Oh brothers, there ye art!

O’Death live @Cargo. Photo©ChiaraMeattelli 

Lo sapevo che gli O’Death non mi avrebbero delusa: Outside, nuovo e terzo album, è un ritorno glorioso. Non che siano spariti dalle scene a lungo, giusto un paio d’anni ma  piuttosto intensi e pieni di incertezze su cosa il futuro gli avrebbe riservato. Sto parlando della malattia di David Rogers-Berry, batterista e fondatore della band, al quale hanno diagnosticato un tumore al braccio durante il tour di Broken Hymns Limbs And Skin. Le cure sono andate nel migliore dei modi (e di ogni previsione) ed oggi David è in piena forma: “Picchio ancora pesante sulla batteria ma sto più attento, ho più controllo“. Per festeggiare si è anche comprato una concert bass drum: avete presente quelle batterie-autotreni utilizzate nelle orchestre per simulare il suono dei cannoni? “In un modo o nell’altro è presente in tutto l’album” mi spiega. Eppure Outside è il loro disco meno aggressivo e più accessibile: la batteria ha più dinamiche, la voce di Greg Jamie ha più colori, il violino di Bob Pycior è acustico (non più elettrico) e stratificato in arrangiamenti orchestrali. Jesse Newman ci mette sempre del suo con riff di basso ispirati al suo amato heavy metal mentre Gabe Darling continua ad esplorare banjo e ukulele come se non fossero esistiti prima: “la chitarra non mi  interessa, ci hanno già fatto di tutto…“.

I nuovi brani dal vivo già spaccano. Stavolta la ricetta è diversa dagli altri due album: non hanno inciso l’energia live ma si sono concentrati solo sul suono, a servizio della singola canzone. Il risultato sono undici pezzi cupi ma al tempo stesso upbeat, con atmosfere inquietanti alla Tom Waits, armonium spompati, liriche avvincenti, melodie intriganti e un crossover di generi selvaggio. Folk, rock, punk, rootsy, americana, birillo ma soprattutto barallo. Chissenefrega delle definizioni: gli O’Death sono tra le band più originali del momento. E non c’è modo che riesca togliere questo disco dallo stereo.

Qui sotto il video del primo singolo, Bugs. Intervista e photoshoot presto sul Busca…

16 commenti

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16 risposte a “Oh brothers, there ye art!

  1. Fighissimi, procuro subito🙂 Però la tag su Tom Waits vs Capossela non la posso reggere. Specie dopo Marinai, Profeti e Balene, in cui davvero, i paragoni con Waits sembrano provenire da chi i dischi di Capossela non li ascolta manco per sbaglio da dieci anni e più😛

    • ciao Siguros, capisco perfettamente il tuo punto, il tag così è disdicevole. Ma in testa mia significa che ricordano le atmosfere alla Waits ma non in forma copiaticcia come Copiasella ha fatto in passato (penso a Canzoni a Manovella e Ovunque Copieggi, due album che ho molto ben ascoltato). Non intendo che VC continua a copiare, io comq l’ho visto dal vivo recentemente (meno di un anno fa mi sembra) e scrivo e sottoscrivo: PER ME E’ VINICIO COPIASELLA.

  2. E’ evidente che non siamo d’accordo, ma proprio poco o nulla (piuttosto che Canzoni a Manovella allora direi Il Ballo di San Vito, ma se proprio devo né)😛
    L’ho visto dal vivo anch’io, nel tour di Ovunque Proteggi, ed è stato uno spettacolo così intenso, personale e folle che fatico davvero a capire come si possa ritenere che, molto semplicemente, sia un epigono di Waits. Non discuto i gusti, per carità, però io tutta ‘sta somiglianza non ce la vedo…ispirazione può certamente darsi. Ma tutti questi paragoni…è senza dubbio una mia impressioine, ma mi pare che siano un modo un po’ superficiale per liquidarlo, per giustificare il fatto che non piaccia. Dammi/datemi altre motivazioni, magari un po’ più approfondite, perché così sono perplessa.

