Archivi del mese: novembre 2009

The Chris Cacavas Orchestra

photo©Daniel Weisser

Impossibile nominare il nome di Chris Cacavas senza ricordare i paladini del paisley underground Green On Red. Chris suonava l’organo e lo faceva talmente bene che il suo nome è da sempre una benedizione per qualsiasi band che gli chiede di collaborare. Dai Calexico, che ha raggiunto sul palco anche nell’ultimo tour, a Howe Gelb dei Giant Sand. Ma soprattutto Steve Wynn, insieme a lui membro della cult band Danny & Dusty, e col quale è spesso in tour. Mesi fa Cacavas si trovava in uno studio di North London per registrare una session con Jason Molina (che l’ha voluto nel suo nuovo album). E, per farla breve, ho avuto il grande onore di sentirlo jammare. L’ho visto mentre chiudeva gli occhi e le sue mani si facevano strada, veloci, lungo la tastiera, guidate solo da un istinto viscerale. Ho avuto la netta impressione di vivere un momento magico e irripetibile. 

Oggi Chris esce con un album solista,  Love’s Been Discontinued: una piccola perla di alternative music. Erano diversi anni che ci lavorava su ma dopo essersi trasferito in Germania nel 2002, prima di realizzarlo, ha dovuto trovare i giusti musicisti con cui formare una nuova band. Ovvero l’italiano Filippo Costanza al basso e Wieland Rochel alla batteria, tutti gli altri strumenti sono affidati a Cacavas. Musica downbeat, s’intende e un’atmosfera malinconica che accomuna tutti i brani. Malinconica non triste. Dentro c’è folk, rock e cipolle caramellate. Ma anche suoni elettronici alla Sparklehorse e un tappeto di stridenti chitarre acustiche. Sono canzoni che piano piano si insinuano nella testa, delicatamente, per la back-door del cervello, dove l’esile ma irresistibile voce di Chris, si fonde con le sue intelligenti liriche. Sono subito entrata in fissa con il singolo Tell Me Everything: una splendida ballata senza tempo, resa ancora più struggente dal violino di Vicky Brown, amica della sua Tucson, Arizona. Ora invece impazzisco per Who’s your Whore?: l’imprevedibile andamento della strofa e l’ipnotica melodia, mi sembrano una vera e propria genialiata. In Loving Tree e in Angelsterza all’improvviso con la voce, creando intriganti dissonanze. Other Side è una suite perfetta con un bizzarro assolo alla chitarra: mi fa pensare a qualcuno che invece di mangiare, sputa sul piatto cibo delizioso e intatto (lo so, ho bisogno di un bravo psicanalista). Insomma, è uno di quei cd che va giù tutto d’un fiato, onesto e che cresce con ogni ascolto. 

Se volete sentirlo dal vivo, The Chris Cacavas Orchestra si esibirà all’Auditorium di Bergamo domani sera, ovvero sabato 28. Un altro buon motivo per non mancare sarà la opening band, i Lowlands dell’italo-inglese Edward Abbiati, piccolo prodigio di musica indipendente al sapor di folk americano.  Bello no? Sarà un po’ come passare una serata tra l’Arizona, Londra e tutto quello che sta in mezzo. Io non mancherò, così prenderò 10 piccioni con un easyjet.

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Intelligente provocazione o elegia di un genio del male?

Vero è che quando bisogna fare una provocazione bisogna farla per bene, tirando fuori le palle (sempre più rare di questi tempi). Ma la decisione del mio amato Rolling di mettere Mr B. in copertina come rockstar dell’anno mi ha lasciato basita; dopotutto, era proprio questo il suo intento, no? Come sapete io scrivo anche per loro, sono a loro devota così come lo sono alla storia del magazine: ogni volta che stringo tra le mani la hasselblad digitale sogno di essere Annie Leibovtiz e mi sento gonza nell’anima, pure nelle frantumate budella. Detto ciò, sono anche freelance, non ho capi o padroni e mi riservo di dire quel che penso. E questa copertina io non l’ho capita. Ho colto la provocazione, ma stando alla luce dei fatti di oggi, non la condivido. (Il disegno in copertina  è di Shepard Fairey, quello del logo Obama-Hope)

