Sanremo è spettacolo, solo spettacolo. Uno spettacolo indecente che non ha nulla a che vedere con la musica e che oggi dovrebbe chiamarsi “Gli Amici di X-Sanremo”. I vari Luzzati Fegitz, (e facciamoli sti nomi!) non sono giornalisti musicali, sono giornalisti di spettacolo, piccoli servi incapaci di un sussulto di dignità. L’anno scorso trovai un mio articolo scritto per i dieci anni della morte di De andrè sotto mezza pagina dedicata a una troia del grande fratello con tanto di foto tette al vento. E allora mi chiedo, vale la pena reclamare un po’ di spazio per gli eels? Vale la pena scrivere di un disco di Nick Cave nella pagina spettacoli, per trovarsi un libro di Moccia in quella di cultura?. Non lo so. E’ una sorta di resistenza per non farsi rubare tutto dalla “cultura del nulla”. Però si, finchè avremo un posto dove poter scrivere di musica, di musica non di spettacoli finti per stonati veri, facciamolo. Anche fosse una sola riga continuiamo a scrivere con passione di musica, quella vera. Questi sono i tempi. Un mio amico architetto, che non sa più come fermare lo scempio del cemento, mi ha detto “ai miei alunni posso solo insegnare a distinguere il brutto dal bello, non ho altre speranze”. Per la musica vale lo stesso principio. Anche se la tentazione è forte, non possiamo scappare tutti a scrivere libri a Big Sur. Oddio….

  18. Lorenzo71

    Mi sorge un dubbio, e non è una domanda retorica: qual è il legame tra Sanremo e il mercato della musica, posto che quest’ultimo esista davvero in Italia? La mia impressione è che Sanremo sia tenuto in piedi, con qualche eccezione, con gente che è fuori dal pur ridicolo mercato discografico italiano. Per questo considero Sanremo uno spettacolo televisivo puro, autoreferenziale, dove (purtroppo) vengono cantate delle canzoni. Su queste ultime so dire ben poco, perché non seguo questa chiavica di festival da una venticinquina d’anni, ma ovviamente mi capita di sentire qualcosa per caso, e la mia convinzione si rafforza. Non metterei di mezzo la politica, ma Sanremo mi sembra una rappresentazione abbastanza fedele di quella Italia che esiste solo in quanto rappresentata dalla televisione, e sinceramente non so quanto disperarmi per il ben piazzamento del trio dei Pupattoli. Voglio dire, quando si fa un lavoro di schifo, è giusto farlo fino in fondo, anzi magari con un pizzico di masochismo avrei preferito per loro il primo posto. Sarebbe stato il raggiungimento della perfezione nella ricerca del trash.
    Tornando al giornalismo musicale, Chiara, non ho certezze. Sono certo però che nel giro di pochi anni i dischi rimarranno un prodotto di nicchia, solo per pochi fissati tipo me, noi. Posso immaginare che a quel punto le riviste faranno una scelta di fondo: o si dedicheranno a queste persone, assomigliando un po’ alle odierne riviste di hi-fi, dedicate a un pubblico limitato ma fidelizzato (e pronto a pagare oggetti il triplo del loro valoree), oppure si butteranno nel mare main-stream di mp3 e musica liquida, temo con uno scadimento qualitativo notevole, almeno in partenza.
    La speranza è che con il passare degli anni la tv perda molta della capacità attuale di condizionamento sul mercato musicale. Magari funzionerà il passaparola sul web, e gli apprezzamenti degli ascoltatori. Non so quale sarà il risultato, ma peggio della tv non potranno fare. Spero che prima o poi torneremo ad ascoltare in giro le canzoni che davvero piacciono a qualcuno, non quelle che passa la televisione. Chissà, magari a quel punto ci sarà posto per la musica vera anche sui quotidiani…

  19. Ehi Chiarina… lo sai che ti sostengo comunque e dovunque… (controlla la mail)… io “gioco” colla musica, tu ci devi pagare l’affitto e il fatto che lo fai intervistando Tim Smith invece che la Clerici non fa altro che aumentare la sfida e la stima.

    Ieri con un amico intervistavo i Los Campesinos, anzi il batterista perche’ a noi italiani, come dici, ci danno la disponibilita’ dell’ultimo della band tanto non contiamo niente.
    Gli chiedevo come mai il tour non passa in Italia.

    Mi ha risposto che l’ultima volta che hanno fatto 3 date, il manager ha prenotato 3 locali enormi incluso l’estragon di bologna (1000 e piu’ posti) hanno suonato davanti a 100 persone perche’ i manager non hanno A) capito che tipo di band fosse B) fatto alcuna forma di pubblicita’.
    Hanno perso soldi e quindi nessuno li porta piu’ nello stivale. Ovviamente sono uno dei 180 gruppi che sono nella stessa situazione
    (per non parlare deiTwilight Sad che hanno suonato in italia e dei finti poliziotti li hanno fermati in un finto posto di blocco e svaligiato il furgone con tutti gli strumenti buttandogli i passaporti giu’ dal cavalcavia). L’hai letto da qualche parte? Ecco appunto.

    C) l’ho aggiungo io, il giornalismo italiano se ne frega di qualunque cosa non sia nazionalpopolare e non sia un investimento sicuro. E’ come per la ricerca, la taglia perche’ ripaga a lungo termine e gli italiani vogliono vedere i soldi e subito.
    E oggi “sicuro” in italia significa, sesso, gossip quindi emanuele filiberto… o la clerici
    Amen

  20. Myriam

    Chiara, secondo me hai uno stile interessante di scrittura e sei appassionata di musica. Viverci al giorno d’oggi e’ veramente impossibile, e non so come tu possa farcela e in fondo ti ammiro e invidio ( ..:)…) per portare avanti una lotta che molti (come la sottoscritta e vari amici della sottoscritta) hanno abbandonato da tempo. Ora come ora la stampa musicale italiana e’ ridicola e anche quella inglese. Basta paragonare, come diceva Fabio sul suo post, la redazione di NME di 10 anni fa a quella di oggi. L’industria discografica ha preso oramai da anni direzioni diverse, non si puo’ piu’ parlare di creativita’ come si faceva solo a 10 anni orsono, e ancora meno in Italia. Si pensi che quando ero bambina..30 anni fa.. si vedevano alla RAI la domenica i Kraftwerk e Julian Cope.
    E gli italiani purtroppo ce l’hanno nel sangue: accettano di tutto e di piu’, l’importante e che non gli tocchino la famiglia e l’auto. E l’elite culturale italiana se aveva un peso fino agli anni 70 internazionalmente adesso e’ veramente ridicola. Comunque grazie per averci creduto fino ad ora.

  21. Myriam

    e sull’ignoranza delle persone che lavorano nelle case discografiche o nelle redazioni di giornali/riviste musicali: wow… ci si potrebbe veramente scrivere un libro.

  22. Grazie Myriam e grazie tutti. Sto leggendo commenti davvero interessanti soprattutto quando mi portate i vostri esempi.

