The “new” Horrors live@Electric Ballroom

horrors_A vederli sembrano gli amici goth di Stan su South Park, quelli che insegnano tutte le mosse “cool” da fare e quelle da evitare, mentre ti guardano con l’aria scazzata e un occhio perennemente coperto da un ciuffo di capelli. Con “Strange House” del 2007, gli  Horrors avevano raggiunto il perfetto hype che piace tanto alla tribù di skinny jeans-aioli divoratori di NME ma, oltre che l’immagine, avevano un sound che avrebbe presto annoiato gli over 16. E chissà se quella di crescere e rinnovarsi sia stata un’idea loro o del produttore Geoff Barrow (Portishead), con il quale hanno registrato il nuovo “Primary Colours”, uscito un mese fa. Risultato: semplicemente ottimo. Faris Rotter (purtroppo i nicknames sono rimasti dall’album di esordio) ha smesso di urlare dando spazio a lugubri e profonde melodie mentre pesanti linee di basso, chitarre angolari, tastiere e l’onnipresente sintetizzatore lo accompagnano. La critica lo ha definito uno dei migliori album art-rock degli ultimi decenni mentre i soliti esaltati di NME lo hanno già paragonato a pietre miliari come “Psycochandy”. E’ vero, l’eco dei Jesus and Mary Chain si sente forte (basti pensare alla tastiera su “Who can Say”) ma anche l’influenza dei Spacemen 3, Spiritualized, delle chitarre loud dei My Bloody Valentine, il tutto rosolato con le immancabili atmosfere post-punk dei Joy Division. 

horrQuando sono andata a vederli suonare dal vivo alla Electric Ballroom di Camden, non sapevo bene cosa aspettarmi, diffido l’hype ma il nuovo album mi stava prendendo sempre più ad ogni ascolto.  Che dire se non che lo hanno suonato alla grande, trovando il giusto compromesso tra il caos dei mille suoni-rumori sul palco e le melodie che stavano sotto. Faris Rotten è rimasto abbastanza statico, forse perché quando ha provato a ballare freneticamente penzolando sotto le note di “Mirror’s Image” si è preso una chitarrata spaziale in viso da Joshua Third (aka Von Grimm). Ovviamente non l’ha dato a vedere ma le stelline che roteavano visibilmente intorno al suo cranio tradivano lo sguardo impassibile-cool. Meno rischiosa la sua mossa tipica, quella di prendere un riflettore e spararlo dritto sui volti dei ragazzini in prima fila; la venue è però riempita in ogni angolo e non solo da teenagers (accanto a me Bobby Gillespie as usual). Che non sarebbe stato un concerto lungo lo si poteva immaginare e pure che l’accento sarebbe caduto sui nuovi brani: ne hanno suonati otto lasciandone fuori solo un paio. Il bis è stato un omaggio alla NME crowd in prima fila: “Sheena is a Parasite” e “Count in Five”, entrambi tratti dal primo album, sono un’esplosione garage punk incontrollata che fa notare ancora di più il salto di qualità della band. Ma anche una degna conclusione alla “spacco tutto” (compreso il dente con la  chitarrata di cui sopra). 

horrors2_

 

18 commenti

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18 risposte a “The “new” Horrors live@Electric Ballroom

  1. Quanto prendi per farmi un corso di scrittura?

    bella recensione!

  2. Non so perché, ma non mi convincono. Non è prevenzione. Sarà che quel tipo sound, l’ho attraversato e mi ci sono immerso a suo tempo (ahimé gli anni). Ma mi riprometto di dare loro un altra chance, in effetti un solo ascolto è molto poco.
    Tra le cose nuove di quest’anno, metto i Kasabian in pole position.

  3. Ciao Valerio, grazie mille mi rincuori perché pensavo di avere scritto male e di corsa… poi se lo dici tu che eri accanto a me e Bobby alla gig vale doppio!🙂

    Ciao Lucien, ti dico che con il primo ascolto quest’album mi era del tutto rimbalzato e anche con il secondo… poi piano piano, riascoltandolo di sottofondo, durante la giornata mi saltavano in testa dei pezzi di canzoni senza rendermi conto nemmeno di che musica fosse. Poi ho capito che erano gli Horrors. E quando questo succede con musica che ha poco a che fare con il pop orecchiabile significa che l’inconscio ti sta dicendo: “cazzo, ma lo sai che st’album non è per niente male? sallo!”

