The Wackness, le musicassette e Rudolph Giuliani

Vedo che nei cinema italiani è appena uscito The Wackness, col titolo: Fa la Cosa Sbagliata (come, ad esempio, tradurre un titolo intraducibile). Il film però è molto carino e ve lo straconsiglio.

Siamo a New York, nell’estate del 1994. Kurt Cobain si è suicidato da poche settimane, la scena hip-hop sta dilagando mentre ci si scambiano ancora le musicassette. Non voglio scrivere troppo della trama e togliere la voglia di vedere il film, dunque vi basti sapere che Ben Kingsley è spettacolare nel ruolo dello psicologo hippie Dr. Squires e il co-protagonista Josh Peck, nei panni del paziente Luke Shapiro, non è da meno. Shapiro, che è solo un teenager, paga lo strizzacervelli con buste di erba spinella: presto i due diventano amici, con molti più punti in comune di quello che credono e i ruoli di paziente e dottore si ribaltano. Poi c’è la solita gnocca di turno, Olivia Thirlby, e l’amore tormentato, altrimenti il film non si chiamerebbe “The Wackness”.

Cos’è la wackness? Bisogna andare indietro nel vocabolario degli anni ’90 per capirlo, quando “wack” significava cattivo, criminale, o qualcosa del genere. Forse è riferito alla teoria sul crimine delle “broken windows” che imperversava in quegli anni? Ovvero quando Rudolph Giuliani sosteneva una politica di “0 tolleranza” contro ogni genere di criminalità, dicendo che anche un vetro rotto per strada poteva generare altra delinquenza? Non saprei, è solo la mia teoria, magari sbagliatissima, ma non avendo trovato riscontro online, dovrò accontentarmi; dopotutto, guardando il film, ha senso.

Qualsiasi cosa significhi, The Wackness rimane una divertentissima commedia, per molti aspetti, più profonda di quel che sembra. Ma ciò che davvero fa impressione, è vedere quegli anni attraverso la telecamera di Jonathan Levine: un’era abbastanza vicina per ricordarla come fosse ieri e così diversa dal presente da sembrarci già preistoria. Fate la cosa giusta: dimenticatevi il titolo in italiano e andatelo a vedere.

30 commenti

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30 risposte a “The Wackness, le musicassette e Rudolph Giuliani

  1. maurizio

    bisogna sempre dimenticarli i titoli in italiano, e magari aspettare il dvd….

  2. Da come lo racconti sembra un gran bel film. Speriamo che me lo facciano al cineforum prossimo venturo, altrimenti mi tocca di aspettarlo in dvd.
    ciao, silvano.

  3. Ciao Silvano e Maurizio, qui è uscito da più di un anno, dunque direi che il dvd c’è di sicuro!

  4. Sempre più terzo mondo cazzo!

    • Il fatto è che un film americano e la distribuzione in Europa funziona in modo sempre diverso e non prevedibile. Alcune volte l’Italia li ha prima di noi in UK, vedi i film di Woody Allen… dunque non direi terzo mondo per questo… Direi piuttosto terzo mondo perché alcuni film davvero meravigliosi non sono mai passati in Italia, come “Control” di Corbijn oppure il documentario su Patti Smith… oppure altri film che magari tradotti hanno poco senso d’esistere. Lo stesso “Control” se non lo vedi in manchesteriano non ha senso.

      Dunque terzo mondo perché ancora doppiano i film, è tutto lì il problema!

  5. Ultimamente ho letto che le nuove edizioni dei DVD dei Monty Python sono state doppiate da quelli del Bagaglino… Giuro, non è il primo aprile! Lo sapevo che dovevo suicidarmi ieri…😦 Fab. PS: Io negli anni 90 compravo i CD e gli LP (i pochi che pubblicavano allora) e, per poterli sentire sulla Punto, me li registravo pure su cassetta. Avevo doppioni di tutto…

    • Vabò, come vedere Totò che parla americano, uguale!!

      ehehe facevo anche io i doppioni da ascoltare nel pandino fracassato (compagno di miliardi di avventure!) Penso che siamo stati in molti a farlo. Però sai, apprezzo molto di appartenere a questa generazione che chiamerei Pre-Lennon (cioè pre-morte Lennon, tipo AJL/ DJL) Di avere ascoltato i vinili di mio padre quando ero piccola (anche se erano sempre gli stessi!!) e di essere cresciuta con le musicassette… “oggi ci sono arance tutto l’anno, mandarini tutto l’anno”…

      • Ti quoto al mille per cento! Vedere oggi i ragazzini sul pullman che ascoltano musica (al 99,8% di merda) in quelle cagatine piccole come un euro mi manda in bestia… Bei tempi quando si riavvolgeva la cassetta con la Bic… Times they are a-cazzing! Fab.

