Se pensate che il nuovo album Congratulations sia un po’ strambo, vi invito caldamente a guardare il video di Flash Delirium. Mi vien da pensare che piuttosto che flash, sia flesh… Love it!
Archivi del mese: marzo 2010
Patti & Robert: “Just Kids”
Patti Smith©chiarameattelli_2010
E’ con questo sorriso raggiante che entra alla Union Chapel di Islington, in mano ha il suo nuovo libro Just Kids e dei fiori sulle spalle. Patti Smith è mia madre. Le devo tutto, le devo la vita, quella artistica s’intende. E’ stato un altro concerto da brivido, commovente, spiritualmente punk: con i suoi sputacchi che rimbombano in chiesa e lei che copre la bocca ogni volta le scappa un “fuck” di troppo. Il suo carisma è ancora fulminante. Legge intere pagine dal nuovo libro, infilando canzoni qua e là: l’amata My Blakean Year, una fotonica Redondo Beach, una Birdland teatrale, Dancing Barefoot, fino ad arrivare a Because The Night e People Have the Power con noi sotto il palco ad aiutarla nel coro. Sarebbero dovuti essere in due, lei e il pianista, ma quando gli amici londinesi hanno saputo del suo arrivo si sono fiondati ad aiutarla: Seb Rockford alla batteria (di cui avevo già ammirato la capigliatura spaziale durante un set con Marc Ribot) e il folktronico Patrick Wolf al violino. Anche Kevin Shields – il My Bloody Valentine – è apparso come ospite in alcuni pezzi, come già accaduto allo scorso Meltdown Festival.
Sul mio Rolling blog troverete la galleria fotografica dello show e un post ispirato dal concerto, dalla nostra successiva stretta di mano e soprattutto dal suo libro Just Kids, il mio universo di questi giorni.
Dentro quelle pagine ci sono lei e Robert Mapplethorpe ventenni, senza una lira in tasca ed una irrefrenabile vocazione per l’arte. Patti e Robert: amanti, compagni, improbabili sposi, anime affini il cui incontro era scritto nelle stelle. Anzi, in una stella color blu, secondo Mapplethorpe il simbolo della loro unione, eterna. Patti e Robert: due artisti in ascesa verso un successo a cui sembravano destinati da sempre. E’ la prima volta che Patti si apre tanto scrivendo in prosa, anche se spesso le sue frasi assumono l’intensità di versi di poesia. Non manca nemmeno l’umorismo, come quando racconta delle difficoltà superate grazie al karma inamovibile: I’m Free, I’m Free, I’m Free… Che nei momenti peggiori si tramutava nel disperato: I’m Hungry, I’m Hungry, I’m Hungry! Leggerete anche del dolore di una ventenne coraggiosa che lascia il proprio figlio in adozione e del suo amore viscerale per Rimbaud e gli altri artisti defunti a cui pensava con lo stesso fervore con cui si pensano i vivi. Nei suoi versi troverete ispirazione e comincerete a credere che nulla accade per caso: il modo in cui lascia le mura familiari e incontra Mapplethorpe ne sono la prova.
Tutto intorno c’è la New York degli anni ’60 e ’70, e gli eventi più importanti della nostra generazione, vissuti tutti attraverso la vita di questa artista, rimasta pura e pelosamente incorruttibile persino a 64 anni. In Just Kids ci sono la vita e i pensieri di due persone straordinarie, la cui visione artistica congiunta avrebbe per sempre cambiato i mondi del rock e della fotografia così come li intendiamo oggi.
Patti Smith©chiarameattelli_2010
PS Notare il segnalibro con la scritta “Allen”, dove sta l’aneddoto del casuale incontro con Ginsberg. Lui l’ha scambiata per un ragazzo, per questo le aveva donato i pochi spicci per comprarsi un panino al formaggio…
PPS Patti Smith suonerà il prossimo mercoledì 31 marzo a Lugano.
PPS Non fatemi morire senza avere prima intervistato Patti Smith di persona, please.
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MGMT are not for sell!
Per una volta, vado giù pesante con photoshop. La colpa è del nuovo album degli MGMT, Congratulations (in streaming sul loro sito) pura psichedelia rock. Sono dei grandi, fosse solo perché hanno sfanculato U2 e Coldplay quando gli hanno chiesto di essere gruppo spalla ai loro concerti. E perché quest’album è un po’ assurdo, lontano dall’immediatezza dell’esordio, insomma, ci vuole coraggio. Ma non voglio ripetermi: sul Rolling blog la recensione e galleria fotografica dello showcase londinese.
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Keep your Eyes on Lone Wolf
Ricordate Sledgehammer di Peter Gabriel e quella genialata di video? Son passati 24 anni (cavolo, di già?!) da quando rimanevo spalmata a bocca aperta, davanti a Videomusic, per guardarlo. E’ una sequenza d’immagini di una tale potenza da rimanerti incollata in testa fin da bambino, provocando inevitabile curiosità nella musica che accompagna. E magari Lone Wolf, con il video omaggio a Sledgehammer, Keep your Eyes on the Road, si augura accada lo stesso anche per la sua musica. Stavolta ad eseguirlo non è la Aardman Animation ma la Broken Pixel mentre Lone Wolf è pressoché perfetto nei panni di Peter: l’ha detto lo stesso Gabriel. Dell’album non posso ancora dire nulla tranne che viene con il succoso biglietto da visita Bella Union e che questo singolo mi piace assaje.
