Archivi del mese: giugno 2016

No Bregrets (e l’Unione dei pirla)

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Come? Il mondo pensa che vogliamo uscire dall’Europa? Ma dai, scherzavamo! “Bregret” (da regret che significa rimorso) è senz’altro il neologismo più stronzo del momento, secondo per antipatia soltanto a “Brexit”. Mi prudono le mani e non posso tacere. Bregret una sega! Come si fa a prendere alla leggera un voto del genere? Yes, anche gli inglesi sono  pirla, esattamente come noi italiani e tutti gli altri, insieme siamo l’unione più forte: l’Unione dei Pirla, la UP.

In Inghilterra si è destato un popolo di pentiti: chi ha dichiarato che il proprio voto era solo un atto di protesta, nella certezza che poi sarebbero rimasti nella UE, e chi si è reso improvvisamente conto che la campagna del “leave” si basava su un mucchio di stronzate. Stamattina Nigel Himmler Farange con gran nonchalance ha dichiarato durante il notiziario di ITV Good Morning Britain che dopotutto non era vero si sarebbero risparmiati 350 milioni di sterline a settimana in favore della sanità pubblica se fossimo usciti dall’Europa. Ma come… E quei bus con la scritta cubitale “Let’s give our NHS the £350 million the EU takes every week”? Good morning Britain! Ma vi siete già scordati le innumerevoli promesse mai mantenute su NHS? È sempre illuminante osservare la memoria corta dei popoli. Tony Blair un bel giorno ha persino ammesso di averci mentito sulle armi di distruzione di massa pur di entrare in guerra in Iraq. «Tanto in guerra ci sarei andato lo stesso, tiè» ha dichiarato nel 2009 e nel 2014 GQ magazine l’ha eletto Philantropist of the Year: geniale. Ora però la gente è incazzata eh. Ora non si fidano davvero. Stamattina Boris Johnson è stato aggredito verbalmente da una folla fuori casa; gliene hanno gridate quattro. Per almeno due settimane saranno davvero incazzati eh!

Ma torniamo al Signor Faccia di Formaggio Cameron. Il referendum l’aveva promesso agli amichetti conservatori e non poteva certo sottrarsi. Ci saluta dopo anni di grandi tagli ed efficaci manovre intese ad aumentare il più possibile il divario tra super ricchi e tutti gli altri, alias super poveri stronzi. Ma prima un ultimo danno finale: si dimette senza pronunciarsi sull’articolo 50.

Ed eccoci qui, nel caos più totale. La cosa più divertente è che leggendo commenti di italiani deliranti su Facebook, ciascuno sembra avere una visione chiara e completa di cosa accadrà. Mentre qui, più ci si informa e più non si capisce una cippa. La gatta bollente da pelare, ovvero la dichiarazione formale di volere uscire dalla UE secondo quanto descritto dall’articolo 50, non la vuole nessuno. L’unica cosa buona è che questo potrebbe togliere dal gioco quell’altro cialtrone pro Inghilterra vittoriana di Boris Johnson. Mi auguro almeno.

Ma la vera notizia è questa: d’ora in poi gli inglesi – che ricordiamolo: subito dopo avere votato “leave” hanno trascorso la giornata a googolare “What is UE?” – perdono un diritto fondamentale, quello di sfottere brutalmente e a senso unico la politica italiana. Tra l’altro, sotto campagna elettorale anche i loro dibattiti televisivi sembravano improvvisamente ispirarsi alla tv italiana, persino Jeremy Paxman non riusciva a gestire le mille opinioni gridate senza grazia. Ricapitolando: mescola tante opinioni buttate a casaccio, aggiungi statistiche del tutto prive di fondamento, togli fatti concreti et voilà, l’elettorato è intortato.

E nemmeno la storia che i vecchi hanno deciso per i giovani è così vera: solo il 36% dei ragazzi tra i 18 e 24 anni avrebbero votato. Sarebbe meglio dire che la nuova generazione se ne è infischiata del proprio futuro. Ora vediamo come riusciranno a ritrattare tutto questo casino. L’ho sempre detto io che la gente di South Park è la migliore rappresentazione della popolazione mondiale. Faccio i pop corn e continuo a godermi lo show surreale. Bregret un cazzo.

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Inarrivabile PJ Harvey

PJ Harvey, Field Day, London 10/6/2016 Photo © Chiara Meattelli (The © is not for decorative purposes, you can’t use these pictures without authorization)

Mi è preso un groppo di commozione quando ho visto il nostro Enrico Gabrielli salire sul palco con PJ Harvey e la sua fantastica band. Avrei voluto scattargli più foto, avrei voluto scattarne anche a Mick Harvey e all’altro orgoglio italiano Alessandro “Asso” Stefana ma il tempo era poco e quando lei è arrivata, non sono più riuscita a staccarle le lenti di dosso.

Magnetica. Inarrivabile come il nuovo album The Six Hope Demolition Project, un’opera d’arte complessa e raffinata messa in musica. È un mese che l’ascolto, non mi si toglie dalla testa. Ecco, se ogni anno potessimo avere anche un solo disco così, ne sarei felice, mi basterebbe. Potente anche dal vivo. PJ teatrale. Guardo le immagini dello show e mi sembra di avere scattato un’attrice del Kabukishire. Mi invoglia a scrivere un romanzo,  a prendere la chitarra e cantare, comporre una canzone che lì per lì mi sembra bellissima e il giorno trovo vomitevole. Ma non è quello il punto. È che mi spinge a creare, fare, non mollare nonostante tutto. Cos’altro serve l’arte se non a ispirare? Sarà per questo che sto quasi pensando di riesumare questo defunto blog. Ho detto quasi eh…

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