  6. Gelsomina

    …ehm…per deformazione professionale mi sento di dire che io avrei tradotto il titolo con qualcosa tipo “eccentricità” perchè “wack” mi pare significhi anche “eccentrico, strano”…e cmq odio con tutto il cuore chi traduce i titoli dei film in italiano, sone sempre e comunque sbagliati se non orrendi!!!
    Fine dell’angolo del traduttore incompreso!😉 ciao chiarina, un bacio!!!

  7. Magnifico film Control, anche non ascoltato in manchesteriano…ecco è inconcepibile che un film così non sia stato distribuito.

  8. Ciao Gelsomina, e grazie! Ma per essere eccentrico non dovrebbe essere stato “wacky”? Sai che ogni persona mi dice una cosa diversa? C’e’ chi ha detto che significa “good” e chi mi ha detto “bad”… proprio l’opposto!!

    Ergo bho io tanto meno lo avrei tradotto. bacio right back!

  9. dario

    Control è stato distribuito anche in Italia, ma con un forte ritardo, tanto che il potenziale pubblico in un modo o nell’altro, l’aveva già visto, poichè erano già disponibili i DVD inglesi e francesi (e di conseguenza anche i download di buona qualità).
    La prima volta io l’ho visto qualche settimana dopo l’uscita in UK, proiettato clandestinamente in un club di Torino, non sottotitolato, non doppiato, recitato in mancuniano e non ho capito quasi un cacchio. La seconda l’ho visto doppiato in portoghese (lo so, lo so). Alla fine ho acquistato il dvd e l’ho finalmente guardato in italiano.

    • …due sottotitoli al cineclub di Torino potevano metterli!! comq alla fine si puo’ guardare anche in italiano, via, scusa, sono la solita intollerante! tanto le immagini di Corbijn, la perfezione di ogni fotogramma di quel film, si capisce in tutte le lingue🙂

      • dario

        …non era un cineclub, ma un indie-club! il film è stato proiettato sul telone dietro il palco, appena prima dei concerti del sabato. E’ stata l’unica volta che ho visto un film seduto sul dancefloor di un locale. Very cool.

  10. @Fab: Times they are A-cazzing indeed!

    Comunque sappi che io senza “quella cagatina piccola quanto un euro” non mi muovo nemmeno per comprare il latte… ed ora e’ diventata la mia autoradio per vespa e bici. Sono a cavallo del West delle due generazioni, amo il vinile (la mia collezione giace pero’ in Italia al momento) ma non mi muovo senza i-pod, tipo polmone. PEro’ la bic per riavvolgere ahhh!!!

    A me sto film alla fine e’ piaciuto al 80% perche’ era bello proprio rivedere le musicassette!

  11. Beh, tu sei intollerante al doppiaggio e io all’i-pod e alla gente che scarica gratuitamente dalla rete. Io ad esempio amo i film doppiati (bene); in Italia abbiamo fior fior di doppiatori che a volte hanno voci migliori e capacità interpretative superiori agli attori doppiati; semmai il problema mi sembra stia a monte, ovvero nella scelta errata di doppiare certi film che andrebbero lasciati coi sottotitoli, tipo i film-documentario o di ultranicchia… dai una bella sciarriatina tra di noi adesso…😉 Fab.

    • pedro burger

      sono in disaccordo con te. i film devono essere visti in lingua originale tale e quale come il regista li ha creato.
      poi tutti i film doppiati fanno cagare per il fatto che non sono più come il regista voleva.

      • Hola Pedro! Ma allora sarai d’accordo con me, non in disaccordo! Anche io odio i film doppiati.

