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Ain’t no cure for babelvista

Questo è semplicemente un doppio cd da brivido, gli stessi brividi che avevo provato al concerto di Cohen dello scorso novembre. Live in London è stato invece registrato il 17 luglio alla O2 Arena, qui a Londra; io avevo un biglietto per la primissima fila centrale (vicino a David Gilmour!) Due sere dopo sarei andata a Milano a vedere Tom Waits, sempre in prima fila: sarebbe stata la migliore estate della mia vita dopo quella del ’69, quando ancora non ero nata. Ma non avevo fatto i conti con l’oste, ovvero con l’organizzazione del concerto di Waits che rilasciava pass fotografici solo per la serata d’apertura (come spesso, ma non sempre, accade) ovvero il 17 luglio. Dovevo scegliere tra i miei due mostri sacri e senza sapere che Cohen sarebbe tornato a Londra entro pochi mesi. Dopo mille ripensamenti e diversi frullati al valium ho deciso di andare a Milano per fotografare Waits, lasciando il biglietto in prima fila per Cohen a un fortunato amico (che per ringraziarmi ha eretto sotto il Millenium Dome di Greenwhich una statua in mio onore). E così, due mesi fa, quando usciva questo doppio album insieme al dvd, sono stata immensamente felice. Oggi, googolando in rete, mi accorgo che un sito ha raccolto le varie recensioni sul dvd, tra cui il mio articolo uscito sul “Secolo XIX” ad aprile. Sotto l’articolo, ovviamente in italiano, hanno inserito anche una versione inglese: un po’fa piacere e un po’ dà fastidio vedere firmato col proprio nome un testo sbilenco e sgrammaticato, tradotto con babelvista o simili. La parte che preferisco è quando hanno tradotto la citazione ad un verso di Anthem: “There is flaw a crack in everything, so that light can enter”. Se lo vedesse Leonard cosa penserebbe di me? Che voglio riscrivere le sue poesie in chiave post-moderna?! (So that light can enter invece di that’s where the light gets in). Che questo post funzioni da disclaimer: non l’ho scritto io!

Va bene che è un po’ presto per stilare la classifica dei migliori album del 2009 ma, quando sarà il momento, non vedo proprio come riusciremo ad escludere questo doppio album meraviglia. Ormai quando si sente parlare di reunion, di artisti mummificati che escono dall’oltretomba per minacciare i palchi del pianeta terra, non ci resta che tremare. Con Cohen, invece, si sogna sempre, pure se sobri e ad occhi aperti.

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