Anatomia della groupie

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Siamo al Soho Revue Bar, il locale sul red district di Soho. Stasera gli Eagles of Death Metal suoneranno una gig privata e speciale davanti a un pubblico di sole donne. No, riformuliamo. Stasera gli Eagles of Death Metal, suoneranno una gig privata e speciale davanti a un pubblico di donne smandruppate, chinghialine e super-allupate le quali, ad una ad una cercheranno di salire sul palco per assaltare i loro idoli. Uno spettacolo da un punto di vista raccapricciante da un altro piuttosto divertente. First thing first, il concerto. Gli Eagles of Death Metal, non sono altro che il lato cazzone-rock dei Queen of Stone Age. Josh Homme, membro fondatore dei Queen of Stone Age, nonché produttore inarrestabile e titolare di una lunga serie di improbabili soprannomi (Carlo Von Sexron, King Baby Duck, J.Ho e Ginger Elvis) ha dato vita insieme a Jesse “the Devil” Hughes a questa strampalata band garage alternative rock. Strampalata perché a volte sembrano la parodia di loro stessi, per capire bene cosa intendo basta dare un’occhiata allo spassosissimo video del loro orecchiabile singolo Wanna Be in LA. Dal 2004 hanno partorito tre album, l’ultimo è l’ottimo “Heart On”, tutti sulla stessa linea: testi divertenti, riff accattivanti di chitarra e basso, rullanti sostenuti in pieno Homme-style, ovvero un rock ballereccio per chi ha voglia di divertirsi senza tanto impegno ma anche senza scadere in uno sciapo indie rock pop.

E stasera, in questo piccolo locale, gli EODM giocano la parte dei rockettari awanagana-americani davanti a un gruppo di ragazze inglesi. Risultato: è successo di tutto. Mutande che volano sul palco, ragazze che saltano sul palco per limonare duro con Jesse “the devil” oppure si spalmano addosso alla band mimando di copulare allegramente. Sui pali laterali, dove in genere si esibiscono le spogliarelliste, le ragazze si baciano tra di loro mentre cercano di esibirsi in balli goffamente sexy e si ubriacano alla follia. Immagini molto belle insomma. E io guardo questo film da mera comparsa, gustandomi la colonna sonora con una divertente cover di Stuck in the Middle with You, suonata 3 volte più veloce dell’originale. Dopotutto è tutto un gioco, quello della rockstar e della groupie, vecchio come il cucco e che durerà fintanto che durerà il rock. Finito il concerto continuo ad osservare: la groupie sprovveduta si posiziona nei pressi della porta del backstage e attende fiduciosa. La groupie professionista invece è già entrata nel backstage perché ha lavorato sistematicamente per l’impresa e ha già conosciuto le persone “giuste”. Però non è tutto groupie quel che sembra e questa categoria spesso rende la vita difficile alle giornaliste donne che non hanno ancora compiuto 35 anni e  che si trovano disgaraziatamente nel backstage per lavoro…

Piccola postilla, anche il Soho Revue Bar sta tristemente per chiudere… peccato perché era un locale ottimo per showcase e show privati e comunque storico. Mentre l’Astoria ha già chiuso… Amarezza.

1 Commento

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Una risposta a “Anatomia della groupie

  1. non tutto è groupie quel che sembra… già già! Giornalista trentacinquenne!

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