Quanto al mio omaggio a Slegdehammer risale al 2005, quando nella casetta in Colorado, tra gli Aspen trees, cieli azzuri e polmoni amplificati dai 2000m d’altitudine, vidi un pollo come simulacro d’avanguardia fotografica. O forse era il risultato per essermi chiusa mesi interi in camera oscura con sigarette speciali e quintalate di chimici sotto il naso. La morale non cambia: Follow the Buddha chicken!
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Cococover Art
Quando ti chiedono un’opinione sincera riguardo una copertina del genere, non è proprio facile rispondere. Soprattutto se non sei brava a fingere… e soprattutto dopo aver connesso alla grande con due marziane come le CocoRosie (all’anagrafe Sierra e Bianca Casady). Me la sono cavata con un minuto d’esitazione e un timido: “Mmm it looks weird but in a weird way“. Forse mi ero sintonizzata troppo sulle loro frequenze astratte ma non volevo infierire dopo che avevano già vinto il premio di “worst cover” dal Guardian e Pitchfork nel 2005, con l’art cover di Noah’s Ark (raffigurava un’orgia con tre unicorni di cui uno vomitante). Grey Oceans uscirà a maggio, non posso ancora parlarne se non voglio che un elicottero venga a prendermi per portarmi sopra lo zoo di Regeant’s park e rilasciarmi sopra la gabbia delle temibili tigri cockney dell’Eufrate. Posso solo dire che mi piace sentire queste 11 canzoni ronzare in testa nei momenti meno lucidi… ma questa non è certo una novità per chi conosce gli altri album delle due freak folkettare americane. More soon-ish.
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Midlake: it’s a drug!
Ho sviluppato una preoccupante dipendenza al nuovo album dei Midlake, The Courage of OThers. E’ una droga: avvicinatevi con cautela. E come succede per la musica che adoro, la sostengo con tutte le forze. Ieri mi è scppato un articolone sul Secolo XIX (questo il link) e la mattina su Radio19, l’emittente del quotidiano, ne ho parlato in diretta. Erano le 7,45am, avevo dormito 3 ore e con ogni probabilità ho detto una moltitudine di cazzate. Ma sentire Acts of Man risuonare in una radio italiana grazie al mio articolo mi ha dato la forza di andare avanti, tanto per riallacciarci ad una recente discussione.
Sul Buscadero di aprile troverete la mia lunga intervista a Tim Smith, cantante ed autore di ciascun brano. Mentre questo è il link al Rolling blog con recensione e foto dello show di Londra. Ed ora vi prometto che almeno fino a novembre non ve li nomino più. Credo.
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Go, Sparklehorse…
Stavolta Mark Linkous l’ha fatto davvero, se ne è andato. Sembra assurdo ma è così. Lui era un suicida, punto. Se alla fine ci fosse riuscito o meno non avrebbe cambiato il fatto che si sentisse camminare più in bilico degli altri su quella fune sgarrupata che è la vita (parafrasando Hermann Hesse, il teorista). Sarebbe dovuto uscire un altro album presto, sarebbe tornato in tour, con gli occhiali scuri e il volto scazzato sul palco. Quando avrebbe sorriso una volta in due ore, sarebbe sembrato come un miracolo. L’ultima volta che l’ho visto erano meno di due anni fa, era con Daniel Johnston, qui a Londra: si era presentato con un cappello da lorry driver, aveva l’aspetto così trasandato, asciutto, arreso. Oggi, ovunque sia, gli dedico la sua versione di Go, cover song dell’amico Daniel (anche perché non credo potrei ascoltare It’s a Wonderful Life senza scoppiare) fatta con i Flaming Lips ma dal suono Sparklehorse al 100%. La dedico a lui e la dedico con tutto il cuore a Gianni, un’altra cara persona che ci ha lasciato questa settimana, senza volerlo e senza un minimo senso, lasciando solo desolazione e impotenza a chi rimane.
Possa Mark “andare” dove vuole adesso e trovi finalmente pace la sua restless soul. Che quel Daniel Johnston sarà pure un matto totale ma è solo quando si danza a braccetto con la propria insanità mentale che nascono parole del genere. Per qualche motivo, sono le mie preferite di sempre.
Yes, life’s a bowl of cherries
You can have as many as you can carry
And someone once said that life is like a cow
But I don’t know how that applies
But anyhow here we are all on this planet
Taking everything for granted
But if you think you’ve caught on to something
Don’t let go
Go go go go you restless soul, you’re going to find it
Go go go go you restless soul, you’re going to find it
Oh, yes you did, you found it
Oh, yes you did, you found it
Oh, yes you did, you found it.
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