  4. ps kasabian ok li checckerò out se mi dici così, il singolo mi piace molto… gli altri due album belli ma non mi hanno mai né sconvolto né preso più di tanto… comq a Glastonbury sicuro non me li perderò!

  5. leo

    Bellissima recensione Chiara! Anche a me piacciono parecchio gli Horrors, nonostante a Glasto due anni fa li abbia visti svogliati in un primo pomeriggio. Ho apprezzato parecchio anche l’ultimo disco, che mi sembra una miscellanea ben fatta di cose già sentite. Mi spiace però che abbiano parecchi detrattori e che, come mi ha detto Luca, non vendano un granchè

  6. Questa storia che sono il gruppo di NME però andrebbe raccontata anche nei termini che NME dopo averli coltivati li “ammazzò” al momento della nascita. Il primo disco (che io per certi versi preferisco) prese solo 7/10 in una recensione tutt’altro che entusiastica.
    Claudio Sorge, che gli può dire tutto, tranne che non capisca di questa roba o che sia un ragazzino, non solo dedicò loro una coraggiosissima copertina (nel senso che il vero hype è parlare male degli Horrors, mica bene) ma ne parlè in termini assolutamente entusiastici.
    Contro corrente sostengo che l’estetica e il suono degli Horrors siano fondamentalmente apprezzabili solo dai vecchi (sembrano un concentrato di riferimenti a Rockerilla anni ’80) che non li ascoltano perchè pensano siano un gruppo da ragazzini.

    Detto questo li vidi sul John Peel Stage due anni fa a Glasto. Le due del pomeriggio di domenica non furono certo loro favorevoli, ma li trovai piuttosto deludenti.
    Mica come due sere prima quegli immensi Kasabian sul Pyramid. E pensare che mica avevano ancora realizzato un capolavoro come “West Ryder Pauper Asylum” o l’anthem del decennio “Fire”.
    Goditeli anche per me.

  7. ciao onan! però anche NME li sparò belli belli in copertina al momento giusto del primo album no? mi piace assaje il tuo punto di vista magari la risposta, as usual, sarà nel mezzo.
    Però se il concerto fosse stato tutto come la seconda parte, ovvero i brani del primo album, non so se mi avrebbe preso allo stesso modo… almeno per i miei gusti.

    Ok per i Kasabian, hai appena vinto una foto di loro in esclusiva! (se sopravvivo a glasto)
    ciaooo

  8. rieccome…

    Gli Horrors si conquistarono la copertina di NME prima dell’uscita del debutto. Ed e’ un loro record, nessun altro c’e’ mai riuscito.

    Il primo disco non e’ per niente un bell’album, impasticciato tra wannabe birthday party e gothic sound fuori dai tempi 7 e’ pure troppo.

    Li ho visti e fotografati varie volte ai tempi e mi ero ripromesso di lasciarli ai ragazzini coll’eyeliner.

    Poi grazie a St. spotify.com ho deciso di ascoltare il secondo album ed e’ tutt’altra cosa. Ora e solo ora sono un’altra band e dal vivo lo hanno confermato.

    Per quanto riguarda i Kasabian, discorso opposto. Il primo album fu una ventata di fresco, il secondo un bel singolo e una decina di fillers, ora si imbarcano nel cercare un ruolo che al massimo finisce per scimmiottare i Primal Scream dell’amico di Chiarina😉

    Sara’ che non sopporto l’arroganza del cantante… (ma mi sta simpatico Sergio Pizzorno) per la recensione di Fire ti copioincollo la perla sul Guide del Guardian della scorsa settimana che secondo me e’ perfetta.

    Kasabian – Fire (Columbia)
    Thwunk! Thwapp! Schlup! That noise? It’s four blokes throwing shit at a wall, hoping it’ll stick. In just under four minutes (it seems longer) Leicester’s finest try to reference every major musical event of the last 40 years, in the hope that no one will notice there’s no song. It’s all in there: The Stones, The Doors, James Brown, Kraftwerk, the Glitter Band. And what does this postmodern epic sound like? As per, a bit Primal Scream.

    genius!

