American: The Bill Hicks Story

Non credo che il nome Bill Hicks sia popolare in Italia, dopotutto non lo è nemmeno nella sua America. Qui in Inghilterra è semplicemente venerato. Oggi, a 16 anni dalla sua morte, anche l’America se ne sta accorgendo, tanto che anno dopo anno, Hicks scala sempre più in alto le classifiche dei grandi comici di tutti i tempi. Indimenticabile la prima volta che vidi un suo sketch in televisione: mi colpì da parte a parte, dal cervello alle budella, che non smettevano di ridere…

“Molti cristiani indossano crocefissi al collo. Ma voi pensate che Gesù, se tornasse in terra avrebbe voglia di vedere una fottuta croce? Sarebbe come andare da Jackie Onassis e indossare un ciondolo con un fucile…”

Non era solo quello che diceva ma come lo diceva: ti veniva voglia di mollare tutto e seguirlo ovuque sarebbe andato, manco fosse un profeta. Solo lui sarebbe riuscito a smontare qualsiasi status quo con tanta convinzione: religione, politica, droghe e più semplicemente, America. Per questo i suoi connazionali non l’hanno capito e hanno scambiato la sua sete di verità per spirito antinazionalistico. Certo che amava l’America, ma amava ancora di più la libertà d’espressione, anche se significava bruciare una bandiera a stelle strisce: “perché chi ha lottato per la libertà non l’ha fatto per una fottuta bandierina ma per la libertà di poterla bruciare”.

Era ora che gli dedicassero un documentario, American: The Bill Hicks Story, girato, guarda caso, da due registi inglesi, Matt Harlock e Paul Thomas. Il film in sé ha qualche punto debole: spesso non si capisce da chi è raccontata la storia e alcuni passaggi della vita di Hicks rimangono misteriosi, come quando lascia improvvisamente la California per tornarsene in Texas, dove è cresciuto. La tecnica delle fotografie animate con cui hanno ricostruito intere scene della sua infanzia l’ho trovata piuttosto efficace, a volte un po’ nauseante con quel succedersi di eventi a scatti, ma senz’altro d’impatto.

Il bello è che invoglia a guardarti uno dopo l’altro su youtube tutte le possibili performance di questo grande comico. Mi piace perché era un uomo senza mezze misure, che prendeva tutto di petto: da astemio è diventato alcolico, da non aver mai fatto una tirata di canna si è intossicato di acidi e funghetti. E’ stato ad un passo dal rovinare la sua carriera e poi ha avuto la forza di ripulirsi da ogni dipendenza e da sobrio è riuscito a mantenere il coraggio – prima indotto artificialmente – di osare e spingere sempre oltre i confini di uno show dal vivo. Le sigarette no, quelle non le avrebbe mai abbandonate e i suoi scherzi sul fumo sono oggi i più famosi. Mi piace anche per quel modo di sembrare più vecchio di quello che non fosse: quando è morto di tumore al pancreas aveva 32 anni, la mia stessa età. Mi piace perché non intendevo nemmeno scrivere questo post dopo avere già scritto un articolo sul film, è stato lui a tirarmi fuori le parole o forse l’entusiasmo nel ricordo di ogni sua brillante battuta. Non che fosse un santo, s’intende, come tutte le persone straordinarie aveva le sue perversioni e difetti, ma non è questo il punto.

Oggi Bill Hicks rimane l’erede di Richard Pryor e Lenny Bruce. Lo rimane oggi e pure domani: se la sue parole invece che perdere significato lo acquistano con gli anni, è solo perché diceva cose vere; faceva pensare il pubblico, prima ancora di farlo ridere. I migliori se ne vanno via troppo presto, proprio per questo rimarranno sempre i migliori. Questo è il link su youtube per il suo show Revelations con tanto di sottotitoli in italiano, non avete scuse per non guardarlo (le sue battute sulla guerra rimangono di un’attualità disarmante). Mica vorrete aspettare di conoscerlo quando Russell Crowe lo interpreterà con una blockbuster production? Dico davvero, pare che anche Crowe stia lavorando ad un film su Hicks. Chissà cosa direbbe lo stesso Bill… Si portrebbe una mano alla bocca e impostando un vocione alla Goatboy ci illuminerebbe con la sua recensione del film: Piece of shit!

PS La sua musica invece non la conosco, sapete consigliarmi?

19 commenti

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19 risposte a “American: The Bill Hicks Story

  1. Davvero fantastico, un cowboy della televisione. Quasi un Johhny Cash della comicità. Thanks

    • bello un Johnny Cash della comicità! Lui però di tv ne ha fatta poca, faceva più che altro show dal vivo, 300 in un anno… ecco, forse era pure un bob dylan della comicità!🙂

  2. off topic: stasera per te grant, per noi i muse a san siro! non è giusto!!!🙂

    • ouch! mi spiace Birdantony!
      Sto aspettando che mi dicano a che ora devo incontrare John per spupazzermelo un po’ prima del concerto, non vedo l’ora di conoscerlo. Poi qui passa a suonare pure a fine mese a Hyde Park, fai ancora in tempo!

