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L’anima del CBGB, in foto, a Camden

blitzbenefitLurido, stretto e fantastico. Il CBGB era uno di quei clubs le cui mura parlavano non appena le incrociavi con lo sguardo. Ogni centimetro di locale era ricolmo di scritte, adesivi e chewing-gum ininterrottamente sputati dal 1973 al 2006. Che dire dei bagni? Mai visti dei cessi così romantici, troppo punk per avere un lucchetto alle porte. Per arrivarci dovevi passare dietro il palco, attraversare il backstage e magari incontrare Lenny Kaye che accordava la chitarra tra un bicchiere di vino e l’altro… Ahimè, sono troppo giovane ed europea per avere vissuto i tempi d’oro del CB’s, anche se sono stata abbastanza fortunata da vederci la sua patrona, Patti Smith, suonare tutto “Horses” prima che chiudesse tre anni fa. Insomma, che ne so io di come quel lerciume si sia accumulato col tempo, posso solo lontanamente immaginarmelo con tutta la poesia punk rock di cui sono capace.

pattiCb'sQuesto pensavo mentre visitavo la mostra fotografica “CBGB: The Home of Underground Rock” di Lisa Kristal alla Proud Gallery di Camden Town. Non male avere come padre Hilly Kristal (R.I.P.), manager del CB’s, e poter documentare la storia del punk rock mentre si spiega davanti agli occhi rimbombando su amplificatori sbudellati. In mostra le foto dei Television, Ramones, Blondie, Tuff Darts, Dead Boys, Patti Smith, Talking Heads e una vagonata di altri, tutti immortalati dalla Nikkormat della Kristal. C’è anche Hilly Kristal backstage con Paul Simon, imbacuccato con sciarpa e cappello manco uscisse dalla cena di natale della zia. C’è Andy Warhol seduto al tavolino con gli amici o Lou Reed che improvvisa al piano con John Cale e Allen Lanier. Poi ancora Angus Young sulle spalle di un roadie per suonare un assolo sudaticcio in mezzo al pubblico oppure i Jam che sorridono giovanissimi, lavati e stirati. Ma soprattutto, c’è l’atmosfera di quella che è stata per anni (non negli ultimi) la casa del punk rock o meglio ancora, dello Street rock: quella musica che annaspa dentro la sua essenza, che graffia le casse prima di liberarsi, che manda affanculo i virtuosismi e le abilità tecniche. Il punk, allora, era un modo di pensare e di essere che voleva rompere le regole prima ancora di poterle inventare. Al CB’s poco imporatava se eri Andy Warhol o Ciccio Bistecca, nel momento in cui ordinavi da bere e sturavi le orecchie con massicce dosi di rock, eri solo “uno di casa”. Le immagini della Kristal, tutte o quasi, inedite, ne sono testimoni.

Nella foto qui sopra Arturo Vega, Chris Stein e Debbie Harry al “Blitz Concert” nel 1978, ovvero il concerto al CB’s organizzato per Johnny Blitz dei Dead Boys, rimasto a corto di soldi dopo un brutto incidente. La mostra è aperta fino al 9 agosto ed è gratuita. Fate solo attenzione a schivare i punkettoni di plastica multicolorata di Camden, potrebbero rovinare uno splendido viaggio nel tempo… (photos©LisaKristal)

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