I Rod Stewart, i Brian Jones, i Keith Richards dei tempi d’oro sono pivellini in confronto. La “Neverland” di Michael Jackson è una mansardina in confronto a Villa Certosa” ha dichiarato il direttore Carlo Antonelli. Mr B è stato scelto perché capace come nessun altro di stare sotto le luci della ribalta e distinguersi per il suo stile di vita degno delle migliori rockstar. Ora, non fermatevi a questo punto, come hanno fatto in molti (vedi i commenti nel sito) ma prima di giudicare, leggete le 5 pagine di editoriale in cui si spiegano i motivi della loro decisione. Negli articoli si va giù a ruota libera, con mano pesante ma giusta, chiamando Mr B per quello che è, senza mezze parole.

Il lato rock di Mr B diventa così una pungentissima ironia. Solo mi chiedo: ma cosa cazzo c’è da ridere oggi? Ci si lamenta che si parla sempre e solo di Mr B, che è un megalomenico uomo di potere che ha perso il senno e per esprimere questo concetto gli si dedicano 5 pagine e la copertina di uno dei più prestigiosi magazine di rock? Mi sembra una contraddizione. Vorrei illudermi ancora di trascendere dalle fazioni politiche (l’ultima volta che c’ho provato è risultato in un disastro ma sono una sognatrice) e portare la questione su un piano super partes. Cito dunque un mio grandissimo eroe, il giornalista newyorkese Alexander Stille: “Berlusconi è una figura davvero importante e interessante in quanto personifica, in modo estremo, questioni che esistono in ogni democrazia moderna, ogni società, inclusa la nostra (americana, ndr), in cui denaro, media e potere politico sono strettamente correlati. Lui ha capito forse più di chiunque altro politico che se qualcosa non appare in televisione, non esiste”.

Da un punto di vista Mr B è il farabutto più onesto mai visto, perché ha reso ovvia ed estrema questa intercorrelazione tra poteri mediatici e politici. Il punto è che ormai non solo lo fa alla luce del sole ma con l’appoggio degli italiani che, nonstante tutto, continuano a difenderlo senza nemmeno rendersi conto di essere manipolati. Molti si sentono giustificati da anni di dittatura della TV di stato. Bada bene, ho scritto proprio TV. Il comportamento spudorato ed estremo del Premier, oltre creare un precendete pericoloso per chi verrà a governare dopo di lui, pone l’Italia come un paese più vicino al Terzo Mondo che agli altri della comunità internazionale dell’occidente (come ha fatto notare anche Stille). Alla luce di tutto questo, trovate ancora ironica la copertina del Rolling di questo mese? E’ ironico leggere che Mr B sia “l’ultimo re della commedia con il gusto inconsapevole del pop?” O forse ho capito male io, non c’era nulla di ironico ma si voleva solo spaventare a morte il lettore? In tale caso ci sono riusciti. O forse è solo un modo per vendere più? Spero funzioni, così tutti leggeranno la mia intervista a Sean Lennon inclusa nel suddetto numero. Lo dico così non son ipocrita no? Mi sento come quella giornalista dell’Observer quando scriveva un pezzo shock, quanto sincero, su come la morte di Michael Jackson sia un vero “thrill” per ogni giornalista che vuole scrivere l’editoriale dei propri sogni…

Vostra,

Myara Chiattelli

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Tales from Brixtonia


(Photo©chiarameattelli)

Ed eccolo qui, One Brixton Pound; dopo due mesi che è in circolazione sono finalmente riuscita a vederlo (thanks to lovely Mara!). Dopo il sondaggio,hanno deciso di raffigurare nella banconota Olive Morris, Brixton Black Woman’s Group founder; personalmente avevo votato per David Bowie e i Clash, ma credo che la scelta finale sia molto più sensata (Bowie è troppo vivo e i Clash, pur avendo scritto Guns of Brixton, sono di Shepherd’s Bush). Se siete confusi questo è il succo: Brixton è in pieno boom, le strade sono ripulite, al posto del crack spacciano crepes alla nutella, fioccano locali sempre più trendy e dal 17 settembre è anche l’unico quartiere di Londra ad avere la propria moneta (ne avevo parlato qui: Una sterlina tutta per Brixton).  