    Solo una cosa Myriam, NME è un magazine per teeanger adesso, Paul Morley, tanto per fare un nome, che ci scriveva 10 anni fa ora è passato al Guardian/Observer ovvero un quotidiano. Qui in UK si continua a parlare di musica (oltre che di spettacolo ed ex-factor vari) e molto. La musica è importante qui. E non pretendo l’impossibile e l’assurdo che in Italia diventi importante quanto qui io vorrei solo che se ne parlasse un po’, un pochino…un minimo ripsetto al nulla. Che ne so, due colonnine misere su un album della madonna come quello dei Midlake sul corriere della sera, chiedo tanto?

    Se ce l’ho fatta finora ti spiego subito come: sono anche fotografa. Quel che guadagno con un giorno di shoot (quando c’è) è quel che guadagno con 10 articoli. Quando non ci sono le foto mangio hummus e pane per settimane. capisch?🙂

  23. Vieni a cena da me che stampiamo pure altre foto…

    sono d’accordo con Chiara, poi NME ha un editor di 28 anni e Tom Jonze che cura la musica sul Guardian online ce ne ha meno di trenta.
    Ne parlavo da qualche altra parte, quando mai in italia un giornale (o un magazine) avrebbe il coraggio di saltare tutti i giochi di potere e mettere un 28nne a curare la musica.
    Ovvio che il 28enne parlerebbe ai 28enni e quindi saprebbe di cosa parlargli, invece li stiamo ancora coi 60nni castaldo/fegiz/assante/bertoncelli/stefani che sono rimasti fermi o al 68 o al 77 e vivono sul mito di beatles, springsteen e patti smith e ci raccontano che e’ inutile ascoltare qualunque cosa tanto e’ gia’ stato tutto fatto.
    E lo dicono da anni perche’ non avendo piu’ voglia di ascoltare nulla siedono sugli allori e vanno a intervistare dalla/degregori. (rima voluta)

    Internet sicuramente contiene e parla piu’ ai giovani ma c’e’ un MA grande come una casa. La lingua di internet e’ l’inglese e gli italiani l’inglese non lo sanno. Ergo restano 3 siti in italiano, ondarock, indie-rock, rockit forse che recensiscono i Midlake o gli Spoon, recensione scritta col cuore da ragazzi appassionati che non ci prendono una lira.
    Il Guardian venerdi’ aveva una pagina intera sugli Spoon, l’Independent quella prima doppia pagina sui Midlake.
    No, non e’ la stessa cosa in inghilterra.

    • Lorenzo71

      Valerio, hai perfettamente ragione. Qui il giornalismo musicale è fatto in gran parte da personaggi stagionati che – nella maggior parte dei casi – hanno poco da dire ai giovani, e credo che la scarsa passione con cui seguono le novità abbia molto a che fare con il desolante deserto di cui stiamo parlando. In più c’è Sanremo che ammorba il settore, venendo considerato, con un gigantesco malinteso, un evento musicale.

  24. cavolo se avete ragione… stavo pensando a un mio caro amico top producer della BBC a 30 anni, ma quando mai in Italia? O in USA avete mai notato quanti anni hanno gli inviati e molti giornalisti di rilievo? In Italia siamo sempre lì, nelle mani del potere. Quasi esclusivamente i figli dei figli ce la fanno… però più vecchi.

    PS comq Valerio magari parlare di patti smith!!! ti rimando alla frase che ho scritto sul post a riguardo. Anche io parlo di Bob Dylan fino alla morte ma pure di Fionn Regan che è “suo figlio” e sta facendo robbine belle parecchio… o chiaro che il secolo xix (quotidiano locale) mi fa scrivere anche di musica e sempre sia lodato, non vorrei sembrare una che sputa sul piatto dove mangia (l’hummus)

    e poi il mio post è una lastra della situazione non un’accusa al genere umano né ai giornalisti né ai discografici, vorrei lo cose cambiassero e capire come fare per cambiarle davvero senza criticare e basta. Questo è il succo della ciligina.

  25. Life

    Io nel mio piccolo, esattamente un anno fa, ho deciso di non guardare più la televisione pubblica e commerciale italiana, e di far orientare le mie scelte musicali soltanto da:

    1) te,

    2) le soundtracks dei film visti al cinema,

    3) radio Deejay;

    Tu, Ciara, non ti arrendere. Il web 2.0 sarà la riscossa della cultura per troppi anni bistrattata.

  26. Lorenzo71

    Anch’io ho metodi “alternativi” di orientamento.

    1) te

    2) le segnalazioni e i consigli di amici fidati, dotati di orecchie 2.0

    3) qualche recensione di “Internazionale”

    4) le “anteprime” tramite BitTorrent……

  27. Brunilde

    Ti voglio chiedere una cosa: perchè ci tieni tanto a scrivere di musica in Italia, visto che ti piace così poco e che l’hai abbandonata, decidendo di vivere a Londra?

    • Ciao Brunilde. Non sento di avere “abbandonato l’Italia” perché “mi piace poco”. Dopo la laurea ho voluto fare un’esperienza di lavoro a Londra perché mi attraeva molto e volevo per misurarmi in una realtà totalmente diversa da quella di Perugia e vedere cosa riuscivo a combinare contando solo su di me. Non immaginavo sarei rimasta 8 anni e comunque dopo 4 anni ho pensato di abbandonare anche Londra ma dopo 6 mesi d’America me ne sono tornata qui che ormai sento più come casa che l’Italia, perché è qui che ho costurito il lavoro e la vita adulta, in Italia non saprei nemmeno dove inziare per cercare lavoro.

      Quando te ne vai, vieni sempre considerato come un “traditore” cha abbandona… ma i motivi che spingono a fare o non fare certe scelte sono diversi per tutti… Ripenso sempre a Joyce che diceva di aver lasciato l’Irlanda perché l’amava troppo e aveva bisogno di distaccarsene per poterla vedere con occhi obiettivi. Poi se la criticava era un traditore… ma “Dubliners” se non fosse andato via, non l’avrebbe mai scritto.

      Mi piace parlare di musica all’Italia perché lì arriva spesso dopo e a volte per niente. Quando ci vivevo sbranavo i cd che mi consigliavano i miei amici all’estero e vorrei fare lo stesso… vorrei.. in teoria, poi magari incontro gli italiani iperconnessi e informati che mi segnalano i gruppi da vedermi qui🙂

  28. Nota a margine di una piacevole conversazione: in Italia non è morto il giornalismo musicale, è morto il giornalismo.
    Con qualche eccezione. E quelle stesse eccezioni ogni dì assistono al esequie dell’informazione.
    Si parla del buon Morgan per non parlare del legittimo impedimento, si parla di Sanremo per dimenticarsi dei Bertoladri, etc.
    Si stendono veli su buche impietose, poi si inciampa, si cade e col fango ci si impasta.
    Piacerebbe anche a me parlare del mio lavoro, dei poteri di una signora Caselli, di fior fiore di artisti che l’Italia continua a portare in grembo (Clementi, Edda, John De Leo, Grazian…), ma lo stupore è altrove.

  29. Lorenzo e Life, grazie per il punto 1) !!! mi commuovete🙂

    Valerio: bingo! quanto a internet pensa che l’Italia è l’unico paese (insieme alla Lituania se non sbaglio o qualcosa del genere) in cui gli accessi a internet sono calati invece che aumentati.