      • I sottotitoli in buona parte dei casi non riprendono totalmente il parlato, semmai ne rendono il senso per questioni di spazio sul video, così come il doppiaggio deve coincidere con il labiale dell’attore. Mi piacerebbe vedere, che so, Good Morning Vietnam con i sottotitoli! Quello è un film che va doppiato (se uno non può permetterselo in originale) perché i sottotitoli non possono farti sbellicare con frasi come “Com’è il clima? Caldo, caldo e umido! L’ideale con una donna, ma non serve a un cazzo nella foresta!” semmai il problema è dunque il valore del doppiaggio. Un grande doppiatore può migliorare una recitazione mediocre (non è il caso di Robin Williams ovviamente), i sottotitoli no! Se il doppiaggio fa schifo è molto meglio con i sottotitoli, quindi non puoi dirlo a priori perché per certi film va bene per altri no… L’ideale sarebbe vivere dentro il British Institute e fare a meno di tutti e due! Ciao. Fabrizio.

      • pedro burger

        certo sono d’accordo con te chiaretta

        quello che dice le fesserie e’ “Fabrizio (quello di Tom Waits)”

        i doppiaggi fanno schifo, SEMPRE!

  12. Miii, ma non mi dire che eri tu quella simile a Janis che viveva al 2300 di Vine Street a Berkeley nel ’68! L’avevo detto a Bob che eri tu! Ma lui niente! Il solito testardo di Dylan…😉 Fab.

  13. L’ho visto stasera. Se devo essere sincero The Wackness non mi ha entusiasmato. Forse anche colpa del doppiaggio (imbarazzanti quegli “yo” intercalati nella parlata italiana).
    Di certo in lingua originale si apprezzerà di più.

    • Yo Lucien! ma come dicevano yo in italiano?? Aaaaargh che fastidio! Chettidico, per me è una bella commedia e Ben Kingsley mi è piaciuto da matti ma doppiato non saprei… (non riesco a vedere nemmeno south park – la mia bibbia – doppiato!)

  14. Ciao Fab! mmmm secondo me si può ridere anche con i sottotitoli! Non danno fastidio, è solo questione di abitudine. Se quasi tutto il resto del mondo può leggere i sottotitoli, perché l’Italia non può farlo?

    Doppiare è sempre brutto, sempre. Anche quando un doppiatore è bravo e l’Italia ne ha avuti di ottimi. Doppiar significa uccidere il cinema, un assassinio vero e proprio. Non posso imparare il koreano e so che quando guardo un film in quella lingua (adoro il cinema koreano) perderò sempre alcuni parti del dialogo ma sempre meglio così che doppiato, non c’è paragone. Sono molto più dentro il film, non mi distraggo vedendo muovere una bocca in play back, innaturale.

    Quanto alle traduzioni… è il discorso di sempre, qualcosa si è destinati a perdere c’è poco da fare, così come per i libri. A voglia a dirmi che Oreste Lionello era una voce perfetta per Woody Allen se poi guardando un film come Annie Hall in italiano (Io e Annie mi pare) perdi la metà esatta dei giochi di parole.

    comunque sai che c’è Fab? C’è che finché uno è abituato a vedere i film doppiati non si rende conto. Prova a disabituarti per qualche mese poi ti giuro che non riuesci a seguirlo un film doppiato, io dopo 7 anni all’estero non ci riesco. E non lo dico da fanatica, penso sia così per tutti nella mia situazione. ciaoooo

  15. Visto, mi è piaciuto un sacco, come hai detto tu è molto più profondo che all’apparenza; e poi i film un po’ adolescenziali m’interessano sempre tanto e la fine è carinissima.

    Devo ancora leggermi le critiche e sono approdata qui cercando la traduzione del titolo.

    Bravissimi entrambi i protagonisti.

  16. Ciao Pedro, credo che Fab così come gran parte d’Italia, sia semplicemente non abituata “male” col doppiaggio.. .poi è difficile rendersi conto.

    Ieri sera ho visto “Inglorious Besterds” di Tarantino: ora voglio proprio vedere come faranno in Italia visto che è un film impossibile da doppiare. Se ci provano li denuncio e inizio una petizione a favore del cinema.

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