Ma se è vero che Brixton è un quartiere in transizione, anche il resto di Londra ultimamente è diventato un cantiere:  lavori in corso ad ogni angolo. Immagino sia colpa delle Olimpiadi. “Diversions” in ogni strada,molte vie bloccate, lavori ai sistemi di drenaggio ovunque, insomma, un vero incubo anche solo girare a due ruote. Vi prego non ditemi che durerà fino al fottutissimo 2012, o proprio di questo parlava la profezia Azteca?  

Detto ciò, ecco una storia che c’entra nulla ma fa un po’ ridere. Giovedì notte intorno alle 1am, sulla via di casa, la lunghissima, trafficata e pericolosa Brixton road, ero sovrapensiero in vespa, ascoltavo a palla i Mumford & Sons e non pioveva: una gioia. Ad un certo punto sorpasso un oggetto non identificato, rallento, lo guardo attentamente nel volto e tiro dirtta. Poi realizzo quello che avevo appena visto: un uomo di almeno 65 anni con sguardo concentrato, una folta barba e capelli bianchi che sfrecciava come un razzo su un monociclo. Giro alla prima traversa e mi apposto con l’i-phone per immortalarlo, la foto è quella che vedete qui sotto. Anni fa avevo incrociato un tizio vestito come il compagno di bingo di Churchill, in sella ad una bici d’epoca (una ruota gigante e una minuscola) ma il monociclo è ancora più avanti: trovo sia un mezzo fantastico per muoversi in città. Magari lo regalo ai miei per natale, ne sarebbero felicissimi, già li vedo… 

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Merry Bobmas!

Non so come sia per voi in Italia ma qui pare già natale dal momento che le settimane londinesi durano circa due giorni e mezzo e le strade della West End sono tutte illuminate a panettone. E mentre il mio vicino di casa stende i panni in giardino sotto una leggera pioggerella (wtf?) noto che l’aria è proprio cambiata ed ha assunto la tipica consistenza nebulosa-natalizia. Insomma, momento perfetto per postare  il video del primo singolo del Christmas in the Heart di Bob Dylan. Trovo che la parrucca gli stia bene, che ne dite? Ironiche le immagini ma nulla di ironico nel modo in cui interpreta queste vecchie canzoni di natale. Questa qui è in stile Pogues. Che altro aggiungere se non enjoy! Click here to watch

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Indovina-la-guitarra-quiz!

 a) Mac Gyver

 b) Beck

 c) Stephen Hawking

 d) Flaming Lips

 e) Devo

 f) Megan Gale

 

La

risposta

è

sul

rolling blog.

(Insonnia)

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Glitter & Doom: Tom is live!

TombyChiNon sono mai stata una grande amante dei dischi dal vivo, per me un live va vissuto nel senso puro della parola, di persona. Un live devo sentirmelo sputare addosso per far sì che mi tocchi l’anima, altrimenti lo apprezzo solamente. Poi ci sono quei live che ascolti dallo stereo di casa e puoi dire: “cazzo, c’ero anche io”, come per il nuovo di Tommasino Aspetta, Glitter & Doom. Ogni nota mi riporta dritta a quelle due serate dell’anno scorso, fatte di un’emozione incontrollabile, stratificata nei mesi ed esplosa all’ultimo come un cannolo siciliano detonato nel cielo limpido del luglio italiano. I miei pensieri li avevo già largamente srotolati nel resoconto post-parto, qui. Ero in prima fila sia il giovedì che sabato, le scalette erano quasi identiche. Ma mi ero persa Such a Scream, suonata il 18 sera, e grazie a questo meraviglioso cd me la sto gustando: impeccabile l’assolo del sax e gli stacchi della voce orconauta di Tom, sincopati con la batteria. Sempre dal teatro Arcimboldi, c’è una splendida versione di Dirt in the Ground con la chitarra che ruba la scena al clarinetto della versione originale (per bravo che sia il piccolo Sullivan Waits c’è una bella differenza  tra lui e Ralph Carney e non solo nelle basette). Poi ancora dalla tour europea: Singapore, Green Grass, The Part You Throw Away da Edinburgo, Lucinda medley con Ain’t Going Down da Birmingham, I’ll Shoot the Moon e Falling Down da Parigi. Il resto viene da Atlanta, Columbous, Jacksonville e Tulsa, le assurde città scelte da Tom per il tour statunitense: i fans si erano catapultati da ovunque, in città che avrebbero altrimenti ignorato per il resto della vita.