    Laura: si scrivono pure gli editoriali sulle vacanze di Travaglio pur di non rispondere del DENARO PUBBLICO scomparso… si ri-accusa per non rispondere (di fatti ben più gravi) si parla di cazzate di sesso e non di cariche governative regalate…nonoohohoh non parliamo di politica please!!! piuttosto la Caselli?!

  30. Ciao Chiarina, esco un po’ dal tema del tuo post (ma nemmeno tanto) per chiederti se hai un minuto e puoi passare da me. Si è accesa una discussione e forse nei commenti siamo arrivati ad un punto cruciale per cui sarebbe interessante sentire l’opinione di un’ esperta.
    ciao, silvano.

  31. Brunilde

    Non ti ho fatto questa domanda con intento polemico, sia chiaro, ma solo per capirti meglio.
    Il tuo disagio è comprensibile, come quello di tutti quelli che in questo post lo condividono, e il discorso della musica in Italia è di sicuro molto complesso e sfaccettato per analizzarlo globalmente.
    Mi sento di osservare solo che l’Italia non è un paese con una cultura musicale libera e aperta all’innovazione come la Gran Bretagna. Anzi, l’Italia è un paese istituzionale e tradizionalista per definizione e non credo che il carattere nazionale possa essere ignorato. Gli inglesi sono pragmatici, ad esempio.
    I quotidiani italiani sono diversi da quelli inglesi in molte cose, certo. Non so in Inghilterra, ma a me sembra che in Italia vendano pochissimo, rispetto al numero di lettori potenziali, e questo porta naturalmente a una scarsità di posti disponibili. Il rapporto fra aspiranti giornalisti e giornalisti che ce la fanno (e qui intendo anche solo avere un contratto di regolare assunzione o una retribuzione che permetta di vivere dignitosamente) è 1 a 1000, se non peggio. Per forza di cose la lotta è più dura, si fa senza quartiere e le raccomandazioni sono un aiuto in più a cui diventa difficile rinunciare. Gli argomenti che interessano di meno, poi, per forza hanno meno spazio e quindi per essi occorrono meno giornalisti.
    La tua cultura musicale è indubbiamente vastissima, ma se tu dovessi avere la colonnina che tanto desideri su un quotidiano, il lettore medio, quello normale, non riuscirebbe mai a starti dietro, nè dal punto di vista economico per l’approvvigionamento di tutti i cd che tu proporresti, nè dal punto di vista del gusto. Io, ad esempio, non gradisco almeno i 3/4 di quello che tu esalti così tanto. Il lettore normale, quello del grande pubblico, non è interessato ai Midlake,agli Spoon, e poi agli Eels, e poi ai Fleet Foxes, eccetera eccetera tutti divorati con la stessa voracità che hai, giustamente, tu, per inclinazione naturale.
    Credo che il tuo punto di vista sia condizionato dal fatto che per te la musica è fondamentale e quindi pensi che sia così per tutti, ma c’è tanta gente a cui non interessa granchè, perchè preferisce altro. Se i quotidiani italiani, che già stentano così, dovessero vivere grazie ai lettori appassionati di musica, chiuderebbero quasi tutti in due mesi al massimo e forse questo vale anche per il Regno Unito.
    A questo proposito sarebbe interessante sapere com’è la diffusione dei quotidiani lì. La gente li legge?
    Poi ho anche un’altra domanda: a che età, secondo te, un giornalista musicale dovrebbe passare il testimone al suo collega più giovane?

    • Vedo le cose diversamente: dire l’Italia è un paese tradizionalista, chiuso alle innovazioni dunque non propongo nulla non può che portare alla morte… delle idee, di tutto. Si rimane fermi, non si va avanti con la scusa che tanto si è sempre rimasti fermi.

      Ripeto: Italia e UK sono imparagonabili da questo punto di vista e che non auspico che il Corriere della Sera diventi come il Guardian o l’Independent ma dire che per una colonnina su Eels un quotidiano nazionale andrebbe in rovina mi sembra assurdo. Nel mio piccolo ricevo mail di ragazzi, donne uomini, giraffe e canguri che mi dicono “grazie di avermi fatto conocere questo”, oppure “mi hai fatto incazzare con quella tua frase finale ma grazie di parlare di certi gruppi” e così via. Il problema vero è quello di cui non si parla non quello che si dice. Se un gruppo non viene manco nominato allora nessuno mai lo conoscerà. PAtti Smith è importante sotto mille aspetti, anche per scrivere una pagina di cultura se non di musica, se il direttore di uno dei principali quotidiani italiani dice “ha scritto solo because the night non conta un cazzo” significa che il quotidiano in questione è in mano a un grande ignorante. Nono dico che debba essere come la sezione della musica del Guardian che è in mano a Tim Jonze (30 anni, tipo in gambissima) ma una via di mezzo ci si potrà essere o no?

      Le raccomandazioni tu le chiami aiuti indispensabili ma io da quel che ho visto sono molto di più… Certo che esistono ovunque, in UK e in tutto il mondo, per carità, ma in Italia sono a livello endemico, sono conditio sine qua non… non va bene se permetti. Se leggi l’intervista a Fegiz sul Rolling Stone lui dice che la raccomandazione lo ha fatto entrare al Corriere a 23 anni e lì ha messo le radici (vabè che i tempi erano diversi) ma poi pur non avendo minima competenza musicale da lì non l’ha mosso nessuno. Almeno qui o in America se dici una stronzata nel giornalismo, il giorno dopo sei fuori, non sei più credibile e perdi il lavoro e non sai quanti.
      In Italia non c’è mobilità sociale, stagna tutto. Qui ce ne è anche troppa e anni fa quando mi sono trovata senza lavoro da un giorno all’altro dall’ufficio dove lavoravo pensavo di morire. Poi mi sono inventata quel che sto facendo ora e Dio benedica la mia capa alcolista che si fece licenziare (e io subito con lei).

      Oddio stiamo facendo discorsi davvero complessi da risolvere qui…il succo è che non tutta la musica è una revolverata, non sono tutti hits e più musica ascolti, più abitui l’orecchio e più le revolverate non ti bastano. La gente interessata alla musica c’è, almeno per una colonnina, sono pronta a scommetteci le budella.

      PS qui sì i quotidiani li leggono molto. In Italia è un altro estremo e non si leggono affatto ma capisci che dopo tutto il discorso che si è fatto è davvero un circolo vizioso, una coda che si morda il topo!

      PPS ho dato una risposta sostenuta non polemica nei tuoi confronti.

      PPPS quanto è bello l’album di John Grant.

