Travolta da una moltitudine di nuovi e succosi album settembrini. Spero di parlarne presto. Il mondo ha ripreso a girare ad una velocità ingestibile. Ma è così che mi piace: di giorno fotografa, di notte giornalista e alle prime ore del mattino licantropa. Spero di trovare il tempo anche per aggiornare il mio sito, rimasto vergognosamente alla preistoria dei tempi. Non è un segno di intelligenza eppure mi sto pure sforzando per fumare: odio il tabacco, amo il tempo di riflessione e la gestualità di una sigaretta.
E’ tutto il giorno che ho in testa questa canzone di Daniel Johnston; ne approfitto per consigliare un album che ciascuna casa dovrebbe avere secondo legge. The Late Great Daniel Johnston: Discovered Covered, un doppio cd, in un disco i brani cantati e suonati da Daniel e nel secondo le stesse canzoni interpretate da altri artisti, tra cui Tom Waits, Sparklehorse con Flaming Lips, Eels, Tv on the Radio, Vic Chesnutt e Teenage Fanclub con Jad Fair. Con loro i brani decollano, prendono altra forma e vita finché emergono in tutta la loro bellezza, prima nascosta da tonnellate di stonature e chitarre seviziate da Johnston. Ma quando l’originale raggiunge il cuore, si piazza in un posto dove nemmeno Tom Waits può entrare. Un posto dove non esistono i limiti della performance perché nessuno li ha imposti e quello che arriva alle orecchie sono solo melodie fottutamente vere, che ti si spalmano addosso come colla adesiva. Come The Sun Shines Down on Me, oggi.
I’m walking down that empty road
It ain’t empty now because I’m on it
And I’m getting closer to a home
That I can carry and take home with me…

Ci siamo, mancano solo una decina di giorni all’uscita di “Hombre Lobo”, mentre sono almeno due mesi buoni che non smetto di ascoltarlo. L’intervista a Mr E è appena uscita su Rolling Stone Italia, numero di giugno e ne ho fatta un’altra, completamentemente diversa, anche per il Busca dello stesso mese. Che posso farci se quando si parla di Eels mi prudono le mani?! Troppe le cose interessanti che lo riguardano, oltre la musica, c’è la sua incredibile vita. E’ stato dunque importante per me incontrarlo, passarci un po’ di tempo insieme e fotografare la sua bellissima barba: dentro c’era nascosto un universo parallelo ancora inesplorato. La peluria l’ha trasformato in un lupo mannaro e lui si è completamente abbandonato al personaggio tanto da non capire più dove inizia l’uomo e finisce la bestia. Mr E è una di quelle persone che quando non canta sta in silenzio, le poche volte che parla centellina le parole e quando sta zitto è così concentrato ed assorto da far risuonare i propri pensieri nell’aria. “Hombre lobo” sono 12 canzoni raccontate dal punto di vista di un lupo mannaro che ulula, desidera e si dispera per la troppa solitudine. A volte raggiunge momenti di una delicatezza commovente, come in The Longing, che oggi mi sta letteralmente attorcigliando lo stomaco. Poi c’è la rabbia adrenalinica di Tremendous Dynamite, le chitarre distorte alla Muddy Waters di Prizefighter, il groove stripped down di Flesh Blood e diverse ballate di sublime pop alla Eels. Tutto registrato in toni rigorosamente lo-fi con la sua band nello studio di casa. Nulla di nuovo, nessuna sonorità che non avesse già scoperto in passato, dopotutto questo è un cd concepito e realizzato in meno di 4 settimane. In poche parole, quest’album gli è scappato come uno starnuto, uno fatto bene però, di quelli che ti liberano i polmoni dalle 14 sigarette fumate la notte prima, quando eri troppo intento a ululare sul tetto per renderti conto che forse, in fondo in fondo, non si è soli più di quanto non si voglia esserlo.