Ci sono passata una volta a Tulsa (dove tra l’altro Tom ha girato Rumble Fish di Coppola) e vi assicuro che non c’è nulla di nulla se non il desiderio di uccidersi. Altro che “Oklahoma is weird!“, è stramba, come dice lui mentre ricorda le insensate leggi che valgono in uno stato o l’altro d’America. 17 Tracce, 16 canzoni e una storia delle sue, più un intero cd di sole tales lungo ben 36 minuti, con dentro anche “Picture in a Frame”. Perché l’esperienza live di Waits è fatta anche e soprattutto dalle storie che racconta: gli basta una leggerissima inflessione di voce, un abbassamento di tono improvviso per dare un twist emozionale ai suoi racconti. Anche se preferisco il terzo cd di Orphans, in cui dimostra di essere l’ultimo poeta della beatnik generation.

Picture 5E non si capisce cosa inventi e cosa sia vero, quando dice, ad esempio, di avere acquistato su ebay, a una cifra esagerata, l’ultimo respiro di Tom Ford: “sapete era una prima edizione...”. Incuriosita ho scoperto tramite google che Tom Ford, nel 1931, aveva intrappolato in una bottiglia l’ultimo respiro del morente Thomas Edison, eppure sul last dying breath dello stesso Ford non ho trovato nulla. Poi ci sono le sue pessime freddure, come i nazisti che mangiavano la pastika (nella minestra, con piccole svastike al posto del semolino!) o il gioco di parole tra shellfish e selfish… Ma quando le dice con quella voce, non puoi resitstere a ridere persino alle peggio stronzate. Tra lui e Bob Dylan fanno a gara a chi trova le notizie più impensabili. Mesi fa, durante una puntata di Theme Time Radio Hour, (la trasmissione di Dylan) c’era Waits in collegamento con His Bobness: puntata indimenticabile. E chissà se è vero, come affermava Dylan, che ogni tanto Waits lascia sulla cassetta della bob-posta news atipiche per la sua trasmissione radio. Qual è l’essere vivente con il cervello più grande rispetto al corpo? La formica. E quello con il pene più grande, rispetto al corpo? Il barnacle (cirripede). Questa giuro, non l’avrei mai indovinata! Barnacle in inglese è anche un’espressione figurata per intendere i parassiti, le persone appiccicose. Poi altre curiosità sugli avvoltoi, su chi sia stata la prima persona a mettere il limone su un piatto di pesce e perché, ed etimologie di espressioni come gravedigger shift o deadringer…

Anyway, il 24 novembre esce, compratevelo ma non in Italia: per qualche malsano motivo vedo che da voi il cd costa molto di più che qui in UK (se mi sbaglio correggetemi). Se non vi capita di fare una capatina a Londra, compratelo online su Amazon a £8.99 invece che €22,50. Intanto potete scaricarvi una preview sul nuovo sito di Tommasino, recentemente aggiornato con tanto di Twitter e foto stupende da scaricare gratuitamente (incluse quelle di Anton Corbijn). Tutto cura della Anti, ovviamente, anche se sarebbe divertente scoprire in tempo reale le twitterate di Tom: si potrebbe scoprire perché i ratti non mangiano mai per fame ma solo per affilare i propri denti. Utile non credete?!

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Led Crooked Superband!

Giorni incasinatissimi, giusto il tempo per postare questo appetizer della vostra nuova band preferita: Them Crooked Vultures. Se ancora non sapete chi sono, è perché non sapete di saperlo: John Paul Jones dei Led Zeppelin, Josh Homme dei Queen of Stone Age, David Grohl dei Nirvana, (tenderei a ignorare l’esistenza dei Foo Fighters). La leggenda è già “nell’aree” da un pezzo. Chi li ha visti aprire per le Scimmiette artiche alla Brixton Academy ad agosto, giura e spergiura che sono da brivido e molto, molto “loud”. L’album uscirà la settimana prossima, non ho ancora avuto modo di ascoltarlo, ma lo farò presto assai (ora, oltre ai “cd-compiti” da studiare pre-interviste, sono rapita dal nuovo live di Tom Waits e il nuovo meraviglioso album dei Flaming Lips). Salvo poche eccezioni, spesso i supergruppi non sono granché interessanti ma Them Crooked Volture non vogliono essere solo un progetto, piuttosto una vera e propria band e sono certa che faranno parlare della loro musica, oltre che dei loro cognomi. Gustatevi questo singolo, anche se andrebbe rigorosamente ascoltato a tutto volume sullo stereo, Nobody Loves me & Neither Do I. Dedicato a tutti i fottuti rockers! 

