London’s pride & joy

picture-11 E’ ufficiale: c’è crisi. Lo so che è un ritornello che in Italia viene ripetuto quotidianamente ma qui la campagna mediatica di demoralizzazione ha toni molto più pacati. Ok, sappiamo che per la prima volta in millenni il prezzo delle case a Londra sta scendendo ma è solo quando leggo che i pub guadagnano sempre di meno che comincio davvero a preoccuparmi. La BBPA, Beer & Pub Association dichiara che le vendite nei pubs hanno registrato un calo del 10%. E’ tanto. Nel Regno Unito chiudono i battenti 39 pubs alla settimana. La birra, ovvero la fonte di sostentamento di ogni essere umano inglese dai 13 ai 90 anni, la ragione per cui si va allo stadio che ha un piano per ogni bar (e non il contrario)…  il loro gelato, la loro pizza, la loro cena, la scusa per un qualsiasi appuntamento che sia di lavoro o piacere… Non è come in Italia dove un tizio va al bancone di un pub e chiede: 

“Una birra chiara piccola” poi si gira intorno verso gli amici e chiede “voi che volete?” e intanto il barista, che ha già spinato la birretta, ha fatto in tempo ad uscire per comprarsi al distributore automatico 20 marlboro lights. Poi il tizio si rigira verso di lui e continua l’ordine “eeee un succo al tamarindo selvatico aromatizzato al gelsomino… ehhh…. tu che volevi? ah sì, un mojito eeeee…un’altra birra chiara piccola”. Dopodiché passano circa 25 minuti in cui lo sventurato, che si è coraggiosamente avvicinato al bancone in nome del suo gruppo di amici, raccoglie tutti i soldi e finalmente paga al barista che nel frattempo ha fatto in tempo a concepire 3 figli, due maschi e una femmina. O meglio ancora, tutto ciò succede mentre stanno comodamente seduti al tavolo e il barista li serve. 

Qui no. Qui è la guerra. Lavorare in un pub significa essere più veloci di Micheal Johnson travistito da Billy the Kid. Arriva il tizio al bancone e in due nanosecondi ti ordina: “3-pints-of-stella-1-guinness-one-large-glass-of-dry-white-wine-2-JD-&-coke-1-JD-&-regular-coke-1-vodka-&-lemonade-with-a-dash-of-lime-1-G&T-&-what-do-you-want?” Quando ti dice what do you want, che è un modo carino per offrire la mancia, tu vorresti solo dire “un taxi per andare a casa” tanto ti è venuto il mal di testa nel cercare di seguirlo. Poi paga per tutti e dopo 10 minuti circa il suo amico ripete il rituale e si rifà il giro. 

Perché dico tutto questo? Non ricordo, ho perso il filo e mi son fatta trasportare… ah già, la vendita di birra che diminuisce? Giammai! Piuttosto i prezzi che si abbassano. La catena di pub JD Wetherspoon dal mese scorso vende bottiglie di birra a miseri 99 pence. Subito il Governo ribatte: “Siamo al corrente del clima economico attuale ma l’alcol non è un bene di consumo come il latte o il pane e causa danni alla salute della nazione. Sembra esserci un collegamento tra cheap drinks e le ubriacature irresponsabili in UK.” Sembra. A me sembra che si consumi più birra che latte ma non sono il Chief Executive dell’Alcohol Concern. 

4 commenti

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4 risposte a “London’s pride & joy

  1. Forrest Gamper

    As a matter of fact, credo che ci sia già tanta gente in Italia che alza troppo il gomito, e sempre più giovani… e non sono proprio gli inglesi che possono darci lezioni su certe cose. O no?😀

  2. ciao forrest! non nego che anche agli italiani piaccia bere ma sono ritmi diversi mi pare.. qua il bere è una questione endemica mi pare. Tutta la socialità gira intorno a un pub sempre e comunque. Tant’è che la prima soluzione alla crisi è stata quella di mettere le pinte, che secondo me sono davvero un bene di consumo qui, a 99pence e al governo è scoppiato un casino…

  3. Forrest Gamper

    Casomai in Italia, in passato, c’era la logica del bar. Non per niente, uno degli album rock italiani più belli è lo storico concept “Barbari e bar” di Enzo Maolucci (1978). Che questa abitudine si sia un pò persa non è del tutto negativo, una mutazione antropologica pasoliniana, comunque…

  4. Bel post, hai un gran bel modo di scrivere🙂

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