Archivi tag: libro di foto di Jimmy Page a un milione di dollari

Jimmy (gira) Page

Ve le immaginate le avventure fantascientifico-smandruppagroupie che Jimmy Page potrebbe raccontare con quel che ha vissuto? Bene, continuate ad immaginarvele solamente. Tra le mani stringo una copia del libro da un milione di dollari (445 sterline, circa 520 euro) Jimmy Page by Jimmy Page, 500 pagine di autobiografia fotografica. Vabò, la mia è solo una copia promo per la stampa, dunque non ha la carta in pelle umana, né la supercopertina in milza di daino pergamenata come nei 2.500 libri originali. Tutti sold out prima ancora di uscire, ovvio, solo gli stronzi non hanno 500 euro in tasca per un libro patinato da mettere sul tavolino da caffé. Peccato che Jimmy Page, in nessuna page (scusate, non ho resistito) abbia voluto scoprirsi troppo. Ci sono delle didascalie più o meno articolate ma nulla che riesca a farci entrare nella sua mente; persino l’umorismo è quasi inesistente. Page rimane un enigma, come nel documentario It Might Get Loud, o forse non ha nulla da dire, se non con sei corde di chitarra. In una recente intervista ha dichiarato che se mai scriverà una vera autobiografia, come gli era stato chiesto prima che decidesse di nascondersi dietro le foto, dovrà uscire postuma.

Torniamo al libro, l’incipit è stupendo: Jimmy chierichetto a dieci anni con la tunica, bibbia aperta e il profilo illuminato da una candela. L’ha scattata il Signor Bara, tale Mr Coffin, il choirmaster. Giro page: “This book is a visual documentary to reflect my contribution in music”. Bisogna arrivare fino a pagina 241 per smorzare la supponenza di quella frase, quando scrive: “My contribution to sport” sopra la foto in cui è vestito da giocatore di cricket e finge di usare la chitarra come mazza. Le immagini migliori sono quelle iniziali, quando il guitar hero dall’acconciatura rockabilly suonava nei salotti di casa con le prime bands. Anche le immagini con i Yardbyrds sono splendide, soprattutto quella firmata da Linda McCartney in cui una vecchietta ricurva e dall’aria incazzosa ruba la scena attraversando la cornice-rock dei quattro disposti in fila sul marciapiede. Ora capisco perché nonostante uso la stessa macchina fotografica e le stesse vie di Soho, non ottengo foto altrettanto splendide: non ci sono più i vestiti e le basette di una volta. Se c’è un messaggio che arriva forte e chiaro dopo avere sfogliato queste 500 pagine è che Jimmy Page aveva uno dei guardaroba più spettacolari mai esistiti in questo pianeta. Vanesio, figo, confidente davanti all’obiettivo: così appare dalla trafila di foto di lui sul palco (la stragrande maggioranza) o in posa backstage.

Di storie curiose, o meglio, di storie ce ne sono pochine: spiega che la prima chitarra avuta era quella lasciata dal padrone della casa dove si era trasferito con la famiglia. Oppure l’aneddoto con la veggente che gli aveva anticipato la difficile scelta imminente: formare i Led Zeppelin. Infine le immagini del declinio con Page che accompagna Leona Lewis alla cerimonia delle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Con due parole spiega l’orgoglio di essere visto da 250 milioni di spettatori worldwide. Bravo Jimmy, fatti vedere da tutti con Leona Lewis, perbacco, sembra proprio un’ottima idea. Lasciaci pure questa immagine di te o quella in cui vestito da babbo di minchia vieni insignito di un Honorary Doctorate all’università di Guildford. Incurante dei tuoi fan, quelli veri, quelli che danno ancora di matto ascoltando il vecchio splendore dei Led Zeppelin, quelli che non avranno mai 500 euro per comprare questo bel libro.

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