      PPPPS ma tu Brunilde ti sei seduta ad ascoltare Eels per dire che non ti piace? perché gran parte della sua discografia è molto orecchiabile e per nulla difficile da penetrare…

  32. Gianna

    Non mollare! Non devi far morire il sacro fuoco che ti ha spinto ad andartene di casa e che ti ha fatto perseguire e raggiungere le mete che volevi!
    Purtroppo la situazione in Italia è quella che è, e credo che finchè non si cambierà( o meglio finchè non sarà permesso di nuovo) il modo di fare giornalismo ( sia televisivo che della carta stampata) in Italia non succederà mai che cambino anche i gusti musicali. Come dicevo ieri nel mio post oggi la diffusione della cultura ( se cultura la vogliamo chiamare) è limitata ai quei programmi beceri che rincoglioniscono le persone.
    Non è possibile che le persone vengano a conoscenza della musica nuova che si fa nel mondo, perchè è molto più conveniente, a zero costi , sbattere in tv dei ragazzini zerotalentuosi , spesso con QI nullo, ma fisicamente interessanti e supportati da trasmissioni che incollano davanti al video adolescenti che, non avendo nessuna cultura musicale, apprezzano ( e quindi televotano) queste nullità. Ormai la musica è quella idiota, che non provoca emozioni, che non dice assolutamente nulla.
    Purtroppo questo è il risultato del monopolio della cultura ( di ogni genere) che oggi impera in Italia. Le voci fuoricampo o non sono sentite o spesso vengono messe al bando, perchè non fa comodo ( v. il post di ieri quando parlavo di P2…argomento che oggi è stato ripreso sul tuo blog).
    Con questo dovresti sentirti un po’ sollevata da tutte le voci che oggi ti hanno sostenuta e che ti spronano a continuare. Hai una cultura vasta ( e non solo in campo musicale) e quindi continua su questa strada! Non te ne pentirai.
    Io ( te l’ho già detto che sono una vecchia babbiona) nn ho informazioni sulla musica d’oggi e nn seguo le riviste musicali specializzate e, purtroppo, sui quotidiani italiani nn si parla di Musica ( volutamente con la M maiuscola) , ma, dopo averti “ scoperta”, mi sono andata a sentire alcuni dei gruppi da te nominati e, francamente, li ho trovati tutti interessanti, perchè ho ritrovato la musica che mi piace. Grazie!
    Quindi, Ciara, keep goin…anche se Big Sur resta una meta sognata😉
    Dimenticavo: ho un amico che scrive sulla pagina della cultura del quotidiano locale. Gli ho fatto sentire i Midlake e gli sono piaciuti: chissà che nn lo convinca a farci un pezzo???!!!

  33. Ultima cosa: il fatto che l’Italia è tradizionalista e chiusa alle innovazioni genera il terrore per tutto quello che non è nazional popolare… Pupo lo conferma (tra l’altro mi dicono che ora Pupo è diventato un presentatore televisivo di successo e dunque è famosissimo nell’Italia che si informa con la tv). Quel terrore porta alla morte delle nuove idee, porta alla staticità e al vecchio.

    Va benissimo se vogliamo che l’Italia sia come la Lituania (i punti in comuni sono davvero sempre più tra le due nazioni) ma se l’eredità artistica a cui gli italiani sono tanto attaccati conta ancora qualcosa, sarà ora di risvegliarla. Somehow. Altrimenti si vive nel passato e va bene così perché nulla potrà cambiare… e goodnight to the bucket!

  34. Parlo da dilettante, perché ogni tanto mi diletto a scrivere di questi argomenti. Ammiro la tua passione, Chiarina, di cui non sono più capace. E posso solo dirti di tenerla stretta, sia essa affidata alla musica o alla scrittura letteraria. In ogni caso non credo che ci sia un modo per schivare la fatica e le delusioni, se non quello di considerare la parte divertente del lavoro e godere di quella. Nel concreto, Barthes ed Eco ci hanno insegnato che si può scrivere di qualsiasi argomento “industriale” lasciando una traccia critica e umoristica. Scomponi Lady Gaga (è un esempio) e ricomponila con garbo ma senza pietà. E’ un gioco difficile che dà gusto e magari fa sentire un po’ più stupidi i tuoi committenti. Passaggio obbligato per poter scrivere, quando possibile, di chi vuoi tu.

    • Ciao Nicola,
      grazie, seguirò il tuo consiglio e quello di Barthes ed Umbertone quando devo scrivere di Lady Gaga (mi toccherà sta settimana by the way) e non è un problema parlare di spettacolo, soprattutto quando lo spettacolo c’è.

      Ma quoto sopratutto la tua ultima frase perché se rimanessi solo a parlare di spettacolo fino a non avere il tempo o gli spazi per scrivere di musica, la passione morirebbe e con quella, ipse chiarina🙂

  35. Myriam

    pensieri sparsi:
    Erhm ..da notare che l’Italia e’ stata all’avanguardia del prog rock e nella musica classica contemporanea..dei gruppi come gli Aerea, PFM o anche musicisti come Luigi Nono, Luciano Berio, Franco Battiato, Roberto Cacciapaglia sono seguiti e venerati da un gran numero di gruppi “indie” che seguite ..
    Sul pragmatismo degli inglesi c’e’ molto da discutere, altrimenti non avremo avuto nei Pynk Floyd e nemmeno la nascita del fenomeno punk.
    I quotidiani che in Inghilterra vendono di piu’ sono il Sun e Daily Mirror che spero in italia non arriveranno mai.
    Non e’ una questione di eta’, e qui l’argomento, forse perche’ mi avvicino ai 40 anni mi fa imbestialire. Se il capo della redazione di NME ha 28 anni, non vuol dire che e’ un genio, vuol dire solo che ha delle scarse capacita’ visto il risultato deplorevole della rivista.
    Anche nel passato negli anni 70/80 c’erano dei giornalisti giovani ma almeno sapevano mettere due righe una dietro l’altra.
    Il fatto poi che sulla BBC Radio 1 Jo Whiley 44 anni, con una cultura musicale da far paura e’ stata rimpiazzata da quella incompetente di Fearne Cotton, 27 anni fa veramente paura. Qui il problema non e’ l’eta ma talento.
    Allora avremo dovuto far fuori John Peel o Stefano Bianchi o Bernard Lenoir a 40 anni?
    Se uno riesce come Jo Whiley, John Peel e Bernard Lenoir a stare con il passo dei tempi non vedo perche’ ad una certa eta’ dovrebbero essere messi in pensione ed e’ veramente scioccante come idea.
    Altro discorso per i giornalisti italiani che rimangono fissi nel passato, come molti in Italia.
    Se in Italia la musica non passa sulle TV nazionali, altrettanto si puo’ dire qui in UK dove sulla BBC abbiamo X-Factor, Scrictly Come Dancing con delle audience allucinanti. E quindi sulla TV- Tv inglese o Italiana siamo sempre li.
    Strano da dirsi che molti dei musicisti inglesi/americani hanno un gran rispetto per Blow Up (rivista musicale Italiana) e molto poco rispetto per NME.
    Ora che tutti parlino di sti Midlake, sono contenta, ma i Midlake sono in giro da 10 anni!
    Perche’ non se ne e’ parlato prima?

