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Jonathan Wilson @Assembly Hall, London

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Jonathan Wilson & His Band. Photography © 2013 Chiara Meattelli 

E’ musica da ascoltare con il cuore, più che con la capoccia. Lo dico senza retorica. Sono ormai rimasti in pochi a suonare come Jonathan Wilson e la sua strepitosa band. Tutta questione di sound. Ed è sublime perdersi dentro. Fanfare è stato uno dei migliori album di questo 2013 e tra i più importanti. Non perché abbia portato qualcosa di nuovo – le varie citazioni e riferimenti sono tutt’altro che casuali – ma perché rappresenta un’era che sta scomparendo. “Se li ho voluti è stato per un motivo del tutto egoistico” mi ha detto Jonathan del super cast di ospiti di cui si è servito (Jackson Browne, David Crosby, Graham Nash, Roy Harper e gli Heartbreakers Mike Campbell e Benmont Tench). “Quando i più grandi se ne saranno andati, infatti, potrò sentire la musica che abbiamo creato insieme e ricordarli sorridendo”. 

Nonostante l’abbia visti dal vivo innumerevoli volte, il concerto sold out alla Assembly Hall di Islington è stato speciale: best gig of the year per quanto mi riguarda. Più di ogni altra cosa sono e saranno le canzoni a parlare: sia su disco che dal vivo, Fanfare è un gioiello senza tempo. Un “classico” da tenere in vinile e mai troppo lontano dallo stereo. Che non se ne può più della moltitudine di album che si ricevono quotidianamente via mail e posta. Bisogna passarci del tempo con la musica per godersela in pieno. Ma per farlo c’è bisogno di qualcosa che rimanga.

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Happy Birthday Roy Harper, and more…

Giusto due pensieri in ordine sparso, ora che ottobre si è chiuso (da un pezzo!) tra la maratona cinematografica del London Film Festival e un turbine di eventi molto succosi.

La doppietta di concerti Wilco, con apertura di Jonathan Wilson, alla Roundhouse è stata semplicemente sublime. Le date erano consecutive ma le scalette differenti, per un totale di quattro concerti indimenticabili. Sul sito del Rolling Stone ho caricato la galleria fotografica per Wilco e un’altra per Jonathan Wilson (che ho anche avuto il piacere di intervistare, stay tuned per l’articolo).

Sabato scorso ho invece assistito a uno dei concerti più intensi della mia inutile vita: Roy Harper alla Royal Festival Hall. Si celebravano i suoi 70 anni e lui ricordando gli amici recentemente scomparsi, Bert Jansch dei Pentangle e il compositore David Bedford, si è commosso. Ma Roy Harper, un genio totale nonché l’artista più sottovalutato del nostro tempo, ha anche un gran senso dell’umorismo e tra una lacrima e l’altra ci ha fatto ridere di gusto. La sua voce e chitarra (sul palco anche una sezione d’archi e un maestro d’orchestra) ci hanno scosso dal profondo: è stata un’altra cosa, indescrivibile. “Lui è il maestro assoluto” mi ha rivelato Jonathan Wilson, chiamato da Harper in persona per aprire la serata con un set acustico. Sul palco è comparsa anche Joanna Newsom per un duetto a sorpresa: grazie a lei Harper ha guadagnato in questi ultimi anni un po’ di notarietà. Come se non bastasse, oltre al figlio Nick Harper, a fine serata si materializza anche Jimmy Page (!). Ho avuto l’onore di conoscere Jimmy Page qualche mese fa ma non l’avevo mai visto suonare dal vivo: terremoto d’emozione, lungo quanto un assolo con la chitarra acustica. All’afterparty volevo di nuovo stringergli la mano e chiedere se si ricordasse di questa povera pellegrina, ma sono stata psicologicamente bloccata dalla mandria di avvoltoi che gli gravitavano attorno. Per la cronaca, Page suonava come session man di Harper, ai tempi che furono.

Infine due parole sullo show di Bon Iver all’Hammersmith Apollo. Grande spettacolo: in nove sopra il palco, due batterie, fiati, violini, chitarre, giraffe, majorettes… Il sound di Justin Vernon è cresciuto paurosamente e al nostro caro montagnolo non bastano più una chitarra e uno chalet in Wisconsin. Ho appena scritto una recensione per il Busca di novembre, qui vi lascio con la galleria fotografica…

PS Domani un altro incontro di una vita: Pete Townshend che presenta i remaster di Quadrophenia con tanto di performance live intima. Già tremo, di gioia s’intende: Quadrophenia è uno degli album che più ha segnato la mia vita di teenager e vi avverto, le demo e gli outtakes sono una cosa delirante per ogni patito…

TUTTE LE FOTO SONO ©CHIARA MEATTELLI

 

PHOTOS ©CHIARA MEATTELLI

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