  9. Sì certo, gli Horrors furono “coltivati”, come ho scritto, da NME (il record credo stia nel fatto che riuscirono ad andare in copertina per ben due volte prima dell’uscita dell’album. Una mi pare riuscì anche ad altri. Forse addirittura agli Oasis e sicuramente ricordo, ahimè, tra gli ultimi ai Glasvegas), solo che poi furono anche abbandonati più precocemente di quanto siano soliti fare.
    Questo (ma sono un metallaro, non è esattamente la mia musica) è quello che ne pensavo all’epoca:
    http://onanrecords.blogspot.com/2007/03/horrors-strange-house.html

    Per quanto riguarda i Kasabian, chiarina, ti ringrazio moltissimo per la foto, ma ti prego anche di voler chiedere, una delle prossime sere in cui lo incontrerai, ai Bobbie Gillespie cosa pensa di “Fire”.🙂

  10. dario

    Ma guarda, discorso estetico a parte (un po’ patetico per quanto mi riguarda), il primo loro disco tirava fuori riferimenti non così scontati (in pratica le nuggets più garage) ed è un po’ un peccato che non abbiano approfondito in quella direzione. Poi, è vero, questo secondo disco è superiore al primo, però pesca appunto da quella tradizione inglese (80s 90s) a cui si rifanno davvero davvero tutti.

    Ma Glasto è questo WE?

  11. bello il tuo post di due anni fa onan! Io ammetto che ho cominciato a interessarmi agli Horrors solo con questo secondo album ma ascoltando il primo ho pensato bene o male quel che ha scritto valerio… comq si sa che l’hype è sempre un’arma a doppio taglio.

    Dario: va bene il discorso estetico può sembrarti patetico ma credi che per tante bands, soprattutto qui in UK, non lo è affatto. Non lo è nemmeno per gli Horrors (soprattutto agli esordi). Sono loro a prenderlo molto seriamente e in questo io ho sempre visto una differenza pazzesca con le bands americane. Glasto inizia mercoledì 24 anche se le bands succose arrivano il 26.

    Valerio: cattivissima la tua recensione!! mi piace da morire quando i giornalisti inglesi si accaniscono così. Poi volevo dirti che ho finalmente capito chi era il tizio con gillespie che ci chiedevamo alla gig degli horrors, è il batterista dei bad seeds e Grinderman e produttore di un sacco di altre bands, l’ho conosciuto proprio stasera all’aftershow del meltdown… ALTRA COINCIDENZA NO??? che tanto qui siamo in 10 milioni di persone ma gira che ti rigira ci si incontra sempre!!!

  12. cazzo! Ecco chi era….lo sapevo che lo conoscevo!!

    Io adoro i giornalisti inglesi quando stroncano con il loro humour, anche in questo sono anni luce avanti.

    • Concordo! mi fanno ridere anche quando non sono d’accordo con quel che dicono, magari mi incazzo ma apprezzo il loro stile. Quelle di Andy Gill mi fanno morire, ricordi quella storica “Why I hate Coldplay”??? Capisco che poi automaticamente il giornalista sta antipatico ma non è che uno pensa di dispensare saggezza, dice solo quel che pensa e per me non può che essere un bene.

      In Italia spesso hanno paura di prendere posizioni tanto che io ho sbagliato e ripeto, sbagliato a scrivere certi pezzi per “timore di stroncare” ora ho deciso che non lo farò più, o scrivo all’inglese quel che penso o sto zitta. L’ho realizzato al post-britney.

      ps sorry onan, non so a bobby ma a me il singolo “fire” mi dice davvero poco… però alla fine un signolo è solo un singolo…

  13. Quindi quando intendevi che il singolo ti piace molto a cosa ti riferivi? A Vlad?

    Pitchfork sempre una garanzia per me.🙂
    http://pitchfork.com/reviews/albums/13154-west-ryder-pauper-lunatic-asylum/

  14. Pitchfork è il campione assoluto di stroncature. E sempree di tutto quello che piace a me. Una garanzia da seguire al contrario.

  15. Dipende da quale Pitchfork.

    C’e’ il PitchfoRk che mi ha fatto conoscere i Japandroids, che va lodato

    C’e’ il PitchfoLk che mi ha fatto due palle enormi con tutto sto alt.folk, post.folk, alt.country e via col banjo che non se ne puo’ piu’.

    Che stronchi i Kasabian non mi stupisce, e’ americano e i Kasabian sono la cosa piu’ inglese che c’e’ oggi dopo la regina e wimbledon.

    Why I hate Coldplay andrebbe insegnato a scuola, concordo, ma il mio preferito resta alex petridis del guardian.

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