Live from Marz!

Sembra un po’ Gesù in questa foto: lo sguardo greve, fisso verso un orizzonte indefinito, e il tamburello in mano (che, come risaputo, è lo strumento preferito dal Messia). D’accordo, lo dico subito così mi tolgo il pensiero: John Grant è un uomo dagli sguardi intensi, ma sul palco non emana una fisicità carismatica. Poco importa, perché quando apre bocca fa davvero venire la pelle d’oca e non in senso figurato. Soprattutto in una venue come la Union Chapel – splendida chiesa in North London – con le alte arcate che accolgono la sua voce brividoso-baritonale in modo ancora più solonne. Vorrei dirvi di quanto è stato bello sentirgli cantare la dissacrante Jesus Hates Faggots qui dentro, ma sarò sincera: non so se l’ha fatta, non ho visto tutto il concerto, è stata per me una serata piena di eventi, altrettanto mistici. E’ qui la differenza tra un famoso giornalista e una pellegrina come me: il famoso giornalista recensisce le canzoni che non ha mai sentito (e che forse non sono mai state suonate) perché 20 minuti dopo il concerto è già sul taxi verso casa, io racconto la paccottiglia di budella che si forma sullo stomaco quando la musica viene senza dubbio suonata.

Eppure l’ho visto un concerto intero di Grant, giorni fa, alla serata organizzata da Mojo, il magazine-guru  che lo ha anche proposto come Best Breakthrough Act del 2010. Quando attacca con TC & Honeybear e subito dopo Sigourney Weaver, ha già rapito ogni senso di noi che l’ascoltiamo, imbalsamati a nostra volta. Sul palco racconta la storia di quando da bambino andava sempre a mangiare caramelle in un negozietto della sua città, la minuscola Buchanan, Michigan. E di quando vi è tornato da adulto per trovarci la stessa proprietaria, che porgendogli un menu vecchio di 100 anni, lo ha aiutato a scrivere il testo della sua canzone preferita: I Wanna Go To Marz (Marz è appunto il nome del negozio). John ha una passione totale per i dolci, mentre lo intervistavo prima del concerto, si mangiava un muffin gigante. Persona intensa, che avesse un gran senso dell’umorismo lo si capiva già dai testi, della sua passione e predisposizione per le lingue straniere invece non ne sapevo nulla.

Torniamo al concerto, la band che lo accompagna non fa errori eppure si sente che tratta le canzoni come chi le ha solo prese in prestito da un altro gruppo. La chitarra arriva anche ad essere virtuosa ma non è sul virtuosismo che si basa il suono dell’album registrato, appunto, insieme ai Midlake (vi ho mai parlato di questa band?!). Ma sono piano e voce ad essere protagonisti del live show, il sintetizzatore (forse a volumi troppo bassi?) e tutti gli altri strumenti devono solo reggere quelle melodie stile Carpenters del XXI secolo, senza invaderle. Silver Platter fa ballare tutti anche se manca qualcosa, anzi, una sola cosa: la seconda e contrastante voce, mentre Grant tiene il refrain sulla tonalità più alta. Jesus Hates Faggots – uno dei giri di bassi più gustosi di tutto l’album – viene presentata come una “vecchia filastrocca” di quand’era bambino, facendo schiattare dal ridere il pubblico, un po’ come quando canta: “Remember when we used to fuck all night? Neither I cause we always passed out…”. Queen of Denmark irrompe come fosse già un superclassicone mentre Drugs, presa dal reportorio con i Czars, è una ballata al piano fatta di una bellezza ipnotica. Per il bis torna sul palco senza band, con Caramel, augurandosi di non sbagliare le parole; pare non sia facile suonarla e cantarla allo stesso tempo. Ma la sensazione è che Grant sia di un’insicurezza senza uguali, mi viene da pensare che se sbaglia è solo perché ha paura di sbagliare. A fine concerto ero talmente inebriata dalla sua voce fuori dal tempo che mi sono pure accaparrata il vinile, come dichiarazione d’intento: voglio sostenere in ogni modo questa musica, cazzo.

Sul Buscadero di luglio troverete l’intervistona e servizio fotografico. Vado ad abbattermi, sono davvero lessa, spero di avere scritto in una lingua più o meno comprensibile (sono i temibili giorni della ceppa, ovvero tutti gli artisti in fase promozione in congiunzione con lavoro allo studio fotografico e il cervello rimasto in orbita su Marz da giorni).

10 commenti

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10 risposte a “Live from Marz!

  1. d.

    ciao doc, sono in ceppa pure io. solidarietà.

  2. Ma tutti gli altri? No dico oltre a Grant c’erano lone wolf, mountain man e alessi’s ark la stessa sera.
    Non mi di che te li sei persi non lo voglio senti!
    M’avevano invitato stavo in quel della fucking rome!

    Hai letto a bellaunion gli hanno burglar-ato gli uffici e fregato tutti i computer? Quanto li capisco!!

    Notte va

  3. ..ma che cazzo d’invidia!!! hahahaha!!! grande chiara!

  4. Galeotta fu la tua recensione (quanto avevi ragione!) di Queen of Denmark ed ora lo devo andare pure a vedere!
    Sai per caso se faccia un giro anche in Italia?
    ciao, beso, silvano.

  5. Bella dichirazione d’intenti. Lo voglio anche io in vinile!

  6. Giorgio

    Volevi dire il Busca di Luglio ?

  7. Si’, volevo dire busca di luglio, stordita, appunto. Ora correggo grazie!

  8. bello trovare musica che faccia ancora vibrare, vero?

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