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TV Eye: Come ti uccido il punk

Basta, non lo chiamo più Iggy, d’ora in poi sarà solo James Newell Osterberg. Ma come ha potuto? Lui che diceva che non avrebbe mai dato la sua musica per prodotti e cause in cui non credeva, che non si sarebbe mai venduto, cosa devo pensare che a 61 anni ha trovato la compagnia assicurativa che lo ha finalmente reso un punk rocker felice!? E i cartelloni pubblicitari imperversano ovunque, per strada, sui muri della metropolitana e fa male vederli, fa così male che all’inizio il mio incoscio negava l’evidenza.

Allora ricapitoliamo: Johnny Rotten fa la pubblicità per il burro, Bob Dylan vende Blowing in the Wind alla Co-operative Group per fare pubblicità a supermercati e pompe funebri, Paul McCartney stringe un accordo con Starbucks per vendere cd, Leonard Cohen cede i diritti di Hallelujah al vincitore di X-Factor, Martin Scorsese filma Mick Jagger che sculetta con Christina Aguilera, Keith Richards fa la pubblicità per Louis Vuitton e ora Iggy Pop fa la pubblicità per una compagnia assicurativa di autovetture. Va bene che c’è crisi ma a tutto c’è un limite. Che poi, ci pensate Iggy che assicura le macchine? Piuttosto mi fa venire in mente a qualcuno arrestato per drink & driving oppure che vomita fuori dal finestrino o che ne so, che va contromano sull’Oakland Bay Bridge di notte a fari spenti ruttando… ma mi illudo. E’ evidente che non è più così, che il mondo sta finendo. Solo mi chiedo, che bisogno c’è di far finire le nostre speranze e sogni con esso? Perché invecchiare significa vendersi? Perché gli artisti non si rendono conto che sono personaggi pubblici e hanno una responsabilità verso il proprio pubblico soprattutto quando hanno significato così tanto? Iggy mi senti!? Iggy! Search & Destroy ricordi!? Ti ricordi? Ti ricordi? Ti ricordi? ti ricordi? Come diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa… A proposito, pure tu Nanni, ti ricordi Palombella Rossa e tutto quello che è venuto prima? Ti ricordi? Ti ricordi? Ti ricordi? Ti ricordi? Ti ricordi? Mi state facendo male. Come si dice da queste parti: Only the good die young.

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Bob Dylan: la prima mostra coi suoi dipinti e sono pure belli!

“Non fidarti di chi non ascolta Bob Dylan” dice Ben Kingsley nel ruolo di schizzacervelli hippie sul nuovo film The Wackness (che tra l’altro vi consiglio di vedere). Una frase che condivido in pieno, fondamentalmente perché dentro questo corpo di trentenne tumefatta si nasconde lo spirito di una sessantenne cresciuta a colpi di Like a Rolling Stone e Subterreanean Homesick Blues che nelle giornate “ok” si commuove ancora ai versi di Roberto Zimmermanno. Devo però ammettere che sono entrata alla mostra delle sue illustrazioni con un certo scetticismo. Dopotutto, qualsiasi scarabocchio che includa la sua firma leggendaria è potenzialmente un pezzo d’arte o almeno rivendibile quanto tale. Quello che invece mi son trovata davanti sono stati 92 disegni ad acquarello davvero incantevoli. Mi hanno colpito i forti colori, i tagli imprevedibili, la scelta dei soggetti/oggetti, così normali e allo stesso tempo interpretati in modalità così atipiche. Non so se vi è mai capito di vedere Bob Dylan in volto da vicino: spesso ha una sorta di Mona Lisa smile, diventa impenetrabile, indecifrabile e in qualche modo questi dipinti ci permettono di intuire il suo strano punto di vista, i suoi occhi verso il mondo circostante. Cosa avrà trovato di tanto attraente in un comodino con sopra un posacenere? Non lo so ma il disegno è realizzato con quattro variazioni di colori (come molti altri) e ciascuno trasmette un sentimento diverso. Poi ci sono i ritratti, i paesaggi, i motel, i camion, squarci di una vita passata in tour e le immancabili ferrovie che popolano anche il 20% delle sue canzoni. Non vorrei ripetermi dunque se vi interessa sapere più della mostra questo è il link alla mia recensione su Panorama, dove potrete anche vedere altre immagini. Mentre mi guardo il librone con tutti i disegni del Bob Dylan pittore, ascolto Bob Dylan DJ: la sua trasmissione su radio XM (qui trasmessa in streaming da BBC Radio 6) è davvero fantastica, fosse solo per il modo in cui pronuncia “Lou Reeeeeeeeeeeeed”.  

Bragg Apartment, New York©2007 Bob Dylan

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