  36. Myriam

    oops volevo scrivere “Pink Floyd”

  37. Brunilde

    o Neanche io sono in polemica, non ti preoccupare. Sono intervenuta, solo perché trovo l’argomento della diversa mobilità sociale molto interessante, dato che quando avevo vent’anni ho vissuto anche io per un po’ in Inghilterra e ho riscontrato già allora questa grande diversità, soprattutto nel campo del giornalismo e dei media in generale.
    o L’Italia è indubbiamente “un paese per vecchi” e lo si vede in tantissime cose, ahimè, non da ultimo il fatto che si debba, appunto, arrivare a ricorrere alle raccomandazioni come conditio sine qua non. A questo proposito, ci tengo a specificare che anche io trovo che siano alquanto ingiuste, così come sono d’accordo anche io che se scrivi una stronzata, è meglio che cambi mestiere, però se adesso mi metto qui e cerco di pensare di quale tipo di stronzata possiamo parlare, mi viene in mente qualcosa tipo un nome o una data sbagliati, perchè i giudizi di merito su questo o quel disco non sono molto confutabili, che dici? Cioè, posso licenziare Fegiz, perché boccia il disco di Bob Dylan?? Con che criterio posso oggettivamente stabilire che è stato un errore? Sul fatto che ci possa essere una via di mezzo hai ragione da vendere, però vorrei che tu rispondessi alla mia domanda del post precedente: a che età uno dovrebbe lasciare il posto al prossimo, più giovane?
    o Vorrei, infine, introdurre un altro argomento di riflessione: il lavoro del giornalista è molto difficile, richiede dedizione, impegno, sacrificio, una predisposizione naturale che non si inventa né si costruisce a tavolino. Queste sono cose che la maggior parte delle persone o ignora o tende a dimenticare, preferendo concentrarsi solo sul lato glamour del lavoro, fatto della fama riflessa di cui si può godere, perché si conoscono persone importanti e si scrive su di loro. Secondo te, quanti dei ragazzi che ti scrivono chiedendo consiglio su come intraprendere la tua strada lo fanno, pensando soprattutto ai tuoi resoconti di feste post-concerto e accrediti per questo e per quello?
    o Io credo che la prima cosa da fare sarebbe educare i giovani alla cultura a loro contemporanea, nel senso di insegnare loro a stare attenti a quello che succede, essere curiosi, scavare, esplorare partendo dal noto per arrivare al meno noto. Per fare questo, la prima cosa sarebbe proprio leggere i quotidiani e forse tutto il male nasce proprio dal fatto che in Italia i giovani non leggono quasi niente.
    o PS: Dato che scrivo qui al lavoro, fra una telefonata e l’altra, probabilmente i miei discorsi non filano perfettamente, ma spero che si capisca lo stesso quello che voglio dire.
    o PPS: no, non conosco Eels, ho solo preso nomi a caso dal tuo blog. Però ti posso garantire che a me non piace TUTTA la roba che piace a te. Una delle domande che mi pongo più di frequente, infatti, è come sia possibile che ai critici musicali possa piacere così tanta roba. Sembrerebbe quasi che non abbiano un vero e proprio gusto.

  38. Brunilde

    Myriam, mi hai preceduto sul discorso dell’età. Ci sarei arrivata anche io e ovviamente sono d’accordo con te.

  39. Lorenzo71

    Beh, diciamo che la questione dell’età dei critici la legherei più che altro all’entusiasmo e alla voglia di ascoltare qualcosa di nuovo. E naturalmente alla qualità di quello che scrivono, avete pienamente ragione. Non credo che sia una questione di mera anagrafe, in effetti. Tra l’altro proprio oggi compio 39 anni, quindi non è che sia un ragazzino imberbe…🙂

    Sul gusto dei critici… penso che il fatto che a Chiara piaccia TANTA roba, penso che dipenda dal fatto che ne ascolta TANTISSIMA. Non so se vale anche per lei, ma per ogni cd che mi piace ce ne sono centinaia che non mi convincono, e decine che mi fanno ribrezzo..

  40. Brunilde sono di ipercorsa e non posso risponderti bene adesso!

    Non penso che nessuno debba essere radiato dal proprio lavoro causa età ci mancherebbe! non l’ho mai detto! perché portare i miei discorsi all’estremo quando mi pare che sono abbastanza moderati? Tra non mettere un 70enne che non ascolta nessun nuovo disco e parla di musica come si può parlare di uno spettacolo circense, ci sarà una via di mezzo no? poi si può anche bocciare bob dylan, si può bocciare anche il “padre eterno rock band” purché si argomenti sensatamente.

    La musica è tantissima!! Io nomino qualche gruppo qui e là: da questo deduci che non ho un gusto? ammappete!

    Myriam a volte mi sorprendi, perché vivi qui. il daily mirror e il sun non sono tabloid, si leggono come novella 2000 in italia non mi riferisco certo a quelli ma a recnesioni, per dire, degli wilco che mi trovo su 3 diversi quotidiani nazionali. NME per me fa testo come un magazine per ragazzini, nessuno over 24 lo compra più (o quasi). PArlo di quotidiani soprattutto.

    E poi non dirmi che la BBC non passa bella musica cazzo non dirmelo tu che qui ci vivi da 10 anni!!! Jools Holland porta tutti, dai dead weather a joanna newsom etc. E i molteplici documentari di musica della BBC?l’atra sera una scorpacciata di brian eno e roxy music e mille mille altri da neil young a la roux (per dire un estremo)…

    che uno voglia fare il giornalista per i resoconti sulle feste no dai… da quello che mi scrivono è la passione per la musica che invoglia, non reputo nessuno così superficiale o almeno se lo è non mi si mette a scrivere sensatamente, credo.

    Myriam: i Midlake li amo e ci sono in fissa e ne parlo da Van Occupanther (2006) e se ne parla in generale da Van Occupanther perché quel che hanno fatto prima è stato ritenuto meno rilevante (lo è anche per loro, stando a quanto mi hanno detto). ora magari leggi spesso il loro nome perché il ritorno dopo 4 anni è stato molto atteso

    scappo giornata incasinatissima ciao a tutti!

  41. Brunilde

    Mi hai frainteso sul discorso del gusto. Non volevo dire che non ne hai, ci mancherebbe!! Era solo una domanda generica riferita ai critici in genere che ogni tanto mi pongo, ma alla quale non ho ancora dato risposta, perchè di certo non sono in grado di dire “pinco pallino non ha gusto”, io che sono molto limitata in materia di musica.
    Saludos.

  42. … brunilde non confondere palrare dei propri gusti in un blog e parlare di un cd su un articolo di quotidiano o mensile dove i gusti, inevitabilmente vengono fuori ma devono essere contenuti da un certo livello di oggettività… anche se a me piace quando sulle critiche ci vanno pesante purché argomentino sempre e comunque altrimenti è la fine. ciaooo

  43. oddio quanti siete…

    volevo solo commentare questa frase credo di Brunilde…

    “Il lettore normale, quello del grande pubblico, non è interessato ai Midlake,agli Spoon, e poi agli Eels, e poi ai Fleet Foxes, eccetera eccetera”

    non si puo’ essere interessati a qualcosa che non si conosce o se ne viene a conoscenza tramite una critica svalutante che ti dice che e’ inutile sentirli perche’ tanto sono uguali ai Pentangle gli uni, ai pavement gli altri, a nessun altro (Eels ma e’ depresso) o a CSN&Y le volpi agili.

