Like a Man on a Wire

phill.petSe lui è riuscito a camminare da una torre del World Trade Center all’altra, allora nulla è impossibile. L’impresa di Philip Petit non mi era nuova, ma non ne conoscevo i dettagli. “Man on Wire”, di James Marsh, è un documentario che illumina d’ispirazione. E non per la pletora di awards vinti, Oscar incluso: perché mostra la forza della mente, quello di cui si è capaci di fare e che nessuno osa osare. Ne voglio parlare anche se è uscito da un pezzo ma, sembra di capire,  in Italia non si sia ancora visto.  E’ un film che ti tiene seduto come un contorsionista sul divano per 90 minuti, durante cui sei soggetto a esclamazioni disarticolate e involontarie. Poi ti prende con la forza e ti trascina dentro le viscere del tuo ego più folle. Petit racconta in prima persona, 35 anni dopo, il suo “coup”, la sua rapina a mano armata alla razionalità e la vittoria sui sistemi di sicurezza dei neo-grattacieli di Manhattan. E’ uno splendido montaggio di immagini originali, con il funambolo e i suo amici che si allenano nel giardino di casa pianificando, per 8 anni, l’impossibile. Il buon senso pare fin troppo sopravvalutato quando si vedono i loro grafici, simili a quelli di Wile E. Coyote. 

Sembrava impensabile anche solo montare quel cavo d’acciaio da 200 chili, con tutte le forze di sicurezza sparse nelle torri. Ma Petit li dribblava, nascondendosi dietro le spalle delle guardie in movimento, come si farebbe solo in un cartone animato. Poi la notte in bianco, passata a fissare il cavo e tenderlo prima che il giorno li scoprisse. Quando è tutto pronto, alle 7.15am, iniziano 45 minuti di show. Philip Petit non si limita a camminare avanti e indietro ma si sdraia, si siede, fa gli inchini, ride e sfotte la polizia pronta ad arrestarlo (per rilasciarlo dopo qualche ora). 

Nulla è impossibile quando si ha una visione in testa. Nei primi 5 minuti sul cavo, Petit è teso, è una maschera di concentrazione, poi scoppia in un sorriso improvviso: aveva capito che era lui a comandare. Ora sapeva che avrebbe danzato a 450 metri d’altezza senza schiantarsi e nessun sogno sarebbe più stato irraggiungibile. Mentre lo realizzava, quasi non riusciva a contenere l’esplosione di quel sorriso violento. Il potere è alla mente, modellare è creare e smontare significa ricostruire. Basta avere una nitida visione e non perderla mai d’occhio. L’universo risponde anche alle domande e ai sogni senza alcun senso: c’è da far attenzione a quel che si desidera. 

 

13 commenti

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13 risposte a “Like a Man on a Wire

  1. Avevo sentito anche io di questa impresa.
    A volte veramente sembra che non ci siano limiti per la mente.🙂

  2. già, c’è da fare attenzioni si ai propri desideri. Ma non averne è ancora più folle.

  3. ciao Maurizio, credo che non avere desideri significa piuttosto avere paura di averne e la paura, si sa, immobilizza.

    @Stefano: ciao, anche conoscendo l’impresa di Petit, ti assicuro, il documentario rimane allucinante, mi ha sconvolta!

  4. dario

    Oggi sei decisamente zen, Chiarina.

  5. Luca

    Finito di vedere ora. Grazie🙂
    Raramente un documentario mi ha impietrito e commosso.

  6. Ciao Luca benvenuto. Hai detto bene, impietrito e commosso.

    @Dario: very Zen, per forza… sono caduta nel mio own monastero: ho annulato il tempo, lo spazio, il freddo, il caldo; ho dovuto azzerare tutto per non sentire più dolore. Adesso ho trovato… l’ispirazione!

    • dario

      anche io sono piuttosto on my own in questi giorni, forse colpa del cambio d’età.
      non ho risolto molto, però ho aperto un twitter*.

      * eh, già che c’ero ti ho annessa ai following.

  7. Io conoscevo il suo libro, un piccolo cult: http://www.ibs.it/code/9788879284509/petit-philippe/trattato-funambolismo
    comunque in fondo il suo equilibrismo è un po’ quello di tutti: fra la noia e la pazzia.

    • ciao Franco, il trattato suona interessante, ti è piaciuto? Volevo accaparrarmi “To reach the sky” ma al momento sono intasata da 3 libri che devo leggere per laboro.

      Tra la noia e la follia… mi piace. E chilate di adrenalina.

  8. Soffro di vertigini solo a guardar la foto. Mi sa che qui passo la mano sul documentario…😉 Fabrizio.

  9. lulù

    “(…)L’universo risponde anche alle domande e ai sogni senza alcun senso: c’è da far attenzione a quel che si desidera (…)” Questa ti vale un sorriso, sempre che io riesca a a beccarti. E un bacio

  10. @Fab: fai uno sforzo vale la pena, promised🙂

    @Lulù: beccata! Il bacio mi si è spappolato dolcemente sulla pallida guancia consunta… ma quanto manca Lulù??

  11. lulù

    secondi…anno luce più, anno luce meno…

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