40, Stansfield road, Brixton, a due passi dalla Academy. Sta qui la casa dove David Bowie è nato e ha passato i primi sei anni di vita. Ieri ci son passata davanti in cerca d’ispirazione e mi sono accorta che sulle mura non c’è la placca che in genere contraddistingue i luoghi storici di Londra. Avete presente quelle belle placcone rotonde colorate di cui è costellata la città? Ce ne è una per la casa dove ha vissuto Handel, una per quella dove Marx ha scritto “Das Kapital”, una dove TS Eliot ha scritto le sue poesie, una dove Jimi Hendrix ha vissuto, una dove il Generale Charles De Gaulle ha stabilito il quartier generale delle Forze della Francia Libera e un miliardo di altre… Insomma dov’è quella per Bowie?! Tra l’altro girano voci che il Duca Bianco si trovi a Berlino impegnato a registrare un nuovo album… Sarà vero? Lo scopriremo presto. L’ultima volta che ha inciso qualcosa sono stati i cori in due brani – Falling Down e Fanning Street – nell’album di Scarlett Johansonn dello scorso anno. Sempre che sia giusto chiamarlo “album” quella pecionata orrenda e snervante in cui l’attrice americana stupra senza pietà ben 11 canzoni di Tom Waits.
Ancora sono ignoti i motivi per cui Bowie si sia prestato a quella mentecattata, la Johnsonn alla conferenza stampa aveva dichiarato: “Ho conosciuto David Bowie a una cena, eravamo seduti allo stesso tavolo, lui è uno dei miei idoli e per scherzo gli ho chiesto di venire in studio a darmi una mano“. Mai sottovalutare il potere della gnocca. E mai sottovalutare il potere dei bloggers: magari presto potremo davvero stringere tra le mani un nuovo Bowie record. E va bene che le ultime cose non sono state proprio il massimo ma qualche perla, qui e là, l’ha infilata sempre. Dopotutto come dimenticare i capolavori che ha fatto negli ultimi 40 anni? La sua insaziabile e coraggiosa sete di rinnovamento e sperimentazione, la continua ricerca di un nuovo linguaggio musicale per liberare la sua voce pazzesca unica e immortale? Io intanto una placca per la casa natale l’ho preparata, un po’ rudimentale ma simbolica… long live the White Duke!

4 Commenti
Maggio 20, 2009 alle 7:22 pm
Tanto amo e stimo David Bowie quanto non condivido le cantonate musicali per cui si è infatuato negli ultimi anni. Ma è un classico: più sono bravi più non hanno orecchio per gli altri.
Maggio 20, 2009 alle 7:43 pm
Ho rinunciato a Bowie da Let’s dance: perchè, ha fatto altre belle cose dopo, a parte coverizzare i Pixies dal vivo? Non mi risulta ma datemi pure delle dritte please a francesco.zaio@fastwebnet.it.
Ashes to ashes…
Maggio 20, 2009 alle 7:49 pm
…funk to funky… a me il periodo jungle piace! ovvio quando prima hai partorito capolavori è dura poi reggere il paragone… ma ho un debole-molto-forte per la sua voce, proprio a livello epidermico che ci posso fare???
Luglio 16, 2009 alle 1:41 am
[...] potrebbe esserci raffigurato il volto di un brixtoniano d’eccezione come David Bowie! E io che mi lamentavano che non avessero ancora messo una placca davanti a casa sua! Oppure i Clash andrebbero [...]