    Per Myriam (e sesmpre Brunilde di rimbalzo)
    sono d’accordo con te, non e’ una quastione solo di eta, ma una cosa e’ John Peel che a quasi 60 anni continuava a spulciarsi demo e lanciare nuove band, un’altra e’ Castaldo che da 40 anni non fa che dire che l’unica cosa che si deve sentire sono i Beatles e Caetano Veloso.
    Non puoi sputare sul piatto in cui mangi.

    vado a mangiare…

  44. blaluca

    Sarò noioso ma nei vostri commenti ho letto “In Italia non c’è mobilità sociale, stagna tutto”, “uno dei principali quotidiani italiani […] è in mano a un grande ignorante”, “le raccomandazioni…”, “il monopolio della cultura”, “l’Italia tradizionalista” e in mano ai vecchi ecc… Poi però ho letto anche, più volte, “non parliamo di politica”. Forse sarebbe meglio specificare non parliamo esplicitamente di politica, o ancora meglio di politicI. Si sta parlando di una questione particolare, il giornalismo musicale, di un settore particolare, il giornalismo, di un Paese anormale. Il giornalismo musicale non svolterà mai solo grazie ai giornalisti musicali o alla qualità della produzione musicale. Ci sarà chi nel suo piccolo potrà fare qualcosa, ma la questione parte da molto più lontanto e da molto più in alto e dunque la parola che non piace a nessuno, o che molti preferiscono tenere nascosta, ossia la politica, c’entra eccome… se no si finisce per essere ipocriti (con tutti il rispetto, eh, Chiara!). Si può e si deve parlare di musica senza troppe pretese, coscienti che si sta agendo nel proprio piccolo, a livello individuale, in un Paese che da circa 30 anni vive una processo di annientamento culturale che non ha mai trovato un movimento contrario…
    PS: comunque oggi sul Corriere della Sera mezza pagina sui Kings Of Leon😉

  45. si appunto i Kings Of Leon arrivati puntuali sul giornale di turno quando sono ormai fritti.

  46. blaluca

    Sì, era una segnalazione ironica ma emblematica. In Italia ora come ora o si sta nell’ombra (ci sono dei giornalisti bravi che campano scrivendo di musica magari occupandosi, chessò, di jazz, o adeguandosi ai temi delle testate che hanno i soldi – e non si parla di quelle sputtanate, ma per esempio di quelle di altri settori, che di solito non campano con le vendite ma che devono occuparsi di cultura per scelta editoriale o per ricevere le sovvenzioni) o si “vive” felicemente di giornalismo musicale sui blog (ma anche qui molti seguono il trend del giornalismo) o si seguono le orme di PierLuigi Diaco, il cui destino probabilmente era già svelato da quel doppio nome… Fare il proprio lavoro di giornalista musicale con attenzione e coscienza, avere tanta pazienza e non crearsi aspettative possono essere i “rimedi” per resistere. I giornalisti che si occupando di cinema, teatro e letteratura non se la passano meglio.

  47. Myriam

    ma si ..ma dico che il Guardian/indipendent non hanno una gran tiratura..rispetto ai tabloids..
    Sun 3,006,565 copies Corriere della Sera 681.854
    La Repubblica 630.080 Guardian358844
    3 milioni di copie di Sun contro 350,o00 del Guardian?? Mi dirai che in Italia non c’e’ neppure il Guardian.
    Chiara: ma sai quanto costa partecipare da Jools Holland?? E chissa’ che commissione si prende Jools Holland per ogni band. Quello si che bisognerebbe dinamitarlo!
    E no, non si puo’ scrivere male del disco di Bob Dylan se la casa discografica ha pagato 1 milione di euro di pubblicita sullo stesso giornale, ma vi sembra?

  48. Brunilde

    Già… il discorso è veramente troppo sfaccettato e complesso per analizzarlo come si deve e forse anche per trovare una soluzione.
    Di certo rimane solo la frustrazione di chi vorrebbe un sistema che non può avere e si scontra tutti i giorni con il “muro di gomma”!!

  49. Brunilde

    Blaluca, quasi vent’anni fa facevo la corrispondente per un giornale locale. Con l’articolo di apertura (rarissimo da avere) prendevo ben 20mila lire LORDE. Con quello che avanzava ci pagavo a malapena la pizza del sabato sera, pensa un po’…

  50. blaluca

    Ciao Brunilde, l’equivalente odierno di queste testate sono quelle a cui andrebbe sempre detto “no, grazie, preferisco scrivere sul mio blog”. Ma tra i 23 e i 28 anni (intervallo di età post-laurea) ci caschiamo tutti, sperando…

  51. Brunilde

    Esatto, poi tieni presente che parlo di un’epoca in cui Internet non esisteva e nemmeno i cellulari. Io avevo a disposizione un fax ed ero già considerata “avanti”. Tutti gli altri portavano il pezzo a mano. E ho 38 anni, mica 51!!

  52. Myiriam ma chi l’ha mai considerati il mirror e il Sun quotidiani? sono tabloid non li apro mai no so di cosa parlano (tranne la ragazza in topless a pagine 3 del sun!)

    il Times ha la stessa tiratura della Repubblica, il Daily Telegraph vedo 842,000 ovvero più del corriere della sera e della repubblica, il Giornale ha una tiratura di appena 200,000. Ma poi perché stiamo facendo questi paragoni? mi son dimenticata🙂 io lo ripeto per la 3000 volta mica paragono UK con italia sono due casi estremi assoluti quanto all’attenzione per la musica.

    Vuoi dinamitare Jools Holland perché “chissà quanto prende di commissione”? Se lo sai dimmelo altrimenti investigo anche io ora sono curiosa! PEr me è un bene che faccia suonare joanna newsom alla tv, lui è un ex musicista (e bravo) e non mi pare giusto buttare merda su una trasmissione che fa bene ed è fatta bene. E poi mi pare che accoglie dal mainstream agli sfigati.

    quanto a Dylan non troverai chi scrive male perché chi ama Dylan lo fa a prescindere (ormai è un dogma) così come chi ne parla male. Ma in generale capisco che dici e queste cose ahimé ci saranno sempre. Il punto è che deve esserci anche l’articolo della band che se lo merita e basta… mi pare che tutto il mio post gira intorno al concetto di “compromesso”.

    Blaluca prendo il tuo consiglio a cuore…

    Brunilde grazie per raccontare le tue esperienze, mi rendo conto di quello di cui parli…

    Però una cosa: non puoi dire che non ti piace Eels se non lo conosci! Se mi mandi un indirizzo alla mia mail ti faccio un cd di canzoni di Eels, lo ascolti e poi se vuoi mi dici che ti ha fatto schifo. non prima! deal? o ti faccio un mix megaupload.

  53. Brunilde

    Infatti io non ho mai parlato nello specifico di Eels🙂.
    Ti ringrazio tantissimo per la tua offerta, ma mi procuro qualcosa qui e poi proviamo a discuterne, ok? It’s a deal.
    L’unica cosa è che ho bisogno di tempo, perchè per queste cose sono un po’ lenta.
    Vi saluto tutti, ora vado a preparare la cena.

