Colorama Box

Sapete cosa? Sono stanca di leggere “sonorità retro”. Se mai mi vedrete scrivere di nuovo quelle parole (devo averlo fatto in passato), vi autorizzo a torturarmi con l’intera discografia dei Coldplay e poi finirmi con una revolverata. Non esistono sonorità retro. La musica è una. Il tempo è una linea continua e ruotasse anche un cerchio, la sua circonferenza non si chiuderebbe mai nello stesso punto. La musica che è venuta prima, sta intorno, ci influenza, la suonavano i nostri genitori, l’abbiamo scoperta a 30 anni (vedi Midlake), oppure a 10, 40, 70, ci siamo cresciuti. Chissenefrega: l’importante è che sia arrivata. Si prende quello che piace e si va avanti. Il punto è un altro, ovvero, sapere infilare nuove idee, avere personalità. I Colorama ce l’hanno e come. Che cosa? Le sonorità ret… No, cazzo. Intendevo quel bel suono anni ’60 e pure ’70, quel rock psichedelico che mi piace da morire, mischiato ad un suono avvolgente, arricchito da un miliardo di belle idee. Hanno la follia creativa di Syd Barrett, sonorità alla Kinks, le atmosfere alla Pink Floyd, la brezza melodica di Donovan. Ho scritto brezza melodica? Che puttanata. Ma perché mi ostino a scrivere dopo litrate di birra?  Perché ero al pub proprio con Carwyn Ellis, voce e autore dei Colorama, polistrumentista di gran talento con un passato da esecutore più che cantautore: ha suonato con gli Oasis (conoscete, cover band dei Beatles?) Shawn Mac Gowan, Edwyn Collins (ha dato molto di suo all’ultimo Losing Sleep). Ora sta producendo anche il nuovo di Emma Tricca (si era già occupato del debutto-gioiello Minor White). Sono passata in studio a tendere un orecchio e da quel poco che ho sentito del secondo album di Emma mi viene da dire solo: ci saranno splendide sorprese.

Ma divago. Ero qui per parlare dei Colorama e del nuovo Box. Della voce di Carwyn – il gingerbread man del video – del modo in cui ruota intorno alle “erre”. Del groove sinuoso di Pan Ddaw’r Nos, di quello sporco e ipnotico di Out of Line. Della delicatezza di Mynydd Hud, quando mi culla cantando laurr laurr laurr in gallese, che non ho la minima idea di cosa significhi. Della potenza di quando l’ho visti dal vivo la notte di Holloween, che stavo fuori a bere con Vites e come due dementi ci siamo persi la prima metà di concerto per poi rimanere a bocca aperta. Dell’irresistibile Apocalypse Blues: se non me lo spiegava Carwyn che è fatta di strambi accordi jazz, non ci sarei mai arrivata. Forse per quello la trovavo così accessibile ma al tempo stesso dannatamente interessante. Sono le piccole cose che fanno la differenza. Sono le piccole cose a distruggere l’uomo, come il laccio della scarpa che si rompe quando vai di fretta, diceva Bukowski. Che c’entra? Nulla. Volevo dire, sono le piccole cose che fanno la differenza, piccoli suoni, un ritmo convulso di batteria, un piano messo al punto giusto. Senza eccedere con gli arrangiamenti, senza farli traboccare mai. Gli spazi rendono possibile ogni movimento. Questo Box ha dentro tutto quello di cui adesso ho bisogno; mi è entrato in testa e per un po’ non lo faccio uscire, quasi quasi ci infilo quel che resta del cervello.

6 commenti

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6 risposte a “Colorama Box

  1. in realtà eravamo a farci la pizza nell’unica pizzeria perugina de’ Londra…. cmq sì furono fantastici sul palco, fermarono il tempo, un time out of mind. mo’ vado a ordinarme il disco

  2. I Colorama non li conosco ancora però definire gli Oasis cover band dei Beatles….suvvia, si sono ispirati, hanno scopiazzato, ma qualche gran bel pezzo l’han fatto pure loro !

  3. Hai ragione PAolo, la pizza perugina! Ah! mi ero dimenticata di già…

    Ciao Frate, ok, per essere la cover band dei beatles hanno scritto qualche bel pezzo😉 Provocazioni a parte, il primo album piaceva anche a me, a era una boccata d’aria fresca.

  4. beh insomma non hanno solo “sonorità” alla Kinks hanno qualcosina di più…..non è che copiano ma mentre sentivo questa carinissima canzone mi sono tornate su come i peperoni anche (lazing on a) sunny afternoon e waterloo sunset.
    Ad ogni modo li/ti perdono in nome di zio Ray.

  5. però il video è assai bruttino, no?

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