Fear & loathing with the Brian Jonestown Massacre

Fanno ridere no? Le foto posa-cartolina con il sorriso ebete prefabbricato… Per anni ho desiderato intervistare Anton Newcombe, fondatore e mente dei Brian Jonestown Massacre, una delle band che più amo nella faccia della terra e tra le più importanti del nostro tempo (il titolo di questo blog è un omaggio a loro per chi non l’avesse ancora capito). Ebbene, stavolta ci sono riuscita. Ci sono riuscita? E’ stata davvero un’intervista? Per qualche minuto lo è anche sembrata poi quando le porte dello Shepherd’s Bush hanno aperto al pubblico, lui si è alzato di colpo e ha detto: “Voglio andare di sotto a mettere un po’ di musica, che fai, vieni?” Ovvio che l’ho seguito e il resto è stato un film con una colonna sonora di canzoni dei Beatles in cinese, un palco pieno di strumenti con la pulsante spia rossa di stand-bye, le prime file che già si accalcavano, Anton DJ con il portatile e io di fianco, attenta comparsa.

Dopo un guasto tecnico al wi-fi, siamo risaliti in camerino dagli altri, lui non aveva voglia di fare interviste così mi ha detto: “perché non ti fai un drink, vedi quello che succede, scrivi le tue impressioni”. Io che fino a pochi giorni prima sognavo di strappargli giusto qualche domanda mi trovavo improvvisamente a passare tre ore in backstage con Anton e I Brian Jonestown Massacre. Altro che intervista: in testa ho un racconto pieno zeppo di episodi surreali. Mi sembrava di essere tornata negli anni 70, quando gli articoli si scrivevano così, passando tempo informale con la band, respirando l’aria del pre-concerto, registrando con il dictafono e il cervello ogni sensazione e situazione di una storia che si sta scrivendo da sola, proprio davanti ai tuoi occhi. E non dopo 25 miseri minuti di misere domande e risposte, senza contare quanto sia difficile ottenere risposte normali, o anche solo conversare normalmente con uno come Anton.

Lo show è stato a dir poco fantastico. Si fottano quelli che vengono ai loro concerti solo perché conoscono il documentario Dig e vogliono vedere Newcombe dare di matto e litigare con gli altri: sono state due ore di rock psichedelico travolgente, un muro di suono costruito da una moltitudine di chitarre. E una scaletta strepitosa, a raffica: Supersonic, Wasted, Vacuum Boots, Got My Eye on You, Here it Comes, Servo, Anemone, When Jokers Attack, Cabin Fever, Sailor, Nevertheless, Prozac Vs Heroin, Wisdom, Going to Hell, Not if you Were the Last Dandy on Earth, Who, That Girl Suicide, Whoever you are, Hide & Seek, Oh Lord, Satellite… Sono tornati alla formazione di decenni fa: pace fatta persino con Matt Hollywood. Dopo il concerto sono risalita a salutarli ed è continuato il mio personale cinema delirio. E così ho finalmente ho conosciuto anche Kevin Shields dei My Bloody Valentine, che continuo ad incontrare ad ogni concerto a cui vado, ormai da mesi. Ora però mi fermo, la vera storia super gonza la racconterò altrove, non appena recupererò quella manciata di neuroni drammaticamente perduti negli ultimi due giorni.

15 commenti

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15 risposte a “Fear & loathing with the Brian Jonestown Massacre

  1. A cup of coffee, the first cig… and my favourite reading of the day. Con invidia totale oggi ma tantè. When jokers attack! Keep rockin’ Ch.

  2. che fortuna averlo intervistato!! l’avresti mai immaginato quando apristi questo blog?!
    una foto con lui, a questo punto, merita una pagina vera e propria o un posto fisso nella sezione about!
    🙂 a presto!

  3. Ciao e benvenuto! la foto è solo per ridere, ne avevo un’altra con lui credo fatta a Milano anni fa dopo un concerto alcolicissimo… non avrei mai immaginato quanto successo l’altra sera a dirti il vero ma ormai ho capito che spesso la realtà supera ogni immaginazione (l’ho capito dopo l’incontro surreale con Paul McCarteny mesi fa!)

  4. vites

    è perché la realtà non esiste

  5. daniele

    beh, i BJM sono al top dei miei ascolti da sempre… pochi se li cagano, almeno qua da noi, ma il culto è enorme. Anton è un genio che, come tutti quelli “oltre” ha difficoltà a farsi capire dalla gente “normale”. Immagino non sul caro vecchio B potrò leggere quanto elaborato dai tuoi neuroni… fammi sapere quando il resoconto è completo, non vedo l’ora e nemmeno l’invidia (perchè ormai mi sono pure annoiato di invidiarti…) bye
    dan

  6. Figata!
    Di ritorno dall’atp molto meno excited ma altrettanto devastato. Ci sentiamo soon

  7. @Dan: il pezzo non è schedulato per uscire l’immediatezza perché voglio sia lungo il giusto… vorrà dire che per una volta sarò io a mandarti un pdf😉

    @Valerio: urge che ci vediamo asap!

  8. Claudio

    Ciao Chiara!
    Seguo il tuo blog da parecchio tempo e dato che qualche anno fa ci siamo conosciuti proprio a quel concerto alcolicissimo dei BJM a Milano, approfitto di questo post per farti i complimenti e ringraziarti per le belle cose che scrivi.
    Già che ci sono ti faccio pure una domanda: tu cosa ne pensi del fatto che Anton trascuri completamente gli ultimi lavori nei suoi live? Per me è un vero peccato dato che considero “My bloody underground” e “Who killed sgt. pepper” due album straordinari.
    Non vedo l’ora di leggere il resoconto di quella serata.
    A presto!

    C (forse se ti nomino i marziani di marzapane ti ricorderai ;))

  9. Ciao Claudio! Certo che mi ricordo dei Marziani di Marzapane, suonate ancora? E’ davvero una bella sorpresa sapere che ti ricordi di me e mi leggi, grazie🙂

    Anche a me piacciono molto i nuovi album, ci sono entrata lentamente dentro. Forse dal vivo li trascura perché non avrebbero lo stesso impatto che su disco, non sono semplici da rifare… Dovrebbe cambiare il line up della band, sarebbe un concerto diverso da quello che mi sembra abbia ancora voglia di fare… o almeno credo.

    Posso dirti cosa mi ha risposto lui quando prima del concerto gli ho chiesto se avrebbe fatto pezzi dal nuovo album: ” NOHOHOHO” Punto, il discorso era concluso. Hope that helps.🙂

    • Claudio

      Sì, suoniamo ancora ma sono cambiate un po’ di cose (ti lascio un assaggio http://www.vimeo.com/9154535).
      Grazie per la risposta, anche se a questa gente non manca certo il talento per rifare quei pezzi, effettivamente non si tratta di cose semplici da eseguire dal vivo…e mettersi a provare le idee partorite dalla mente strampalata di Anton non deve essere facile se si abita in tre continenti diversi. Chissà…forse tra dieci anni lo vedremo portare questi album in giro per il mondo accompagnato da un manipolo di vichinghi islandesi.

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