  54. JENNY

    Tu sai che è VERO se ti confido che dopo aver letto HO PIANTO.
    La profonda tristezza che sento è difficile da esprimere.
    La profonda tristezza, “quì giù”, si confonde ormai con l’incapacità di scandalizzarsi e muoversi.
    Non sta morendo solo il giornalismo musicale, mia piccola adorata,…..o le note che dovrebbero accompagnarlo.
    Non conosco nessuno che più di te ha creduto e ceduto alle proprie passioni. E come tanti anni fa….oggi continuo a dirti di NON MOLLARE….ma anche di NON TORNARE.

    Quì stanno uccidendo tutto…..e SANREMO è stato così vergognosamente lo specchio di una ferita che si sta allargando e diventando mortale….ed io ” per raggiungere il fuoco vivo sotto la neve”!!!

    Perdonatemi lo sconforto….ma Chiarina può “sentirmi” e capirmi.

    Ti voglio bene, piccola mia.
    A te e a tutti quelli che non MOLLANO dedico:

    SAME

    “Tutti i gesti si ripetono
    il migliore poteva essere l’ultimo
    quando diventa difficile
    continuare a mascherarsi
    oppure fuggire
    e aspettare che i passi diventino lontani.
    Questi giorni restano chiusi nel buio di un labirinto
    dove non so cosa mi aspetta
    forse l’alba frenetica
    o soltanto la prossima uscita.”
    (Federico Fiumani)

  55. Ciao Sally, non ho letto tutti gli interventi precedenti perché sono tantissimi. Una sola cosa da parte mia: ma come mi sei andata giù di morale, cara Sally?! Tu hai tutte le ragioni, sia chiaro-Chiara, ma temo veramente che la tua battaglia per la cultura in Italia sia persa da tempo. Non capisco tutta la tua meraviglia e sconforto attuali, è una caduta libera da quando Lampadato I ha fondato Merdaset e la RAI gli è andata dietro sul piano inclinato della cloaca televisiva. I favolosi anni 80! Avevo 15 anni nell’87 ed era uno strazio vedere Mon Cler e Timberland ovunque, te l’assicuro, Per forza ti innamori degli Smiths e dei REM! Almeno quando hai fatto 15 anni tu avevi il grunge attorno!
    Sanremo invece a mio parere è sempre stato orrido con pochissimi sprazzi di somma luce (Tenco, Delirium, Bertoli, Arigliano, Afterhours… e mille altri che ora mi sfuggono). Esattamente come il mare è blu, il cielo è azzurro e il prato è verde (salvo alterazioni dovute allo smog) così, da sempre, Sanremo è sterco di bue. “Grazie dei fior” è una merda del 1950 come “Non ho l’età” del 66 (?), come l’italiano (o meglio l’italano) di Cutugno negli anni 80 o il Carta (da culo) di oggi o come xxzzo si chiama il fesso che ha vinto. Punto, basta, mettiti il cuoricino da rocker in pace. I giornalisti che stanno attorno a Sanremo beccano un casino di soldi per parlare di reggiseni, culi e tette, si sa, io cara Sally non me ne farei un cruccio. Luzzato Fegiz sa tutto di Anna Oxa, ma credo sia convinto che Hendrix suonasse l’ocarina. E incassa per Sanremo quello che incassa la Fiat in un giorno!
    In fondo a ben pensarci Sally anche i British Awards non sono una parata di geni della musica. Sono merda anche loro e immagino siano straseguiti in Inghilterra. Gli ignoranti sono ovunque (anche se invero nel nostro paese abbondano oltremodo): noi dobbiamo essere un’oasi di cultura in un deserto di ignoranza, sennò non ne usciamo vivi.
    I contatti lavorativi che hai ora sono più che validi e solidi per assicurarti una professione che non ti farà magari diventare miliardaria, ma che ti renderà sempre “free as a bird” e in grado di pagar bollette. Tieni duro Sally sennò chi scrive di gente nuova sul Busca? Rabbrividisco al solo pensiero che tu possa gettare la spugna! Chapeau per il tuo lavoro. Fabrizio.😉
    E pensa che Tenco si è suicidato per Sanremo…

  56. Grazie my dearest Jenny, ti rispondo privatamente!

    Fab: Hai ragione, mi rendo conto che hai perfettamente ragione… Ma da un punto di vista quel “sentirsi superiore ed oasi di cultura in mezzo alla merda ignorante” credo sia un atteggiamento sbagliato e pericoloso di arroganza, io non voglio diventare la critica trombona che dopo 20 minuti se ne va dal concerto per poi recensirlo… vorrei capire se è possibile sfuggire a certe dinamiche mantenendo la mia dignità e integrità.

    E per quanto si sappia che Sanremo è la feccia non credo si sia mai arrivati così in basso e vedere tutti i quotidiani in ginocchio mi ha stupita ancora. Forse Fegiz ci farà soldi (io questo non lo so e non voglio accusare senza sapere) ma so di altri giornalisti che sono lì e ti assicuro che non ci fanno affatto i soldi e quello lo so per certo.

    Sui Brit hai ragione ma durano 2 ore, asciutte, indolori, a ritmo velocissimo. Se ne parla il giorno dopo e non si parla solo di quello, hanno uno spazio giusto e comq dai, sono imparagonabili come qualità a Sanremo.

    Vedere dove si è arrivati mi ha demoralizzata ma i vostri commenti, di tutti, mi hanno davvero dato la forza di guardare avanti. Grazie di cuore.

  57. Questo post sta diventando touching.

    Pero’ volevo spezzare una lancia (parzialmente a malincuore perche’ da quando e’ passata in prima serata e’ calata di qualita’ e orientata a un pubblico piu’ mainstream) per la trasmissione di Jools Holland.

    Nonostante lui sia antipatico e il suo rhythm and blues irritante, la sua trasmissione non solo mi ha fatto conoscere nuove bands (e non che non ci sia immerso gia’ dentro mani e piedi) ma le ha fatte conoscere a milioni di persone che le guardano.
    E’ un’istituzione inglese e la guardano tutti gli addetti ai lavori.

    Si ci saranno giochi sotto per spingere uno o l’altro, ma in quanto a distribuzione di mainstream/indie major/indie rock/pop blues/world/jazz mi sembra equo e onesto. Fa vedere un po’ di tutto, ha i suoi favoriti uno e’ Nick Cave (e mi sta piu’ che bene perche’ lo amo) l’altro e’ Seasick Steve (e mi fa incazzare perche’ sono un purista del blues) pero’ non e’ sanremo, non e’ x-factor, non e’ amici, non e’ in una parola mediocre spettacolo. E’ musica, che si suona e non si parla (e nel cambio di format l’aumento delle interview mi lascia perplesso)

    In Italia tanti anni fa (non ricordo nemmeno il nome) esisteva una trasmissione simile di Gioele Dix di pomeriggio… era bellissima, e’ durata pochissimo.

    Oggi leggere che assante e’ ritornato sul suo blog dopo un flash di due ore per Pantha Du Prince e’ tornato a parlare del cazzo di televoto di sanremo mi fa venire voglia di andarlo a prendere a schiaffi. Cosa che succedera’ appena sbarca a Londra.

