Circa due anni fa inauguravo questo blog con un post su Adam Green. Non l’avevo scelto a caso: l’intera discografia – 6 album – dell’ex Moldy Peaches è scolpita nel mio cranio con ogni testo e singola nota. Ho una passione totale per questo newyorkese di 28 anni, perché quello che fa lui, musicalmente parlando, non lo fa nessuno e ogni volta che pubblica un nuovo cd sento le farfalle alla milza. Minor Love è uscito in America lo scorso mese e qui in UK a gennaio. Ho già scritto una recensione del concerto qui a Londra sul Rolling Stone blog, mi ripeterò solo dicendo che è un album più intimista, pur sempre cazzone ma frutto di un cuore infranto dopo il divorzio con la moglie (che in una canzone lui chiama Goblin mentre io definirei una Succubus).
Minor Love non ha i cori gospel o le melodie asimmetriche e dissonanti del precedente Sixes & Sevens, ciononostante contiene le sue piccole perle. Come The Boss Inside – qui sotto potete apprezzarne il fantastico low-fi video – e altre melodie alla Bacarach che solo Adam può inventarsi e recitare con quel caldo timbro da tenore.
Ne parlo ancora perché stasera 26 febbraio suonerà al Covo di Bologna e sabato 27 al Magnolia di Milano: ANDATE. Lo troverete ubriaco, molesto e se sarete ragazze carine nelle prime file, vi salterà persino addosso per baciarvi. Perdonatelo, sta soffrendo ma se vi avvicinerete al suo mondo fatto di suoni e parole impossibili, i momenti di malumore nella vostra vita avranno i secondi contati. Qui sopra il video di Buddy Bradley: fatevi un giretto con lui per le strade di New York City (s’intravede anche l’entrata di Central Park West, davanti casa di John Lennon) e godetevi in anteprima i suoi balletti esilaranti (e i volti spaesati dei passanti). Vedrete poi che tra due anni o meno, quando il cuoricino di Adam sarà guarito e uscirà un nuovo album, lui saprà ancora stupirci. Le mie orecchie non aspettano altro.

Adesso che i Moldy Peaches hanno firmato la colonna sonora di Juno, il film che ha vinto l’Oscar come migliore sceneggiatura originale, non ci sono più scusanti per non conoscerli! Come “chi sarebbero sti Moldy Peaches”??? Sono Adam Green e Kymia Dawson, anzi, erano, visto che il duetto di New York è andato ciascuno per la sua strada da qualche anno. Sono inciampata sulle loro canzoni molti anni fa, quando si trovavano solo online, l’impatto era stato devastante. Adam aveva 12 anni allora e Kymia 9 più di lui, insieme scolpivano i manifesti della scena antifolk di New York. Loro cantavano insieme strofe con parole diverse, parlavano di cartoni animati, di hamburger pazzi, paragonavano NY a un campo santo mentre si chiedevano chi avesse il crack (Who’s Got the Crack? rifatto anche dai Babyshambles). In mezzo alle loro visioni succedeva di tutto: si sentivano telefoni suonare, porte sbattere, una si scordava le parole mentre l’altro le inventava all’impronta. Poi andavi al concerto dei Libertines e sentivi Carl Barat e quel rincoionito di Pete Doherty cantare le loro follie davanti al leggendario teatro dell’Astoria sold out. Ora grazie a Juno tutti conoscono la loro Anyone Else But You e Kymia, che nel frattempo era diventata in primo luogo madre e poi musicista, si trova improvvisamente richiestissima e impegnata con un lungo tour europeo e americano (su Juno ascolterete molte sue canzoni-scioglilingua della carriera solista). Adam invece è già al quinto album, “Sixes & Sevens”; vabò, è uscito esattamente un mese fa. Cinque album per un 26 enne non sono male… ok Paul McCartney a 26 aveva già scritto Yesterday ma quelli erano altri tempi! Ora siamo nell’epoca delle indie rock bands che si clonano una con l’altra, sono i tempi della pletora infinita di “The”… The Kooks, the Cribs, The Plain White T’s, The Doo Balls… Non se ne può più, per l’amor di Dio qualcuno gli dica che non bastano solo tempi in 4 quarti e jeans attillati per fare musica.