  3. Tra poco glielo chiedo, quando passa da voi… e vi faccio sapere!😉

    PS Stesera twittero live dallo show

  4. John Grant è un grandissimo… persona bella, simpatica ed estremamente intelligente. Passerà in Italia per l’autunno e ha una gig in forse per l’estate mi ha detto Raymonde, ergo stay tuned! Voce da brivido comunque…

  5. Ultimamente in italy si è cominciato a parlare di Bill Hicks per la “questione” Luttazzi: il comico italiano avrebbe infatti copiato da lui – e da altri comici statunitensi tra cui Chris Rock e George Carlin – interi sketch e battute, facendo una figura del menga. Sia sui siti di Repubblica che sull’Unità sono comparsi alcuni video di ex-fan che confrontavano le battute copiate con quelle originali, se vuoi leggerli ti linko sia l’articolo (http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/06/09/news/luttazzi-secopia-4703064/index.html?ref=search) che il lavoro di questi ragazzi (http://video.unita.it/media/Politica/Luttazzi_copia_Parte_1_1395.html).

    Tornando a Hicks, dicevo ho cominciato ad appassionarmi ora al personaggio grazie a questa faccenda. Per quel poco che ho visto non è solo un comico ma proprio un attore. Nemmeno a dirlo le sue battute hanno una costruzione perfetta e la sua mimica è eccezionale. Quando vedevo il video ridevo alle sue invettive, nonostante avessi assistito prima a quella del ‘comico’ italico. Quindi ti ringrazio per il link🙂, era ora che recuperassi questa lacuna.

    Vorrei recuperare anche qualcosa di George Carlin, la sua comicità sembra simile a quella di Hicks…cioè il contrario🙂

    Come vanno gli album di questo 2010? Al momento lo trovo un po’ deludente…

  6. capito chi è bill hicks, uno di quelli da cui luttazzi copia praticamente tutto

  7. Io l’ho scoperto da poco, tramite “zeitgeist”(nella parte finale) su you tube, sono andata a rivedere tutto il suo materiale e mi ha letteralmente fulminato il cervello…. e luttazzi copia lui e george carlin…
    Se proprio devono farla sta boiata di film, io ci vedrei di più un Paul Giamatti… Russel Crowe no, please!!
    So che i tool hanno campionato la sua voce in “third eye”…

  8. Ciao Echo, benvenuto!
    Ciao Rockwell, non conosco bene la comicità di Luttazzi… comunque da Hicks hanno copiato in tanti, davvero tanti.

    Album 2010: mi stanno piacendo! Ora sono al mare perduta in mezzo alle Egadi, ho tovato questa connessione per puro culo e sto scrivendo con un computer del 1944… ma torno tra una settimana e riprendo a parlare di musica, a presto!🙂

  9. Off Topic:

    Reduce dal concerto di Dylan a Parma (grande – spettacolare) ti dico Chiari’ ma non l’hai visto Baaab Dilen?

    Byeee!:-)

  10. oh cazzo ma ha fatto love sick leggo dal tuo blog?!??!! che voglia di sentirgliela fare di nuovo dal vivo!
    io ero al mare, niente Parma! vedo che qui fa il festivak Hope Farm ma credo che glisserò per questa volta, mo’ vediamo.

    Dicevamo??? sono tornata! cavolo ho lasciato questo blog – e pure l’altro – incolto per troppo tempo! Arrivo.

  11. Guarda un po’ la scaletta di Parma!

    June 18, 2010

    1. Rainy Day Women #12 & 35 (Bob on keyboard then center stage on harp)
    2. It Ain’t Me, Babe (Bob on guitar)
    3. Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again
    (Bob on guitar)
    4. Just Like A Woman (Bob on keyboard then center stage on harp)
    5. Beyond Here Lies Nothin’ (Bob on guitar, Donnie on trumpet)
    6. Tangled Up In Blue (Bob on guitar)
    7. Honest With Me (Bob on keyboard)
    8. Love Sick (Bob on keyboard, Donnie on electric mandolin)
    9. Cold Irons Bound (Bob center stage on harp)
    10. I Feel A Change Comin’ On (Bob on keyboard)
    11. Highway 61 Revisited (Bob on keyboard)
    12. Spirit On The Water (Bob on keyboard)
    13. Thunder On The Mountain (Bob on keyboard)
    14. Ballad Of A Thin Man (Bob center stage on harp)

    (encore)
    15. Like A Rolling Stone (Bob on keyboard)
    16. All Along The Watchtower (Bob on guitar)

    Byeeeee!

  12. Hola Chiarina, sei in vacanza o stai lavorando? Vedo che da un po’ non aggiorni il blog, per cui passo solo per un saluto.
    ciao, silvano.

  13. robin

    ho sentito parlare di Bill Hicks la prima volta dai radiohead attraverso the bends, e poi dai tool. L’ho scoperto veramente, però, anni dopo. Nel 2009, mi pare, ci sono stati vari tributi per il quindicinale della sua morte. Mi spiace però -e lo dico serenamente, senza alcun intento di voler creare polemica- che i vari eventi abbiano ben tollerato bancarelle con magliette e gadgets… goatboy sarebbe insorto, e relentless -in uno spezzone magnifico e terrificante allo stesso tempo- spiega molto bene l’idea di Hicks in proposito.
    Bell’articolo, l’ho molto apprezzato.
    robin

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