Port O’Brien: Non tutti i mali vengon dall’Alaska

 Tra un salmone e l’altro possono nascere melodie saporite: “All We Could Do Was Sing”, e’ l’album di debutto dei Port O’Brien e ve lo segnalo di gusto. Eppure a guardarli non sembrano proprio dei pescatori. A dirla tutta, un poco ci giocano su questa storia ma la verita’ non e’ troppo lontana, ora ve la racconto. Van (voce e chitarra), ogni estate raggiunge suo padre, un pescatore di salmoni e lavora con lui nell’isola di Kodiak, Alaska. Il tempo fa schifo, il lavoro e’ duro e la voglia di cantare, unita alla pace dell’oceano, stimolano la creativita’… Nel frattempo, lontano, in California si trova Cambria (tastiere, voce), che e’ sia il nome della sua amata che del luogo in cui vive (un po’ come se i miei mi avessero chiamata Umbria). Van e Cambria iniziano a scrivere canzoni, a distanza, poi quando si vedono ci lavorano insieme e le registrano con gli altri membri della band. “All We Could Do Was Sing” e’ quasi un concept album, immerso, tra un brano e l’altro, nelle viscere dell’oceano. L’apertura I Woke Up Today e’ cantato a unisono da tutta la band, o meglio dire urlato, mentre un riff di chitarra si ripete: perfetta upbeat intro per entrare nel loro sound. Seguono Stuck on a Boat e Fisherman Son e loro gia’ ti hanno preso per il collo, tirato l’orecchio e posizionato zitto e buono davanti alle casse ad ascoltare i pensieri di Van, che pescando in un isola nel mezzo del nulla, deve ancora capire se quella pace lo fa sentire felice o se e’ la nostalgia di casa a prevalere. La chitarra distortissima e una batteria che tiene un tempo impossibile fanno di Pigeonhole uno dei pezzi migliori dell’album che, diciamolo, non inventa nulla di nuovo ma va giu’ che e’ una meraviglia. Viaggiano tra il pop, folk e rock, passando per il suono di violini e banjo anche se e’ la chitarra a regnare sovrana.

Ci tenevo tanto a vederli al Concrete & Glass Festival ma il mio hangover congiunto a un guasto prima alla vespa e poi alla Victoria line, hanno impedito che vedessi tutto lo show. Sono arrivata giusto in tempo per le ultime tre canzoni, spaparazzargli qualche foto  e rendermi conto che, ahime’, il ragazzo, nonostante indossi una bellissima spilleta di Obama, non ha tanta voce dal vivo. Mi son piaciuti molto piu’ sullo stereo di casa che al club di Brick Lane, pero’ mi sento lo stesso un’idiota per aver fatto tardi... espiero’ le colpe mangiando sushi anche stasera. 

PS CHIEDO SCUSA PER GLI ACCENTI, L’HO PERSI COL MAC CHE ORA E’ SOTTO I FERRI PER QUALCHE GIORNO (CRISI INTESTINALE, SOSTITUZIONE DI HARD DRIVE INTERNO). 

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