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Dylan palesati: agli italiani rode il culo

Ho amici in tutto il mondo; sulla timeline di Facebook scorrono pensieri dall’India all’Australia, da Piave Pajaccia a Honolulu, da Tokyo al deserto del Mojave. Eppure i post al veleno basati su zero informazioni che supportino le proprie tesi riguardo Dylan, hanno tutti la stessa origine: l’Italia. Apprezzo il confronto, ho gioito per il suo Nobel ma ho anche ascoltato con piacere e interesse gli amici che pur amandolo – o anche no – si ponevano domande legittime: quanti altri scrittori e poeti meno celebri lo avrebbero meritato? Non avrebbe dovuto vincerlo una trentina di anni fa? C’era bisogno di un Nobel per legittimare il potere letterario di un testo? Possono considerarsi dei versi di canzone in maniera del tutto staccata dalla melodia che accompagnano? E così via.

Mi rendo conto sia fastidioso leggere una generalizzazione del genere ma dopo avere osservato per mesi in silenzio e letto centinaia di post fino all’ennesima minchiata di oggi (il post pubblico di un presunto giornalista e autore che critica Patti Smith – “una delle più grandi e svergognate approfittatrici della storia del rock” – per avere accettato l’invito della Commissione di Stoccolma) non riesco più a trattenermi. Agli italiani rode il culo, è un dato di fatto. Ho letto tweet e commenti di giornalisti italiani – famosi perché partecipano a spettacoli di intrattenimento televisivo – che ridicolizzavano il Nobel di Dylan salvo conoscerne i testi. E badate, è antipatico fare nome e cognomi ma se scrivo questo è perché ho la certezza di ciò che dico. Non lo conoscono eppure ne parlano male attraverso un profilo pubblico guadagnato a suon di talent show. Ma allora, la tua critica, a cosa serve? Quale discussione interessante può scaturire se conosci solo due frasi di Blowing in the Wind o se disgraziatamente ti capitasse di ascoltare i suoi brani alla radio, non sei in grado di capire tre parole di fila? (molti di tali giornalisti inciampano vergognosamente sull’inglese). Persino noi fan abbiamo difficoltà a conoscere l’immensa mole di lavoro che ha prodotto, figurarsi. Che poi si ridicolizzano da soli. Come diceva Nanni Moretti: «Parlo mai di astrofisica io? Parlo mai di biologia io? Parlo mai di neuropsichiatria? Di botanica? Di algebra? Di agiografia greca?… ». Perché nel nostro paese leggere critiche con cognizioni di causa è utopistico? A cosa minchia serve il giornalismo?

Tutti sanno cosa avrebbero fatto se fossero Bob Dylan: si sarebbero presentati per dio! Oppure non avrebbero preso tutto quel denaro, è logico! Nessuno si pone il quesito di cosa significa svegliarsi la mattina ed essere Bob Dylan. Di cosa significa avere oggi un mondo diverso perché si è venuti al mondo, perché loro, come me, fossero nati o meno, non sarebbe cambiato assolutamente nulla. A nessuno è venuto in mente che un uomo di 75 anni possa non stare bene fisicamente o di testa? Beati voi. Perché io non riesco a pensare ad altro da settimane, soprattutto dopo un anno così funesto. Mi sono giunte voci di un altro gigante della musica – insospettabile – che avrebbe perso la facoltà di parlare normalmente in pubblico e dunque sì che ci penso. Magari Dylan non ha “scapocciato” come temo, e si sta semplicemente comportando da Dylan, chi lo segue da anni sa cosa intendo. Ricordiamo anche di come sia riuscito a tenere completamente blindata la propria vita privata, di come online non esista neppure mezza foto o dichiarazione della ex moglie e musa Sara, ad esempio. Non sapremo mai i veri motivi ma nel dubbio ci piace sputare veleno, perché agli italiani rode il culo, e forte.

Ora vi chiedo, senza supponenza ma con il cuore in mano: cosa diavolo vi è successo? Perché i miei amici anglosassoni – inclusi artisti di rilievo per dire – non fanno altro che dirmi: “Amo la passione di voi italiani, noi inglesi siamo cresciuti con intorno gente che nascondeva di continuo le proprie emozioni”. Dove è finita quella passione? Il grande cuore degli italiani, così caldi e alla mano rispetto agli algidi britannici? Facebook ha dato voce a ogni pensiero da bar di chicchessia (sempre bella sta parola) ma qualcuno sa spiegarmi storicamente da dove originano le spremute di vomito gratuite? Il livore esiste ovunque, ovvio ma perché è così concentrato nel nostro paese?

Coraggio, ritrovate quella passione che vi ha reso adorabili e unici in tutto il mondo. Criticate chi volete, buttate quintalate di merda su Dylan se lo ritenete opportuno ma argomentatela, cazzo. E se non vi commuovete neppure davanti a questo video della più dolce Patti Smith di sempre, state attenti, perché un pollo di plastica marcio ha preso il posto del vostro cuore. E non sono tempi questi per lasciare accadere cose del genere.

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