Grinderman: showcase, aftershow & full moon

(foto di fortuna scattata con l’iphone. Prendetevela con Nick che non mi ha dato un pass)

Dannata luna piena, non mi darai mai pace. A Peruginian lady werewolf in London. Quando arrivo al Garage, il piccolo locale nella putribonda fogna di Holloway road, avverto il bisogno impellente di ringhiare rock sudicio e depravato. Assistere ad un concerto dei Grinderman in una venue così piccola, è un privilegio unico e voglio godermi ogni istante, assaporarlo insieme a questi schifosissimi coca e rum in offerta. Attaccano subito con un’assatanata Worm Tamer, già collaudata dal vivo giorni prima, allo show televisivo di Jools Holland. Heathen Child è fatta di ruvida potenza, Kitchenette è un titolo ridicolo quanto un groove travolgente. Warren Ellis riempie la sala di pura energia elettrica, prima con la chitarra poi sollevando un muro di suono col violino, immediatamente disintegrato nell’esplosione psichedelica di When My Baby Comes, She Comes. Evil è pura isteria indemoniata, Nick Cave la dedica alla moglie – how sweet! – presente in sala. Il ritmo è talmente furioso che anche Cave inciampa, sbagliando i versi di una strofa. E’ perdonato: si riprende con un guizzo sotto il beat impeccabile di Jim Sclavunos. Martyn Casey fa il suo lavoro ma diciamolo, è il meno carismatico dei Grinderman; non che sia facile emergere accanto a quei tre mostri di magnetismo.

In questa canzone qui, dovrebbe fare: dudududu dududuudu”. Nick ricorre al suo innato senso dell’umorismo per mascherare l’incazzatura quando l’organo non funziona. Chiede aiuto al tecnico, anzi no, non c’è tempo, se ne frega e attacca Honey Bee. Senza chitarra tra le mani, punta il dito contro la folla in un Bad Seeds style. “Nervi. E’ solo questione di nervi se non so cosa fare con le mani quando sono sul palco” aveva confessato durante la nostra intervista un paio di mesi fa. No Pussy Blues è totale; Cave enfatizza ogni parola con un volto contrito, greve, frustrato, sintetizzando alla perfezione il dramma esistenziale d’ogni uomo da Seneca a Schopenhauer: no pussy, no party. Bellringer Blues – pezzo forte dell’album – è in versione ridotta (manca l’ultima strofa) con Nick che torna a puntare il dito contro il pubblico tra una scarica di organo elettrificato e l’altra. Grinderman, la canzone, è la dichiarazione d’intenti finale nonché l’augurio di cupa buonanotte. Finisce tutto nel giro di un’oretta, non è che il warm up del tour ed è chiaro che la band sta ancora ruminando su quale forma dare ai nuovi brani dal vivo. Per chi ha perso di vista i Bad Seeds live degli ultimi tempi, ed è rimasto alle ballate al piano di Into My Arms, potrebbe rivelarsi come un concerto shock. Chi invece si è gustato il tour di Dig Lazarus Dig! apprezzerà che la linea divisoria tra Grinderman e Bad Seeds si sta sempre più assottigliando, fino a convergere in brani pop come Palaces of Montezuma.

Nell’intima saletta dell’afterparty incrocio subito Jarvis Cocker, Bobby Gillespie (cominciavo a preoccuparmi, erano tre mesi che non lo incontravo) e Richard Hawley, già sbirciati durante lo spettacolo. E Nick Cave ovviamente. Con le dita gli disegno un punto interrogativo davanti al viso: “Ricordi?”. Sottointeso: l’intervista in cui eri in vena e ne hai inanellata una dopo l’altra? (vedi Buscadero di ottobre). Si ricorda, altrimenti non avrebbe avuto quell’espressione imbarazzata. Ma è gentile e ricambia il saluto. Incontro anche Jim Sclavunos, non è affatto contento di come sia andata la gig, obietta problemi al suono ma non vede l’ora di cominciare il tour. Eppure sono pronta a scommettere che, escluso l’organo svalvolante, gli unici in sala a non essere pienamente soddisfatti del concerto siano loro. Poi gli chiedo di chi sia stata l’idea di suonare lo showcase in una notte di plenilunio ma dice che non se ne erano accorti, è solo una coincidenza. Sarà, ma io continuo ad ululare, soprattutto quando vedo che qualcuno ha falciato la mia vespa spaccando la maniglia del gas e lasciandomi a piedi, a mille miglia da casa, nel bel mezzo della notte. Auuu! Fossero solo questi i problemi di noi licantrope…

O cling to me baby in this broken dream

You are the moon! Who needs the moon?

You are the stars! Who needs the stars?

O cling to me little baby in this broken dream

And let me protect you from this evil

Evil! Evil! Evil! Evil!

15 commenti

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15 risposte a “Grinderman: showcase, aftershow & full moon

  1. manco un pezzo dei bad seeds?

  2. Generale Lee

    ……quel che si chiama una bella recensione “mannara”…:-)))!!!….molto carina anche la riflessione sul dramma esistenziale….
    Io non vedo l’ora di sentire dal vivo “Honey Bee” con quel bzzzzzz bzzzzzz bzzzzz…..Riguardo “Palaces of Montezuma”…. è vero: poteva stare bene anche su Lazarus, ma forse viene dagli “scarti” di Abbatoir Blues/Lyre of Orpheus (è una mia idea, eh…).
    Una nota al riguardo di Warren Ellis che è ormai una specie di alter ego di Cave: riesce a suonare di tutto, ed ha ormai scelto il look Robinson Crusoè……imperdibile sul palco!

  3. Ehm….Chiarina.
    Scrivi molto bene e te l’ho sempre detto con sincerità, senza alcuna piaggeria.
    Ma cappero, ogni tre per due scrivi di quest’orco qua!!!!!
    E che sei il suo ufficio stampa?

    • Stefano, c’e’chi mi fa notare se non scrivo dello showcase pre-tour e chi mi fa notare se lo faccio: I can’t win!🙂

      Questa mi e’uscita di getto e basta.

      Sto ascoltando begli album nuovi, aspetto finisca l’embargo per parlarne… Hey settimana prossima incontro i tuoi amici Giant Sand🙂

  4. mmm tornando a casa qualcuno l’hai mangiato vero???
    ahuuuuuuuuuuuuuuu!😉

  5. Proprio ieri ho chiuso il mio pezzo scrivendo che quelli di “into my arms” (che poi ci sono anche io) possono rimanere a casa se non vogliono finire sbranati dai Grinderman! E gli ubriachi dai fan…

  6. I Giant Sand??? Che invidia! Beh allora…per favore, porta i miei affettuosi saluti a quel grand’uomo di Howe Gelb🙂

  7. Beh, ora che Burns & Convertino hanno ormai preso la via definitiva dei Calexico, forse si può dire che alla ragione sociale Giant Sand si può tranquillamente sostituire il nome di Howe Gelb🙂

  8. Di Howe Gelb non lo hai detto a Myriam vero?

  9. La licantropìa contagia anche i vecchi astigiani:

    Ciao. F.

  10. Ebbene sì, è uscito la scorsa settimana e si chiama “Nelson” come il suo cane che non c’è più. E’ il solito Conte, ma secondo me meglio degli ultimi due. Il singolo (se di singolo si può parlare per uno che se ne è sempre fottuto) è questo:

    I primi due versi valgono la canzone:

    “Ride la stella Aldebaran, ride e fa:
    to be, to be, to be or not to be”

    In Italia pochi oggi possono permettersi questo…

    Ciao. F.

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