20112012

PJ Harvey live at Troxy, London 2011 © Chiara Meattelli

1) PJ Harvey – Let England Shake 
2) Tom Waits – Bad As Me
3) Fleet Foxes – Helplessness Blues
4) Jonathan Wilson – Gentle Spirit
5) Josh T Pearson – Last of the Country Gentleman
6) The Other Lives – Tamer Animals 
7) Bill Callahan – Apocalypse 
8) Bon Iver – Bon Iver
9) Guillan Welch – The Harrow and the Harvest
10) Wilco – The Whole Love

Sono a 3000 piedi di altezza, ospite dell’open bar British Airways, sorvolo le Alpi, cammino leggiadra sopra le nuvole. E’ Natale, di nuovo, goddamit. Dopotutto, sono passate solo cinquantadue settimane dallo scorso. Il tempo vola, il tempo non esiste. Come si può parlare di musica retro quando un anno è composto da cinquantadue settimane? Che senso ha? Accanto a me c’è un tizio che assomiglia terribilmente a Carù e una bambina di circa dieci anni che legge assopita una copia del National Geographic. Alla sua età leggevo solo fumetti, però ascoltavo i Beatles (mentre lei, con ogni probabilità, ascolta già Frank Zappa). Ecco di cosa volevo parlare: Pj Harvey, è lei la regina indiscussa del 2011. Zappa e Captain Beefheart: era questa la musica che i genitori le suonavano da bambina nella loro casa del Nonricordomaceranopecoreshire. Beefheart diventò poi suo caro amico e consulente, il primo ad ascoltare le sue canzoni prima che venissero pubblicate. Manco a dirlo, Let England Shake piacque molto al Captain.

 “Madonnina, certo che sono un po’ banana a fare un disco così difficile di questi tempi, chissà se verrà notato” – pare siano state le parole pronunciate da Polly Harvey subito dopo averlo inciso. Grazie al cielo la musica è ancora importante e i suoi timori sono stati smentiti: Let England Shake ha vinto il Mercury Prize e troneggia in prima posizione in ogni classifica di fine anno. Parlare di guerra sarà sempre (tristemente) attuale, ma farlo in musica senza essere banali è un’impresa ardua. Polly Harvey ce l’ha fatta. Non solo: è riuscita addirittura a definire un genere musicale che è tutto suo.

C’è un tramonto meraviglioso quassù, un cielo grande quasi quanto quello del Texas e non posso fare a meno di ripercorrere i luoghi del 2011. Il trip on the road negli States, l’amore per Austin, la disperata ricerca per una autoharp in negozio di usato della città. Retaggio pigeiarviale. Ricordo l’apparizione di Polly al notiziario delle 9 sulla BBC, quando cantava Let England Shake, la canzone, in medley con Take Me Istanbul (not Constantinople) e rimarcava ogni parola con enfasi davanti a Gordon Brown.

Rosso rosso, Roma si avvicina, poi Perugia. La città delle orge e della perdizione di cui i media vanno ghiotti. La città dove nulla cambia, tutto resta uguale, di cinquantadue settimane in quarantadue settimane. E’ stato un anno pieno zeppo di eventi, indimenticabile. Il finale è stato ancora più surreale, quando mi sono trovata a danzare una serata intera accanto a Paul McCartney (e Mary e Stella) nel minuscolo Barfly di Camden Town, prima che me lo presentassero e mi fiondassi su di lui. Robe da raccontare ai figli, o meglio, che ti spingono ad avere figli solo per potergliele raccontare. Ora bisogna guardare avanti, questo apocalittico 2012 porterà cambiamenti molto succosi. 2012, Come il titolo del prossimo album di Ringo Starr, tra qualche giorno lo incontrerò per parlare delle nuove canzoni, così poi mancheranno solo John e George. Niente di meglio che iniziare l’anno con un piccolo sogno che si realizza… E poi saprò cosa dirgli: peace and love Ringo, hippie new year.

 (scritto il 22 dicembre)

8 commenti

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8 risposte a “20112012

  1. Ferdinando Ametrano

    42? Io credevo fossero 52…

    solo che qui il gioco è sottile, perche’ o Chiara è svampita (e non sarebbe nulla di nuovo🙂 o io mi perdo il sottotesto (e di tutto ho bisogno tranne che di ulteriori segnali di rimbecillimento)

  2. “Robe da raccontare ai figli, o meglio, che ti spingono ad avere figli solo per potergliele raccontare” eh eh eh

  3. Sei sicura che Polly sia del Nonricordomaceranopecoreshire? Mi pareva del Nebbiaemucchealpascoloshire…

    Gran post, come al solito. Che come sai attendevo trepidante. Other Lives non ci avevo pensato, in effetti spaccano. Josh TP mi piace, ma solo a momenti, però discone, ha fatto dentro e fuori dalla mia classificozza topten mentale mille volte. Bill Callahan… ottimo inserimento, mi ricorda Fred Neil, soprattutto nella voce e nel modo di cantare. L’album della Welch l’ho consumato anch’io.

    Il 2012 comincia con Cohen. Speriamo non sia un Cara Heather. Buon anno, carissima.

  4. scrive e raccontare non solo ai figli, ma più in generale ai giovani di oggi e a quelli di domani. Un anno di pace e di rock!

  5. linobrunetti

    Gran bella lista Chiara! Più d’uno in comune con la mia… Ciao!

  6. ma questa non è una lista, è un posizionamento!
    comunque me ne hai fatti scoprire talmente tanti (per gentle spirit e wilson ti sarò grato all of my life) che ti perdono l’assenza della strega….🙂

  7. Io avrei messo pure Noel Gallagher e i Verdena….il resto del post invece è perfetto !🙂

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