    Intanto ieri i Japandroids hanno fatto il concerto dell’anno (gia’ dichiarato a febbraio) dopo che avevano gia’ fatto pure quello dell’anno scorso.

    • Lorenzo71

      La trasmissione con Gioele Dix non la ricordo… potrebbe essere “Doc”, con Gegè Telesforo? Andava in onda il pomeriggio, con ospiti che suonavano dal vivo, a fine anni ’80. A volte c’erano ospiti discutibili, altre… http://www.youtube.com/watch?v=QU4EQyu4nTY

      • e non solo:





        Madonna sembrano secoli fa invece era il pomeriggio di Rai 2 di 20 anni fa… Che tristezza…😦 F.

      • Lorenzo71

        Nooo, i Pogues e Jorma Kaukonen… questi proprio non me li ricordavo.. Fantastici.

        PS Fabrizio, hai visto la mia risposta sul Bubola-Gate?

      • Ciao Lorenzo, non mi compare la scritta “replica” sotto il tuo ultimo messaggio quindi ti scivo qui sperando tu mi possa comunque leggere, direi che Dylan che suona mezz’ora in più per coprire Bubola avvicina di più il Bob al messia che forse noi tutti cerchiamo veramente! Un’azione taumaturgica veramente! Bubola l’ho visto un 3-4 volte in vita mia (feste di paese, quasi gratuite…) e ribadisco che nella sua discografia ci sono perle di assoluto valore. Il problema è che è un autore, ma NON è un interprete! Non è proprio buono, non ha voce, non è simpatico e non ha presenza scenica, a mio parere of course!
        C’ero il sabato sera 19 luglio 2008 all’Arcimboldi di Milano per vedere Tommaso Aspetta, ma arrivai tardi e non partecipai alla reunion dei Cani Bagnati prima del concerto.
        La proprietaria di questo blog ancora me lo rinfaccia…🙂
        Ciao. Fabrizio.

  58. Brunilde

    Buongiorno. Penso che abbiamo usato tutti il nome di Fegiz più come esempio di categoria, che come singolo individuo.
    Sanremo è un discorso fatto così: è un programma televisivo che rende molti soldi alla Rai e al Comune di Sanremo e poi anche alle case discografiche, che, come sappiamo, sono sull’orlo di una crisi di nervi. Per questo motivo continuano a fare il festival e di conseguenza la stampa lo subisce, perchè anch’essa ha da guadagnarci. Il singolo giornalista, dipendente di una testata, ci va perchè la redazione glielo ordina. Semplice.

  59. Ovviamente lorenzo quella!
    Sono io completamente fuso stamattina. 2 ore e 40 minuti di treno e ritorno alle 2 di notte per fare 50 miglia, tanto per dire che non tutto funziona in UK.

    • Porca vacca! in 2 ore e 40 a Cambridge ci arrivo in vespa e ritorno! però quella è colpa della neve non del governo corrotto🙂

      • no no, niente piu’ neve, era tutto liscio.
        Quella e’ la incompetenza di chi ha in mano first capital connect, o ad andare indietro, a chi penso che privatizzare le ferrovie e spezzettarle in tante piccole societta’ fosse un grande esempio di capitalismo moderno.
        Il 70% delle volte che torno a Cambridge c’e’ qualche problema sul treno, lasciamo perde…

  60. Myriam

    vabbe su Jools Holland c’e’ da aprire un capitolo a parte.

    …ma Chiara, almeno tu, non demordere e continua!

  61. Chiara, ti conviene raccoglierli in un volume i commenti sul morituro giornalismo musicale italiano. Dalla quantità e dal tenore dei commenti se mai dovesse morire lascerà un mare di orfani e di vuoto. Speriamo sia un buon segno.
    ciao, silvano.

  62. daniele

    Riflessioni sacrosante ma inutili. Mia nonna avrebbe detto che è come scopare il mare, parlare di musica, sui media nazionali in Italia, è impossibile. A volte nasce qualcosa, si vede e si legge qualcosa, ma bisogna fare una fatica boia per riuscire a scovare quello che ci interessa. E non ci provare nemmeno perchè non serve cara Chiara, se parli di Adam Green (ma è il tuo fidanzato?) pure su La Repubblica il 99 per cento dei lettori non sa nemmeno chi cazzo è! Ma non è ignoranza, il fatto è che non può saperlo, abbiamo già il cantante rock migliore del pianeta, Vasco Rossi, ed è con lui che ci siamo preclusi gli sbocchi verso altro. Alla domanda “ma tu ascolti rock o roba strana?” spesso mi sento rispondere “Si, mi piace il Vasco e il Liga”. Niente contro di loro ma questo vuol dire che quello è il nostro capolinea. Le informazioni che mi servono, le recensioni che voglio, gli articoli che amo so dove andare a prenderli, non ho bisogno dei media italiani, anche perchè se mi capitasse di vedere Vincenzo Mollica parlare dei Radiohead dovrei subito andare a vomitare. E allora vai in America a scrivere libri o stattetene a Londra a fare la corrispondente: abbiamo bisogno di orecchie italiane in giro per il mondo, qua ormai si sono atrofizzate.
    PS – Nonostante tutto la scena underground italiana se ne sbatte e va avanti con grande intensità, conosce i propri canali di comunicazione, se ne sbatte del resto e ci dà, a noi che abbiamo lo “shining”, grandi soddisfazioni.
    ciao bella

    • Ciao Daniele,

      il Vasco e il Liga per me sono due piaghe italiane che simboleggiano la staticità di un paese culturalmente verso il baratro.

      Hai ragione, forse è un post inutile dettato da un momento di sconforto ma anche grazie ai commenti ricevuti qui e ad altre mail, ho deciso di non mollare la mia piccola ed inutile guerra.

      Check out il Secolo XIX nei prossimi giorni e vedi un po’ di chi parlo a piena pagina🙂 NEVER SURRENDER!

  63. PS Adam Green non è il mio fidanzato! A volte vorrei che la gente si dimenicasse sono una ragazza, pensami come un giornalista puzzolente di 80 anni, pelosa e disgustosa.

    Adam Green è una mia fissa musicale perché credo quello che fa lui non lo fa nessuno ed è divertente, introspettivo, innovativo pur essendo tradizionale. Sostengo con tutte le mie forze la musica che ritengo valida, penso che a volte sia solo la pigrizia che impedisca di conoscere grandi cose.

  64. Pingback: Midlake: it’s a drug! « The Brixtown Massacre

  65. Ciao Gianna,
    grazie per le segnalazioni. E’ vero ormai è molto triste quello che sta succedendo in Italia, una volta la culla dell’arte e oggi la culla di che? della tv?

    bella però la frase “solo mc cartney può salvare l’arena” è tipo “Obi Wan Kenobi, solo tu ci puoi salvare…!”

    bona domenica!

  66. Sempredistratta

    Ma a proposito di giornalismo musicale fatto da non professionisti, avete sentito parlare di questa Mikaela Kavalli, ex attrice porno che ora scrive su siti di musica??

  67. Marco B

    beh pensate che scrive anche uno come musycuff.. e che viene anche considerato un genio.. per forza il giornalismo muore..

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