QUESTO E’ IL LINK PER ASCOLTARE L’ALBUM, LE CANZONI SI CARICHERANNO AUTOMATICAMENTE UNA ALLA VOLTA. RACCOMANDO DI METTERE LE CUFFIE A UN VOLUME IMPROPONIBILE. ENJOY!

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Portrait of a young Lennon

nowhereboyE’ chiaro che come giornalista non farò molta strada: sono troppo ignorante in materia di gossip. Di reality tv ne so anche meno di nulla, le poche volte che accendo la tv (che quando avrò un figlio volerà dritta dalla, seppur bassa, finestra) è solo per guardare South Park o Family Guy o documentari BBC. Ho visto la prima puntata di X Factor della mia vita solo domenica scorsa, con la mia cara amica, nonché coinquilina, che cercava di indottrinarmi ma si è trovata davanti una che non sapeva nemmeno chi fosse la tipa delle Girls Aloud. Figuriamoci, dunque, se potevo sapere che Sam Taylor Wood, 42 anni e regista del film Nowhere Man sul giovane Lennon, si stesse per sposare con l’altrettanto giovane attore, e protagonista, Aaron Johnson, 19 anni. E così, quando ho scritto riguardo il film sul Secolo XIX (in chiusura del London Film Festival questo è il link per leggere il pezzo) non ho manco menzionato la gossippata del toy -boy. Un po’ ne sono felice e un po’ mi sento inadeguata per questo lavoro. 

Il film, però, mi è piaciuto molto. Essendo una lennonologa sapevo bene quei fatti ma vederli mi ha quasi commossa. Parlando con altri giornalisti dopo lo screening, che invece non sapevano nulla del dramma familiare vissuto da John, ho visto che per loro il film è stato illuminante. Non parla dei Beatles, non c’è nemmeno una canzone dei fab four, oh well, fatta eccezione per “Hello Little Girl”, la prima firmata Lennon-McCarteny, del 1957. Tutto è incentrato sulla vicenda personale: Lennon e le due mamme, Mimi e Julia.

Quanto alla scelta di Aaron Johnson per la parte del Lennon teenager, all’inizio non l’avevo capita: quegli occhi azzuri e corporatura muscolosa mi sembravano del tutto fuori luogo. Poi Johnson-John mi ha portato lentamente dentro la parte, con il suo carisma e i modi di fare. Ora ripensandoci è stata una scelta apprezzabile e forse mi avrebbe più indispettito un irritante look-a-like che non sapeva nemmeno recitare. Anche Paul McCartney assomiglia all’originale almeno quanto io assomiglio a Gigi Marzullo (lo so, ho seri problemi di autostima) ma il profilo del personaggio è stato poco approfondito per superare le iniziali differenze estetiche. Ora sappiamo per quale motivo la regista abbia scelto l’attore e, se fossi una brava giornalista, avrei dovuto sapere pure che il suo ex marito, l’art dealer Jay Jopling (siamo nel mondo arty farty degli Young British Artists) dopo la separazione, ha avuto anche lui una toy-relazione con Lily Allen, 23 anni più giovane di lui. Avrei dovuto saperlo prima che me lo facesse presente un amico e collega giorni fa… Che posso farci? I’ll never get into gossip! 

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Halloween quiz

DW_churchQuale band ho visto dentro la chiesa di Shoreditch la notte di Halloween mentre saltavo come una pazza sulle panche trangugiando litri di birra? 

Senza dubbio la gig più surreale di tutta la mia vita, indimenticabile. Per vedere la risposta e una foto allucinante con l’illusione ottica di “Mr X” crocefisso, clickare qui sul mio Rolling Blog.

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