    [non parliamo poi del lavoro sui testi di Marinai, Profeti e Balene…]…

    • Beh, “Canzoni a manovella” ricordo fosse imbarazzante da questo punto di vista… Rain Dogs dei poveri. Una volta avevo compilato una lista molto lunga dei suoi copieggi, poi tendo a rimuovere le cose che non mi interessano. Ci sono cosine irritanti che un fan chiamerebbe d’ispirazione (come allestisce il palco ad esempio, ricordo alla union chapel avevo contato una marea di chiamiamoli “quotes”ma tanti) e poi c’è una parte di suono di chitarra che mi infastidisce proprio. Posso raccontarti di scene in cui lui sgridava il chitarrista perché non suonava abbastanza alla Ribot. “Fallo più alla Ribot!!!” gli urlava. Poi c’è da dire che si è pure preso Ribot a suonare con lui (Marc è un professionista session man non gliene frega nulla a chi copia o non copia VC).

      Io ho rinunciato a farmelo piacere perché ammetto che non lo reggo, c’ho provato anche da poco alla Union Chapel ma è stato di un’antipatia totale con il pubblico, doveva urlare quando voleva lui e poi lo azzittiva (e non è Van Morrison dunque scendesse dal pero!)… E sinceramente se chi conosce bene Waits lo accusa di copiaticcio, mi spieghi perché lui scrive pure un pezzo che si chiama “Al colosseo”??? Ma fa apposta? Mi cadono le braccia.

      Rispetto chi lo apprezza, riconosco il talento, sono contenta esista anche lui in un mondo in cui vive Jovanotti ma non è roba che fa per me. Non mi sa di genuino, ecco, lo trovo istintivamente falso. Mi spiace Siguros, è una cosa proprio di pelle, non pretendo sia condiviso il mio personale punto di vista. Io l’avrei preso a schiaffi anche solo per la prefazione che ha scritto alla biografia di Tom Waits.

      Alla Union Chapel c’è stata una gag molto antipatica con i fotografi e volevo tirargli una scarpa addosso, poi invece ho scoperto che era stata colpa di un altro fotografo che gli puntava una lucina in faccia contro, lui poraccio non c’entrava nulla anche se è stato di un’antipatia RARA… che ci vuoi fare… destino né!😉

      PS comq riconosco tutta la parte gypsy della sua musica che non è waitsiana e neppure molte delle nuove ballate.

  3. ALBERTONE

    AhChì…Ce stà n’artista dè cà nòstra chè tè piglia?
    Antonè, Francè, Bagliò…
    Fammè sapè..

  4. giulio

    fanno cagare entrambi, capossela e tom waits

    • Ciao Giulio, vorrei darti un consiglio: perché come nickname non utilizzi lo stesso che hai per la tua email? (che non riporto qui per motivi di privacy, la tua)

      Così la gente capisce meglio perché fai questi “simpatici” ed ignoranti commenti.

  5. Oh, grazie Chiara, ho apprezzato la sincerità🙂

    Riconosco l’importanza delle tue esperienze professionali con lui, ci mancherebbe, ma non condivido nemmeno una virgola🙂 Ha una poetica talmente personale (in cui confluisce anche la componente lirica/narrativa, IMO notevole), che rende – sempre IMO – il paragone un po’…come dire, non solo ‘datato’, ma anche stereotipato.
    Eppoi è pur sempre Vinicio, un personaggio che fortunatamente esiste in Italia, come dici tu (accanto ai Vaschi, ai Jovanotti, ai Ligabuoi…); ci sta che dica al chitarrista (chi era, Asso Stefana?) di suonare più ‘alla Ribot’😛 Ironia e solennità, sacro e profano, stelle e stalle, saltare a piedi pari nella vasca del Campari, suvvia😛 E’ questione di pelle, come dixi😉

  6. albertone

    Tom è unico! La voce cavernosa, la teatralita, la scrittura, la notte, il fumo, l’whisky, la dolce compania, la solitudine, sono parole che definiscono il suo mondo artistico. Capo se lo copia, meno male che un italiano lo fa!

  7. Boh, continuo a pensare che tra ‘affinità’ (di atmosfere, ispirazione, etc) e ‘copia’ ci sia una sostanziale differenza. E mi piacerebbe inoltre pensare chei fan dell’uno non debbano per forza screditare l’altro, ma tant’è.

  8. chp

    VC non “copia” TW, lui è TW.
    O meglio, la sua tribute band in italiano…😉

  9. albertone

    ho tagliato e caricato questa intervista che VC ha rilasciato a All Music dopo Ovunque Proteggi. Sentiamo cosa dice.

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